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Avvenire, 25 luglio 2019

 

Non c'è un divieto di lettura, rispetto ad alcuni quotidiani, (Avvenire compreso), per i detenuti in regime carcerario di "41 bis". La precisazione arriva dal magistrato Roberto Calogero Piscitello, a capo della Direzione generale detenuti e trattamento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che definisce "una tempesta in un bicchier d'acqua, innescata da un'interpretazione restrittiva del direttore del penitenziario" la vicenda relativa al divieto imposto nel carcere di Bancali (Sassari) a un recluso in regime di "41bis" di poter leggere un quotidiano sardo, perché non rientrava nell'elenco dei giornali inclusi in una circolare varata nel 2017 dal ministero di Giustizia, innescata da un'interpretazione restrittiva del direttore di quel penitenziario".

Il detenuto Domenico Gallico, di origine calabrese e ristretto al 41bis a Bancali, ha sporto reclamo e il tribunale di sorveglianza di Sassari gli ha dato ragione, stabilendo come l'unico divieto da rispettare sia quello relativo alla stampa locale dell'area geografica di appartenenza del recluso (di modo che, ad esempio, un boss calabrese, campano o siciliano non possa essere informato su vicende di cronaca esterne relative al suo territorio).

La vicenda è stata resa nota dal quotidiano Il Dubbio, che ha riportato la decisione del giudice di sorveglianza. Secondo il tribunale, non consentire a Gallico l'acquisto di giornali della Sardegna ha leso il suo diritto costituzionale a informarsi. Tutto nasce da una circolare del Dap, varata nel 2017 e che contiene, fra l'altro, una tabella che elenca, uno per uno, i quotidiani e le riviste consentite a chi è in carcere in regime di "41bis", non includendo tuttavia diverse testate a diffusione nazionale (fra cui Il Mattino, il Foglio, il Manifesto, il Dubbio e anche Avvenire).

Piscitello, che nel 2017 ha scritto quella Circolare, puntualizza: "Non c'era e non c'è alcuna ragione discriminatoria o censoria. Per redigere quell'elenco, abbiamo acquisito i dati su tutti i giornali richiesti dai reclusi al 41bis dagli anni Novanta. E abbiamo inserito quelle testate nell'elenco, che non è da intendersi in senso restrittivo: i giornali assenti non sono esclusi, semplicemente fino a quel momento non erano stati mai richiesti". Nulla impedisce che lo siano in futuro, insomma, Avvenire compreso? "Certamente".