di Gian Luigi Gatta*
Il Dubbio, 19 agosto 2026
Con la pubblicazione del suo primo romanzo, Se fioriscono le spine (Edizioni Menabò, 2025, pp. 164), Glauco Giostra supera sé stesso: cambia genere letterario, libera una stupefacente fantasia, amalgamata alla sua nota sensibilità per il tema della pena detentiva conforme al modello costituzionale, regalando al lettore una storia intensa e coinvolgente, per nulla scontata e ricca di spunti di riflessione. Giostra trova un inedito modo per parlare della pena e del vissuto criminale: lo fa con un registro comunicativo capace di raggiungere un vasto pubblico, veicolando in altro modo messaggi al centro da decenni delle sue riflessioni di rinomato studioso dell’esecuzione penale e dell’ordinamento penitenziario. I personaggi del romanzo, l’avvincente storia in cui si dipana - adatta a un film - sono in grado come e più di saggi o articoli scientifici di esprimere, con le parole di Giostra nel risvolto di copertina, “l’inesausto interesse per una pena detentiva più rispettosa della dignità umana”.
Il romanzo ruota attorno a due personaggi principali: Antonio e Angelo, detto il Muto. Due uomini segnati da vissuti complessi, che si incontrano in carcere, saldano un’amicizia fraterna in un luogo privo di umanità e speranza, tornano a delinquere una volta in libertà facendosi arrestare pur di sottrarre una donna, Aurora, a una brutale violenza sessuale nel corso di una rapina. Aurora, riconoscente, offre loro un lavoro e l’opportunità di rifarsi una vita fuori dal carcere, pur con le difficoltà di chi è continuamente chiamato a fare i conti, nel presente, con un passato che fatica a restare alle spalle.
La copertina del libro raffigura le sbarre di una cella. Non è però un romanzo sul carcere. Dopo poche pagine la narrazione, che inizia con il processo e passa dal carcere, si sposta sul vissuto dei protagonisti. Il loro prima, il loro durante, il loro dopo la pena. Quello di Giostra è un romanzo che esalta le persone che stanno dietro ai reati: i vissuti individuali, le relazioni interpersonali, l’amicizia, la comprensione, la fiducia, il bene e i valori, che possono resistere al carcere e, prima ancora, esistere nonostante il carcere. Il messaggio di fondo che se ne ricava è che dal male può nascere il bene: possono fiorire anche le spine, appunto.
Le storie di Antonio e del Muto mostrano come nessuno equivale - e può essere ridotto - al reato che ha commesso. C’è del bene anche dentro al male, e la sfida della società è quella di sapere tirare fuori quel bene, facendolo prevalere sul male. L’amicizia di due detenuti, nata in cella, si può tramutare in complicità criminale, prendendo la via della recidiva, oppure nella comunione di un percorso di vita al di fuori della criminalità. Nel romanzo di Giostra convivono le due strade alternative, entrambe intraprese dai personaggi. Prevale però alla fine, come in una sliding door, la via del ritorno alla vita lontana dal crimine. Essenziale è la fiducia di Aurora, cioè di chi (per di più da vittima di un reato) sa offrire opportunità e speranza a uomini che non sono “delinquenti”, ma persone che hanno commesso reati e che possono cambiare vita, facendo del bene a sé e agli altri.
Con una penna particolarmente abile, Giostra trasporta il lettore in una narrazione avvincente, a tratti drammatica e commovente, che non dà vita a un libro dei sogni, anzi. Nel libro coesistono e si alternano sentimenti opposti: tristezza, felicità, amicizia, cattiveria, amore, odio, speranza, scoramento (come quello di un detenuto suicida). In un bilanciamento degli opposti, gli elementi positivi possono prevalere solo se ciascuno di noi - e la società nel suo complesso - sa essere capace di guardare oltre al reato e di valorizzare quanto di buono c’è in ogni vita, che vale la pena - è proprio il caso di dirlo - di essere recuperata e vissuta.
La strada è indicata dall’articolo 27 della nostra Costituzione. Percorrerla richiede di evitare preconcetti e facili etichettamenti e di sapere guardare ai condannati come a persone, con le loro fragilità e i loro punti di forza. Veicolare questo messaggio in tempi di dilagante populismo penale e di crisi del carcere, con la potenza narrativa di una storia avvincente, è un sicuro merito del romanzo e di Glauco Giostra.
*Ordinario di Diritto penale nell’Università degli Studi di Milano, presidente dell’Associazione italiana professori di Diritto penale (Aipdp)










