vita.it, 7 novembre 2026
“È estremamente importante, oserei dire necessario, specie in questo momento storico, tener conto dei percorsi di rieducazione e di consapevolezza dell’errore da parte dei giovani detenuti. I quali, secondo questa nuova fotografia sociale, trovano riscatto nei tre pilastri fondamentali della famiglia, della scuola e della società”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenuto ai lavori della presentazione dello studio #Introspezioni vol. II - Costruire il futuro in un mondo che cambia, avvenuta nella Sala Capitolare presso il Chiostro del convento di Santa Maria sopra Minerva. Attivare un percorso di riconoscimento e comprensione della gravità dell’errore ma anche fornire al giovane gli strumenti per lavorare su sé stesso, migliorarsi e riappropriarsi del proprio futuro. È lo scopo che l’opinione pubblica, il 51% nella prima opzione e il 38% nel secondo caso, attribuisce ai periodi di esecuzione delle pene detentive minorili: la pena funziona se genera consapevolezza e abilita una nuova vita.
Il tema del reinserimento è vissuto con una postura specifica, che integra l’empatia della “seconda possibilità”, intesa come il diritto individuale a ricominciare (33%) ma anche la visione utilitaristica dell’interesse collettivo (50%). Questi alcuni dei dati ottenuti dall’indagine #Introspezioni, che ha sondato un campione rappresentativo nazionale di 1.500 italiani maggiorenni. L’evento promosso dal Ministero della Giustizia, in particolare dalla Capo Segreteria del Ministro, Gippy Rubinetti, è stato realizzato in collaborazione con Fondazione Lottomatica e Fondazione Francesca Rava - Nph Italia Ets e curato da Swg e Cuntura.
Tre italiani su 5 guardano con fiducia alla possibilità che un giovane, che abbia commesso un reato, riesca a ripartire e a cambiare vita (58%). Oltre 8 su 10 ritengono importante agire su più fronti, dalla formazione al lavoro, dal supporto pratico-materiale a quello psicologico, fino alla ricostruzione di relazioni positive.
Secondo il campione intervistato, sono proprio le relazioni che attendono il ragazzo fuori dall’Istituto che possono creare ostacoli e compromettere tutto il lavoro fatto mentre si sconta la pena: per il 57% il rischio di perdersi nuovamente si annida proprio nel ritorno in un mondo fatto di ambienti e persone sbagliate; per il 49 % nell’assenza di una rete di supporto familiare, a cui si aggiunge per il 40%, la difficoltà a trovare un lavoro e costruirsi una indipendenza economica.
Ed è proprio sulla speranza di una nuova ripartenza che l’ampia maggioranza degli italiani (84%) non crede sia possibile per i giovani farcela da soli, e individuano nella presenza di persone positive intorno (39%) e nei servizi di accompagnamento all’uscita dal sistema Giustizia (32%), i soggetti più in grado di mitigare il rischio della recidiva.
Un ulteriore e fondamentale ingrediente per il pieno reinserimento dei giovani autori di reato riguarda la presenza o meno di una favorevole “cultura della seconda possibilità” nel Paese. Da questo punto di vista, la ricerca evidenzia come per 1 italiano su 3 sia “normale e giusto” che il reato passato continui a pesare sulle opportunità di questi giovani, anche dopo aver espiato la propria condanna: una parte dell’opinione pubblica fatica a perdonare e a voltare pagina. Per questi giovani esiste una sorta di “debito” sociale da pagare, oltre a quello con la Giustizia. E il 55% tende ad aprirsi a una “seconda possibilità” solo se il reato “non è stato troppo grave”. Eppure, 3 italiani su 4 sono consapevoli che le possibilità di reinserimento di questi ragazzi dipendono dalla disponibilità della comunità ad accoglierli e che se non viene data loro un’opportunità, i rischi per la comunità stessa (connessi alla recidiva) aumenterebbero.
“Dall’indagine #Introspezioni II emerge che il 58% degli italiani crede nella possibilità che un giovane che ha commesso un reato, una volta scontata la pena, possa cambiare vita e costruire un futuro diverso”, ha dichiarato Mariavittoria Rava. “Perché questa seconda possibilità diventi un concreto percorso di riscatto, la nostra Fondazione lavora ogni giorno nei principali istituti penali minorili d’Italia, attraverso progetti concreti di educazione, rieducazione e formazione professionale, offrendo ai ragazzi strumenti e competenze per sviluppare consapevolezza e responsabilità. È attraverso questo percorso che, una volta espiata la pena, i giovani devono poter trovare una reale opportunità di riscatto, riprendere in mano la propria vita e tornare a essere protagonisti del proprio futuro e della comunità in cui vivono”.
L’indagine è stata realizzata con metodo Cawi (Computer Assisted Web interview) tra il 19-22 ottobre 2026, come già detto, su un campione di 1.500 italiani maggiorenni, stratificato per quote di genere, fascia d’età e macroarea di residenza.









