di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 25 marzo 2026
Era stata istituita in memoria dell’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero, ammazzato il 24 marzo 1980 per il suo impegno in difesa dei Diritti umani. Ma la Giornata mondiale per il diritto alla verità moltiplica il suo significato in questa epoca di realtà distorta e fake news. Appello dei docenti universitari: “Serve un’alleanza tra educazione, istituzioni, media”. La “Giornata internazionale per il diritto alla verità sulle gravi violazioni dei diritti umani e per la dignità delle vittime” - questo il titolo completo - è stata indetta dalle Nazioni Unite nel 2010 e si celebra in tutto il mondo il 24 marzo di ogni anno.
È l’anniversario dell’omicidio dell’arcivescovo di San Salvador Óscar Romero, assassinato da un cecchino nel 1980 per il suo impegno radicale contro le violazioni dei diritti umani in America Latina, e per questo beatificato da papa Francesco nel 2018. L’assemblea generale dell’Onu, con la sua iniziativa, aveva inteso elevare a “diritto inalienabile” di ogni individuo il diritto a “conoscere la verità sulle violazioni dei diritti umani. Dal che derivava - o sarebbe dovuto derivare - il divere di ogni Stato e rendere effettivo tale diritto nel proprio ordinamento giuridico.
Oggi, viceversa, è il concetto stesso di “verità” a essere diventato opinabile. Spesso per responsabilità o con la complicità diretta di coloro che gli Stati li governano. Per carità, niente di nuovo: il premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello scrisse Così è (se vi pare) nel 1917 e al ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels è stata attribuita mille volte la frase “ripetete una bugia mille volte a diventerà la verità”, la qual cosa è un’ovvia verità salvo il fatto che Goebbels pare non averla mai detta se non in una forma diversa e non come prassi da rivendicare ma come accusa rivolta ai nemici di allora: “Gli inglesi - questa la citazione tradotta - seguono il principio secondo cui se menti, menti completamente, e soprattutto resta coerente con la tua menzogna”. L’evoluzione della specie, piuttosto, è che neanche essere coerenti con la propria menzogna è più necessario: Trump - o chiunque - può dire una cosa oggi e domani il contrario, il “tempo massimo di attenzione consecutiva” che un individuo medio della società occidentale dedica allo stesso oggetto è sceso in vent’anni da due minuti a pochi secondi e nessuno si ricorderà domani qualsiasi cosa abbia letto su un social ieri. Per questo ha senso non smettere di proclamarlo almeno a parole, il Diritto alla verità.
Di qui la presa di posizione del Coordinamento nazionale docenti delle discipline dei diritti umani per richiamare “l’attenzione della comunità educante, delle istituzioni e dell’opinione pubblica su una delle questioni più complesse e urgenti del nostro tempo: il diritto alla verità come fondamento irrinunciabile di ogni ordinamento democratico autentico”. “In un contesto globale attraversato da conflitti, narrazioni distorte e progressiva erosione della fiducia nelle fonti informative - sottolinea una nota del Coordinamento diffusa dal presidente Romano Pesavento - la verità non rappresenta soltanto un valore etico, ma una vera e propria infrastruttura civile, senza la quale il patto sociale si indebolisce e la giustizia perde consistenza”.
E la nota prosegue: “Nel contesto contemporaneo, segnato dalla rapidità dei flussi informativi e dalla vulnerabilità delle fonti, il diritto alla verità assume una valenza educativa decisiva. La scuola e l’università sono chiamate a superare una funzione meramente trasmissiva per diventare spazi di costruzione critica del sapere, in cui gli studenti possano sviluppare strumenti interpretativi capaci di distinguere tra informazione e manipolazione, tra memoria autentica e narrazione strumentale”. In che modo? Attraverso una “alleanza tra educazione, istituzioni e sistema mediatico, affinché la verità non resti confinata in ambiti specialistici, ma diventi patrimonio condiviso e accessibile”. Conclusione: “Difendere il diritto alla verità significa, oggi più che mai, investire nella qualità della democrazia futura. Significa riconoscere che senza verità non può esistere giustizia duratura, e senza giustizia non può consolidarsi una pace autentica”.










