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di Antonio Coppola*

 

Il Mattino, 6 giugno 2019

 

I giovani costituiscono il nostro futuro e la nostra speranza di un domani migliore. Peccato che questa primaria risorsa non riesca ad essere sempre al centro dell'attenzione politica quando si parla di scuola, formazione, legalità, occupazione, sicurezza.

O meglio, la questione giovanile torna puntualmente in auge in concomitanza di fatti di cronaca più o meno tragici, dando vita, sovente, a vuote disquisizioni sociologiche che, una volta esauritasi l'onda emotiva mediatica, difficilmente si tramutano in progetti concreti. E, così, sempre più ragazzi trovano accoglienza negli ambienti malavitosi, attratti da accattivanti illusioni che, in realtà, celano orizzonti di vita limitati e disperati.

Sottrarli a questa triste realtà, che qui al Sud è più consistente, è possibile, purché la politica decida effettivamente di prendersene cura in termini di investimenti nella scuola, nella famiglia, nella cultura e nel lavoro. Bisogna, cioè, offrire loro reali prospettive di inserimento nella società, per rafforzarne dignità ed autostima, impedendo, così, che il bisogno di affermazione si manifesti mediante azioni eccessive, illegali e violente.

La strada è un tipico esempio in cui il disagio giovanile trova sfogo in comportamenti tracotanti dalle conseguenze, spesso, lesive se non addirittura letali. Non è un caso, infatti, se, a tutt'oggi, gli incidenti stradali costituiscono la prima causa di mortalità nella fascia d'età tra O e 29 anni. Certo, non tutte le tragedie sono riconducibili ad esperienze di devianza sociale, però è indubbio che nella maggioranza dei casi trovano un comune denominatore in un difetto di preparazione culturale e tecnica dei conducenti, che impedisce l'assunzione di comportamenti corretti e consapevoli, soprattutto in situazioni di emergenza ed improvviso pericolo. Per prevenire questi rischi e migliorare il percorso formativo dei giovani, in più di un'occasione abbiamo proposto di introdurre l'obbligo di corsi di guida sicura per il conseguimento della patente.

Ciò consentirebbe di acquisire una maggiore consapevolezza dei propri limiti, una più approfondita conoscenza del corretto funzionamento dei più diffusi sistemi di sicurezza di cui sono dotati i veicoli, nonché una piena confidenza con le manovre da effettuare in situazioni critiche nelle quali spesso l'istinto suggerisce comportamenti errati, talvolta nocivi per sé e per gli altri. L'obbligatorietà di questi corsi, inoltre, comporterebbe la diffusione di appositi centri di "guida sicura", almeno uno per provincia.

Tali strutture, oltre a formare conducenti più abili e responsabili, potrebbero essere rivolte, altresì, ai docenti e discenti delle scuole, alla informazione e sensibilizzazione di tutti gli utenti della strada, alla riqualificazione ed aggiornamento dei conducenti professionali, degli stranieri, dei vecchi patentati e, persino, alla preparazione di piloti sportivi. Senza considerare l'indotto generato dalla presenza di questi centri, in termini economici, con l'organizzazione di eventi, convegni, raduni e competizioni motoristiche.

In questo modo, la sicurezza stradale, non solo salverebbe vite umane, ma si trasformerebbe pure in una vantaggiosa opportunità sul piano occupazionale per migliaia di giovani, contribuendo, nel contempo, a ridurre i costi sociali della sinistrosità e migliorare le condizioni di vita della collettività. Queste proposte, che lanciammo proprio dalle pagine del Mattino, due anni fa, in occasione del convegno sul tema del lavoro giovanile organizzato dal cardinale Crescenzio Sepe nell'ambito della conferenza episcopale delle regioni meridionali, sembrano trovare adesso spiragli di luce in seno alla riforma del Codice della Strada.

Un testo, si spera, più snello e leggibile di quello attuale, capace di orientare con chiarezza i comportamenti degli utenti della strada. Non ci illudiamo certo di risolvere in questo modo la complessa e fondamentale questione giovanile, ma semplicemente intendiamo contribuire a dare risposte concrete ai nostri ragazzi che chiedono, soltanto, una fondata speranza per il loro avvenire.

*Presidente Aci