di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 3 dicembre 2025
La marcia dei diritti. Ogni giorno i partecipanti percorrono un minimo di dodici chilometri a piedi e spesso sotto la pioggia. “Raggiungiamo a Chiusi la marcia del dolore. Sono i ciechi civili partiti da Firenze e diretti a Roma. Hanno scritto sui cartelli ciò che chiedono. Alla partenza erano poche decine, ora sono già più di cento. Per le svolte giovani ragazze li accompagnano, qualcuno ha regalato scarpe ai camminanti. Ostacoli attraversano la via ma loro hanno detto “non conosceremo ostacoli”. Ogni giorno percorrono un minimo di dodici chilometri a piedi e spesso sotto la pioggia, alcuni si coprono con i cartelli delle richieste, se esse saranno accolte tutti saranno al riparo delle umiliazioni e degli stenti. Vogliono una pensione dignitosa riscuotibile alla Posta con libretto personale, come già avviene in altri paesi. Alzano gli occhi, qualcuno li ha avvertiti: “Siete davanti al duomo di Orvieto”. A Roma la meta è il Parlamento, sanno che i ciechi inglesi con una marcia a Londra han fatto migliorare la legge. Montecitorio, essi dicono, non sarà da meno di Westminster.
Basterebbero quel video dell’Istituto Luce del 20 maggio 1954, quei cartelli che dicevano “Abbiamo anche noi diritto alla vita” e vari titoli dei giornali del dopoguerra (su tutti: “Gazzarra alla camera per la manifestazione degli invalidi”, nel ‘61) a ricordare come i disabili abbiano impiegato decenni per ottenere alcuni riconoscimenti che oggi, in una società molto più anziana (da 30 a quasi 47 anni di età media) ci sembrano il minimo del minimo. Eppure, trentatré anni dopo l’istituzione da parte dell’Onu del 3 dicembre, oggi, come Giornata internazionale delle persone con disabilità, restano ancora un mistero le ragioni che spingono larga parte della politica, con l’eccezione di Sergio Mattarella (non a caso ha 84 anni) a ragionare sul tema come Josif Stalin quando nel 1935 chiedeva ironico all’allora premier francese Pierre Leval perché mai dovesse preoccuparsi delle opinioni del Vaticano: “Quante divisioni ha il Papa?”
Un’idea di quanto possa pesare una rivolta morale, a dire il vero, si è già vista. Pochi anni fa, a Palermo. Quando un gruppo di disabili, in testa i più gravi, esasperati dai ritardi e appoggiati dalle Iene e da Pif, Fiorello e Jovanotti, fecero scoppiare il bubbone della mancata assistenza ai “figli d’un dio minore” manifestando davanti alla Presidenza della Regione siciliana. Ricordate? Dopo un drammatico confronto con l’allora presidente Rosario Crocetta i soldi saltarono fuori. E ti chiedi: perché non prima?










