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di Marco Rossi-Doria*

Corriere della Sera, 21 gennaio 2025

La principale questione educativa nel nostro Paese è la povertà educativa. Ma ci sono anche cose sorprendenti, modelli per altre nazioni. L’educazione? Atto d’amore. L’esempio dell’Italia: cosa funziona e cosa no. Nel celebrare la Giornata dell’Educazione, l’Onu ci ricorda che è il sapere alla base dello sviluppo ed è la conoscenza diffusa a determinare la forza delle economie e il rapporto tra queste e la sostenibilità sociale e ambientale. Al contempo, ricorda che la conoscenza è un diritto di tutti. Se è questo il senso del 24 gennaio, per l’Italia è un giorno di riflessione.

La principale questione educativa italiana è, infatti, la povertà educativa. Sono i fatti a dirlo. L’Italia è tra le dieci prime economie. Ma siamo troppo vecchi: l’indice di vecchiaia è tra i più alti del mondo (193,1 persone con più di 65 anni ogni cento con meno di 14) e su 59 milioni di persone solo 9,8 sono minorenni, cioè il 16,2%. Di questi 1,4 milioni sono in povertà assoluta e 2,2 milioni in povertà relativa. Il 12% abbandona la scuola ma è il 20% nel Sud e in ogni periferia del Centro-Nord. E un bimbo non povero ha il triplo di probabilità, rispetto a un coetaneo povero, di scrivere bene e capire ciò che legge, sapere la matematica, comprendere il mondo secondo le conoscenze dell’umanità, fare uso avvertito delle tecnologie, essere cittadino.

Se un quarto del nostro futuro rischia di restare lontano dal sapere atto a produrre beni, servizi, partecipazione, vi è una seria questione di diritti e, al contempo, una seria ipoteca sullo sviluppo della nazione. È tempo che ogni parte politica e ogni media se ne occupi di più.

Per fortuna non si parte da zero. L’Italia crea cose sorprendenti, modelli anche per altri Paesi e ha in Costituzione il principio di sussidiarietà. E, dal 2016, Fondazioni di origine bancaria, Terzo Settore e ogni Governo succedutosi attivano il Fondo per il contrasto della povertà educativa, non rinnovato, attuato da Con i Bambini che, unendo pubblico e privato, dà vita a migliaia di comunità educanti facendo lavorare insieme scuole, agenzie del terzo settore, volontariato, parrocchie, centri sportivi, raggiungendo 600 mila minori e le loro famiglie. Questa giornata ci chiede di andare avanti.

*Presidente Con i Bambini