di Alberto Gentili
huffingtonpost.it, 25 novembre 2023
Intervista con il deputato di Forza Italia: “La separazione delle carriere è un architrave del programma, va fatta e bene. L’elezione diretta del premier ha due punti deboli: la norma antiribaltone e il premio di maggioranza. Lo sa anche Meloni”.
Giorgio Mulè, lei è un bastian contrario, uno che le cose di solito le cose le dice in faccia. Sia sincero, che aria tira nella maggioranza? Giorgia Meloni, dopo gli strepiti di qualche settimana alla Camera, ha perso le staffe anche ieri in Senato...
La Meloni quando sale sul ring parlamentare, che è poi quello che più ha frequentato da esponente dell’opposizione, ritrova la grinta - che qualcuno scambia per aggressività - che le è propria. Anche l’uso degli avverbi, come “sommessamente”, appartiene alla Meloni “animale” di aula parlamentare. Ma è normale. Nessun problema.
Nessun nervosismo, sicuro?
Per quel che ne so tutto fila liscio. La mia parte politica non mi riporta notizie di frizioni o di scontri sotterranei. Ma di normale dialettica, come dicono quelli bravi, all’interno della maggioranza.
Però le cose per voi non si stanno mettendo bene. Meloni e Fratelli d’Italia accelerano come pazzi sulla riforma del premierato. Lo stesso fa Salvini con l’autonomia. Forza Italia invece dovrà aspettare a lungo per la riforma della giustizia...
Se sulle riforme si fa il gioco della lepre si rischia di finire impallinati. Le riforme vanno fatte bene, non vince chi arriva primo. Noi chiediamo che la riforma della giustizia con la separazione delle carriere - un architrave del programma del centrodestra al pari dell’ex presidenzialismo, ora premierato, e dell’autonomia differenziata - abbia la stessa dignità. E non perché lo chiede Forza Italia, ma perché è necessaria, ne ha bisogno il Paese. Cambiare la giustizia, renderla più efficiente, vale più di 2 punti di Pil: 35-36 miliardi di euro. Perciò, per una questione di logica, la riforma della giustizia deve arrivare al più presto al traguardo.
Eppure è finita in coda al vagone. Meloni e Salvini hanno deciso: la giustizia verrà dopo il premierato e l’autonomia, anche per scongiurare un ingorgo referendario...
È un errore. La riforma della giustizia non deve dare la precedenza alle altre, anche perché del dossier si discute da decenni ed è sufficientemente approfondito. Sono certo che le sensibilità comuni all’interno della maggioranza su questo tema faranno in modo che la giustizia non arrivi terza e ultima. Di sicuro non esiste un diritto di precedenza a... destra ed è altrettanto sicuro che la giustizia non finirà su un binario morto.
Le piace il premierato come è stato scritto? Appare come un gran pasticcio...
Anche Fratelli d’Italia sa bene che il testo andrà cambiato. La norma anti-ribaltone e la soglia di accesso al premio di maggioranza sono state criticate pure da Alberto Balboni, il presidente della Commissione affari costituzionali del Senato che è di FdI. Va stabilito che può governare solo chi è stato eletto dai cittadini, e vanno evitate le porte girevoli per entrare in maggioranza dopo il voto. Il trasformismo è inaccettabile. Inoltre la soglia per avere il premio di maggioranza deve essere compresa in una forbice tra il 35 e il 40%.
Non sarebbe meglio, visto che di fatto lo scontro con il Quirinale è già innescato, tornare al presidenzialismo?
Il presidenzialismo è storicamente l’alfa delle riforme che chiedeva Silvio Berlusconi, dunque sfonda una porta aperta. Il premierato è una mano tesa all’opposizione offerta dal ministro Casellati, tant’è che pezzi della minoranza sono pronti a discuterne. Comunque la bozza è una base di partenza, ci si può lavorare e ragionare.
Meloni dice che il referendum confermativo non comporterà rischi per il governo. Concorda?
Sì, se il governo non farà l’errore di appropriarsi della riforma. Nessuno dovrà mettere la bandiera su un provvedimento che deve essere terzo, deve essere del Parlamento.
Sulla legge di bilancio c’è un po’ di agitazione. La Lega ha tentato di modificarla, poi ha frenato e il suo collega di partito Claudio Lotito è affetto dalla stessa tentazione. Pensa sia giusto blindare la manovra?
