di Alessandro Di Matteo
La Stampa, 2 gennaio 2021
L'ex presidente della Corte Costituzionale: "Lascia perplessi che si debba ricorrere sempre al giudice per una possibilità di soluzione". L'esposto della famiglia Regeni contro il governo italiano è "comprensibile", secondo Giovanni Maria Flick. Per l'ex ministro della Giustizia e presidente emerito della Corte costituzionale è "giustissima l'ansia di verità dei genitori", ma dal punto di vista giuridico la vicenda è di "elevata complessità".
Non basta una violazione dei diritti umani come quella nei confronti di Regeni per far scattare il divieto di legge?
"La legge prevede un'autorizzazione alla vendita di armi ad altri Paesi, che deve essere rilasciata dal ministro degli Esteri dopo un'istruttoria notevolmente complessa. L'articolo 1, poi, vieta le esportazioni "verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani". Ma queste violazioni devono prima essere "accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'Ue o del Consiglio d'Europa". Ci vuole un pronunciamento formale di uno di questi tre soggetti. E la violazione deve poter essere ascritta al governo di quel Paese...".
Cioè, l'omicidio deve essere attribuito direttamente alla responsabilità del governo, non basta che sia stato commesso da servizi o polizia?
"Esatto. Inoltre, è ragionevole presumere che in questa vicenda un'autorizzazione alla vendita di armi vi sia stata a suo tempo. Se l'autorizzazione è stata rilasciata prima della vicenda del povero Regeni sarebbe presumibilmente legittima; dovrebbe semmai essere oggetto di revoca o sospensione da parte del ministro degli Esteri se ricorrano le condizioni specificate prima, valutando anche la rilevanza delle prese di posizione del Parlamento europeo sulla vicenda. In tal caso il problema riguarderebbe non tanto l'autorizzazione per l'esportazione, quanto l'illegittimità sopravvenuta di essa; in altre parole sarebbe in gioco l'autorizzazione e non l'esportazione come tale".
Insomma, la questione potrebbe non essere facilmente risolvibile con un esposto...
"Io ho grande comprensione per il giustissimo e sacrosanto desiderio dei genitori di Regeni di arrivare ad accertare le responsabilità, anche di fronte al comportamento della magistratura egiziana rispetto alle conclusioni di quella italiana. Ma sarei attento nella valutazione: è una questione di notevole complessità sotto il profilo giuridico internazionale e nazionale. Peraltro, non entro sulle modalità con cui è stata annunciata questa iniziativa - in tv - che forse possono essere giustificate dal desiderio di verità e dalla necessità di continuare a tener vivo l'argomento; ma che rischiano di trasformarsi in una spettacolarizzazione, non certo per volontà della famiglia Regeni".
La famiglia Regeni ha voluto compiere un atto forte, anche mediatico, per evitare che tutto finisca nel nulla...
"Esatto, dà il senso della delusione di chi dice "ho chiesto giustizia e non la sto ottenendo". Sarebbe forse stato più opportuno prima un colloquio con la competente autorità che possa restituire fiducia. E verificare se l'autorità giudiziaria italiana non si stia già occupando di questi aspetti della vicenda. Lascia perplessi che si debba sempre e solo ricorrere al giudice per intravedere una possibilità di soluzione, anche in una controversia fra Stati".











