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di Marta Serafini

Corriere della Sera, 9 settembre 2022

“La guerra ha il tratto di Guernica: visi sfigurati dalla disperazione, paura, corpi straziati, la madre che tiene il figlio senza vita tra le braccia e maledice il mondo. Quante donne ho visto abbandonarsi alla disperazione per un figlio ucciso”. Sono le parole che Gino Strada ci lascia in eredità nel suo ultimo libro, pubblicato da Feltrinelli e curato dalla moglie Simonetta Gola, responsabile della comunicazione di Emergency,Una persona alla volta. È questo il titolo che hai scelto... “Era il modo di Gino di cambiare il mondo. Lui curava la persona che si trovava di fronte. Ma poi avanzava una domanda politica: cosa posso fare per prevenire la situazione di tanti nelle stesse condizioni? Il suo era un approccio politico: rivendicava i diritti per tutti, a partire da quello della salute”.

Cosa avrebbe detto di questa guerra?

“È difficile rispondere a questa domanda. Il conflitto in Ucraina è diverso da quelli del passato più recente, perché vede due eserciti contrapposti. Ma Gino non distingueva più tra guerra e guerra. Andava dritto alla questione essenziale, il corpo delle vittime, alla differenza tra l’essere vivi e l’essere morti. E se la guerra è causa di morte sia per i civili che per i militari, l’approdo è il pensiero di Einstein, quando sostiene che la guerra non può essere umanizzata ma solo abolita”.

È possibile trovare una cura a questo male?

“È difficile farlo quando la guerra è iniziata perché quando ormai è in corso troppi aspetti sfuggono al controllo. Andrebbe iniziato un ragionamento su come prevenirla”.

Ossia?

“Faccio un esempio. L’Italia ha abolito la pena di morte a differenza di altri Paesi. Significa che ha trovato un altro modo di punire e sancire che lo stato non intende usare la violenza fisica per punire un reato, per quanto grave. Non significa che non voglia affrontare il problema dei crimini più efferati, ma che ha cercato un’altra soluzione. Potremmo fare lo stesso per la guerra”.

Settimana scorsa Emergency ha annunciato il varo di una nave per i migranti nel Mediterraneo. È un messaggio politico?

“No, è il risultato di un progetto cui Gino teneva moltissimo e che ha richiesto un lungo lavoro di preparazione, iniziato quando lui era ancora vivo. Rimane il valore politico del progetto: salvare vite umane invece di lasciarle affogare”.