di Matteo Castagnoli
Corriere della Sera, 12 settembre 2024
“Uno su tre ansioso, depresso o con difficoltà di relazioni, le ragazze le più colpite”. Lo studio dell’università Iulm e della fondazione “Villa Santa Maria”: l’indice del benessere under 25 per la prima volta sotto la soglia di guardia. Un terzo dei giovani milanesi si trova in uno stato di malessere psicologico. Ed è la prima volta che accade. Ansia, depressione, difficoltà socio-relazionali in crescita dopo la pandemia e il “rifugio” nei social, ora evidenti anche nei dati. Una discesa al di sotto della soglia di guardia - almeno secondo uno dei questionari più accreditati a livello mondiale per intercettare questo disagio, il Pgwbi (psycological general well-being index) - che allarma gli esperti e che richiama gli ultimi casi di cronaca (la strage familiare di Paderno Dugnano, pensando al Milanese).
Così “lo scenario di fronte a cui ci troviamo - spiega Enzo Grossi, direttore scientifico del centro multiservizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza “Villa Santa Maria”, nel Comasco - è quello di giovani stressati, soprattutto se femmine. Incidono in negativo la vita in città e il non essere laureati”.
Lo spaccato arriva da uno studio, realizzato dall’università Iulm e dalla fondazione “Villa Santa Maria”, per il volume “La città che cambia: vita quotidiana e attrattività turistica” pubblicato di recente. L’ultima analisi è riferita all’anno scorso e prende in esame 15 mila ragazzi tra i 19 e 25 anni tra lavoratori, studenti e pendolari. Il confronto dei dati raccolti, e analizzati secondo i parametri Pgwbi, a partire dal 2008 ha restituito un’immagine granitica nella sua crudeltà. Segnali evidenti di una sofferenza sempre più diffusa che a partire da quindici anni fa ha visto ridursi il benessere psicologico individuale, arrivando nel 2023 per la prima volta nell’area cosiddetta di malessere. Di questa progressiva diminuzione del proprio stato di salute “sono testimonianza i fenomeni che sempre più spesso si registrano nella vita quotidiana e vedono i giovani quale categoria più colpita, fino alle azioni di violenza tra pari e rivolte ad altri individui”, scrivono il professor Grossi e il docente Giorgio Tavano Blessi nel dossier.
L’indice utilizzato per l’analisi attribuisce a ogni campione di intervistati un valore da 0 a 110, a seconda del punteggio indicato per ogni domanda. In questo caso, ai ragazzi n’erano state sottoposte sei, tra cui: “Nelle ultime quattro settimane, è stato infastidito da stati di tensione o perché aveva i nervi a fiori di pelle?”. Risposte da “Per nulla” a “Enormemente”. E ancora: “Quanta energia o vitalità ha avuto o ha sentito di avere?”. Incrociando i risultati con quelli del 2008 e del 2018, l’andamento è stato sempre in calo: dai 77,7, passando dai 75,7, s’è arrivati ai 68,5 dello scorso anno. Legenda: la soglia critica, lo stato di malessere, è fissato al di sotto dei 70 punti, mentre tra 70 e 90 si parla di “area di normalità”. A Milano, dagli anni Duemila, la media s’è mantenuta intorno a quota 78.
Analizziamo alcune variabili considerate nello studio: gender gap, titolo di studio e luogo di residenza. Come anticipato, le femmine “registrano un benessere psicologico inferiore rispetto ai maschi”, specie in età adolescenziale. Occhio poi al titolo di studio. La salute dei laureati supera quella dei diplomati. Sempre secondo l’indice utilizzato, negli anni pre pandemia, ci si attestava sugli 80 punti contro i 70 degli altri gradi di istruzione. Ad incidere sul benessere dei giovani è anche la scelta di vivere in città o in campagna. Perché se la prima offre più servizi, redditi maggiori e welfare, è la frammentazione sociale a condizionare lo sviluppo individuale.
Esito: stress e disagio mentale, acuiti (come raccontano i dati) sempre post Covid. Dai quasi 75 punti del 2018 per le città ai 64 del 2023, contro i 77 prima e i 65 dopo per le aree rurali. E allora, come intervenire per far risalire la curva dello stato? “Abbiamo visto che quante più occasioni di contatto con la bellezza, con le arti e con la cultura riusciamo a creare, tante più si attenuano certi disagi - conclude il professor Grossi -. La bellezza ha un effetto mitigante. Dovremmo incentivare per esempio la frequentazione di mostre e musei”.











