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di Elisa Forte

La Stampa, 17 ottobre 2025

Il papà di Giulia boccia l’emendamento della Lega: “I ragazzi chiedono strumenti per capire”. Un emendamento della Lega produce uno stop all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole medie. La Fondazione Cecchettin lo giudica “un passo indietro grave e culturalmente pericoloso”. Stando così le cose, il ddl Valditara stabilisce che l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie non si farà e alle Superiori si potrà insegnare solo con il consenso dei genitori.

A gennaio, Gino, papà di Giulia, uccisa dall’ex fidanzato nel 2023, è stato ricevuto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Hanno firmato un protocollo “per definire azioni per contrastare la violenza contro le donne, a partire dalle scuole”. “Lavoreremo insieme. Questo tema è troppo importante per essere strumentalizzato”, aveva sottolineato il ministro. Ora la Fondazione Giulia Cecchettin chiede che “il Parlamento corregga questa rotta”.

L’educazione sessuo-affettiva è un tema ideologico?

“No, è una questione di prevenzione e di civiltà. I ragazzi non chiedono lezioni di morale, ma strumenti per capire se stessi e gli altri. E questo non si insegna con il divieto o con la paura, ma con la fiducia e con l’educazione condivisa tra scuola e famiglia. Se vogliamo combattere la violenza, dobbiamo avere il coraggio di parlare di affettività prima che diventi cronaca”.

Quali sono le conseguenze concrete che rischiamo di vedere nelle scuole medie se questo limite rimane?

“I ragazzi continueranno a imparare nel modo peggiore. Alle superiori, quando molti comportamenti sono già formati, rischiamo di arrivare troppo tardi. Se la scuola non offre uno spazio sicuro per parlare di affettività, di rispetto, di emozioni e di corpo, i ragazzi cercheranno risposte altrove: su internet, sui social, nelle serie Tv, dove troppo spesso l’amore viene confuso con il possesso. Lì imparano senza filtri, senza guida”.

La Fondazione Giulia Cecchettin ha festeggiato il primo anno di vita: quali sono i vostri progetti?

“Abbiamo sostenuto e dato visibilità a molti percorsi già attivi. Ora stiamo compiendo un altro passo: in collaborazione con l’Università di Firenze, abbiamo avviato un progetto di formazione dedicato agli insegnanti della scuola primaria, per offrire loro strumenti pedagogici e psicologici per introdurre in classe i temi dell’affettività, del rispetto e delle relazioni”.

“La violenza contro le donne è anche un problema degli uomini che devono cambiare”, sostiene nei suoi incontri. Succede?

“Sì, qualcosa sta cambiando, anche se lentamente. Sempre più uomini partecipano agli incontri, ascoltano, fanno domande. Cominciano a capire che non si tratta di fare la guerra ai maschi, ma di mettere in discussione la mascolinità tossica. Il cambiamento vero avverrà quando gli uomini sentiranno che questo percorso non toglie nulla, ma libera”.

Tra le ragazze e i ragazzi quali sono le domande più frequenti?

“Vogliono capire come ci si può comportare quando vedono episodi di violenza, come realizzare che la violenza è presente e cosa possono fare loro per essere attori in questo processo e non solo spettatori”.

Cara Giulia è il titolo del suo libro (Rizzoli). Se dovesse scrivere un lettera a Giulia cosa le direbbe?

“Che da sola sta cambiando tantissimo, che le sono grato per quello che mi ha insegnato, e che continuerò ad amarla come ho sempre fatto”.

Un murale dedicato a Giulia è stato realizzato dagli studenti del primo liceo Artistico di Torino. Cosa ha provato nel vedere quest’opera?

“È stato un momento molto intenso. Tutte le bozze che i ragazzi avevano realizzato erano bellissime: sceglierne una è stato difficile, perché ognuna raccontava Giulia in modo diverso, ma sempre con grande rispetto e sensibilità. Quando ho visto il murale finito, ho provato una profonda gratitudine. È un segno che Giulia continua a parlare ai ragazzi, e che la sua storia è diventata seme di bellezza e di riflessione”.

Un’intera classe guidata dal professor Davide Alonge ha disegnato 27 bozzetti per la sua Giulia: cosa vuol dire a questi giovani?

“Grazie, davvero. Hanno messo nei loro disegni una sensibilità e una profondità che mi hanno toccato molto. Se Giulia potesse vederli, sono certo che sarebbe orgogliosa di loro”.

Il murale sarà inaugurato lunedì: è uno dei progetti del festival Women & The City 2025 subito accolto dal sindaco Stefano Lo Russo e dall’assessora all’Istruzione Carlotta Salerno. Cosa possono fare gli amministratori locali?

“Hanno un ruolo fondamentale. Possono creare spazi, sostenere progetti educativi, dare continuità alle iniziative che nascono dal territorio. Dico a chi amministra: lavoriamo insieme, senza bandiere politiche, perché la lotta alla violenza non è un tema di parte, ma un dovere comune”.