Usciamo dalla propaganda: la manovra è già stata modificata. Alcuni punti come la cedolare secca, le pensioni dei medici, il superbonus, il bonus per lo psicologo - tutte questioni sollevate da Forza Italia - sono stati già oggetto di revisione e verranno inseriti nel maxi-emendamento che presenterà il governo. E altri aspetti ancora da ritoccare saranno modificati con la lima, non con lo scalpello. Dunque non serve Lotito che fa il Don Chisciotte della manovra. È già tutto concordato.
Come finirà sul Mes? Sospendere alla Camera il voto sul “sì” alla riforma del fondo salva-Stati non sembra utile per incassare un patto di stabilità più morbido e flessibile...
Vedremo. Ritengo invece che sia utile la “logica a pacchetto”. Non è un ricatto, non è la pistola messa sul tavolo. Sono certo che con la sponda di Parigi e Madrid avremo il giusto patto di stabilità e che il “sì” al Mes arriverà con una formula che preveda un passaggio rafforzato in Parlamento nel caso fosse necessario attingere al Fondo.
Dopo le elezioni europee di giugno, spera in una riedizione della maggioranza con socialisti, liberali e popolari? Oppure meglio, se i numeri lo consentiranno, una maggioranza con i conservatori di Meloni che escluda i socialisti?
Spero soprattutto in una maggioranza forte con il Ppe forte. Mi troverei più a mio agio con una parte dei conservatori europei. Certamente non potrei mai accettare di entrare in un governo a Bruxelles sostenuto da Le Pen, dall’olandese Wilders e dall’ultradestra tedesca di Afd. Tutto dipende dal risultato che avrà il Ppe.
Per avere il Ppe un buon risultato, Forza Italia dovrebbe brillare. Difficile senza Berlusconi...
Forza Italia vive nel nome del suo fondatore. E senza Berlusconi stiamo dando prova di essere un partito vivo e radicato. I sondaggi ci danno in risalita. Vediamo dove arriviamo, credo anche in un risultato a doppia cifra.
Doppia cifra vuol dire oltre il 10%. Non pensa di essere troppo ambizioso?
Chi non è ambizioso in politica è destinato a morire. Diciamo che la mia è un’ambizione... ragionevole.
Si apre anche la partita per le elezioni regionali. Meloni ora vuole la Sardegna e nel 2025 il Veneto. Le avrà?
Sul territorio non può valere la legge del più forte. Parto dalla lezione di Berlusconi: quando la Lega stava al 4% le confermò la guida della Lombardia. Qui non si tratta di essere buoni e caritatevoli, ma di essere maturi e ragionevoli: dove la coalizione ha dimostrato di essere vincente, come in Basilicata, è meglio confermare i governatori uscenti. Dove rischia, si cambi. Zaia? Ha il problema del terzo mandato, ma il leghista è così radicato in Veneto, ha un consenso talmente enorme e vasto, che sarà lui a indicare il candidato che rappresenterà al meglio il centrodestra. Guai a non affidarsi all’esperienza e alla capacità di Zaia.
Tra le bandiere elettorali di Meloni c’è la delocalizzazione dei migranti in Albania. Pensa sia una pratica accettabile?
Sì. Credo che vada adottata anche in Tunisia, Libia e in altri Paesi del Nord Africa, con campi gestiti direttamente dagli italiani. Così avremo le giuste garanzie a favore dei migranti e si allenterebbe la pressione sui nostri territori.
Cosa succede dentro Forza Italia in Senato? Quale significato ha lo scambio tra Gasparri e Ronzulli tra la vicepresidenza di palazzo Madama e il ruolo di capogruppo?
Un normale avvicendamento. Nessuna congiura. Fin dall’estate scorsa Ronzulli voleva essere avvicendata e cambiare ruolo. E non c’è alcun imbarazzo, da quel che so, per la puntata di Report di domenica prossima su Gasparri.
Ultima domanda: lei avrebbe fatto fermare il treno a Ciampino come ha fatto il ministro Lollobrigida?
Se Lollobrigida avesse avuto l’Air-force di Renzi non avrebbe avuto quel problema. Fuori di battuta: non ho trovato dal punto di vista istituzionale una forzatura, dietro quella fermata a Ciampino non c’è la logica del “lei non sa chi sono io”. Dunque non mi sento di scagliare il binario sulla testa di Lollobrigida. E poi chi è senza peccato scagli la prima traversina.










