di Paolo Mastrolilli
La Repubblica, 20 febbraio 2023
Oggi l’iniziativa al Palazzo di Vetro di New York. Circa metà della popolazione mondiale non ha alcun accesso alla protezione sociale. E in troppi Paesi avere un lavoro non garantisce la possibilità di uscire dalla povertà. Almeno su una cosa, a parole, siamo tutti d’accordo: le disuguaglianze e l’esclusione di larghe componenti della nostra società dal benessere, e dall’accesso agli strumenti che lo favoriscono come l’istruzione o la sanità, sono alla radice del malcontento che poi genera i mostri del populismo. Altro discorso, però, è poi muoversi per fare qualcosa di concreto per porre rimedio al problema. Anche perché ormai quando qualcuno ci prova, quando nella nostra società si cerca semplicemente di fare la cosa giusta sulla base dei dati di fatto, o peggio ancora delle evidenze scientifiche, si viene subito tacciati di arroganza, supponenza, ridicola correttezza politica.
Va perciò assai controcorrente il World Day of Social Justice, organizzato oggi all’Onu. L’evento nell’aula dell’Ecosoc è stato promosso dalla missione della Repubblica del Kirghizistan al Palazzo di Vetro e dall’International Labour Organization, in collaborazione con l’International Telecommunication Union, la United Nations Conference on Trade and Development e l’UN Department of Economic and Social Affairs. Gli onori di casa li fanno la vicesegretaria generale Amina Mohammed e il direttore generale dell’Ilo Gilbert Houngbo. Il titolo è “Overcoming Barriers and Unleashing Opportunities for Social Justice”, ossia abbattere le barriere e squinzagliare le opportunità per la giustizia sociale. Si basa sulle raccomandazioni della “Our Common Agenda” presentata dal segretario generale António Guterres, allo scopo di rafforzare la solidarietà globale e ricostruire la fiducia nei governi, proprio eliminando gli ostacoli che impediscono a troppe persone di realizzare le proprie potenzialità.
La nota concettuale dell’iniziativa spiega che “oggi la maggior parte dei lavoratori non ha recuperato i redditi da lavoro pre pandemia, e il divario di genere nelle ore lavorate ha continuato a crescere”. Quindi sottolinea gli effetti negativi di fenomeni come l’inflazione, peraltro acuiti dalla guerra insensata che ha scatenato l’autocrate russo Putin: “L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime ha un impatto sproporzionato sulle famiglie povere e sulle piccole imprese, in particolare quelle dell’economia informale. Circa la metà della popolazione mondiale rimane senza alcun accesso alla protezione sociale. E in troppi luoghi avere un lavoro non garantisce la possibilità di uscire dalla povertà. Una continua mancanza di opportunità di lavoro dignitoso, investimenti insufficienti nella politica sociale e un consumo eccessivo di risorse naturali, hanno portato a un’erosione della fiducia e ad un contratto sociale sfilacciato in molti Paesi”. Il problema non è nuovo: “Anche prima della pandemia, c’era una crescente preoccupazione per gli effetti negativi di livelli elevati e crescenti di disuguaglianza, e il riconoscimento della necessità di un’azione urgente e decisiva per ridurli e garantire una crescita più inclusiva che fornisse opportunità di lavoro dignitoso per tutti. Il divario digitale e le interruzioni del commercio globale e delle catene di approvvigionamento rischiano di aggravare ulteriormente le disuguaglianze e la povertà. Le donne e i giovani sono colpiti in modo sproporzionato dalla sovrapposizione di crisi, disoccupazione e insicurezza socioeconomica, e devono affrontare molti ostacoli nell’accesso a un lavoro dignitoso”. Il World Social Report pubblicato da Undesa aggiunge il dramma dell’invecchiamento della popolazione mondiale, perché “il numero delle persone sopra i 65 anni raddoppierà nei prossimi tre decenni, arrivando a 1,6 miliardi nel 2050, quando gli anziani rappresenteranno oltre il 16% della popolazione globale”.
Per cercare i rimedi, il World Day of Social Justice propone di rispondere a tre domande chiave. Prima: “Quali sono le principali strozzature e sfide per superare le crescenti disuguaglianze, i deficit di lavoro dignitoso, compresa la mancanza di accesso alla protezione sociale, l’esclusione digitale e l’interruzione del commercio?”. Seconda: “Quali sono le opportunità nell’economia verde e digitale, per ridurre le disuguaglianze e promuovere la giustizia sociale, in particolare per i giovani?”. Terza: “Quali azioni sono necessarie ai governi, al sistema delle Nazioni Unite, alle istituzioni finanziarie internazionali, alle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, alla società civile e ad altre parti interessate per aumentare gli investimenti per la giustizia sociale?”. Nella speranza che tutti si mettano in buona fede a cercare le risposte.











