di Federica Fantozzi
huffingtonpost.it, 22 marzo 2023
Il politologo: “L’obiettivo è scavallare la l’estate senza troppi danni. Non vedo all’orizzonte soluzioni profonde e strutturali. L’Ue con le sue regole si è infilata in un cortocircuito. Rompiamo l’ipocrisia: i migranti disperati, in fuga dalla povertà, non li vuole nessuno. Ed è un tema elettoralmente letale”.
“Gli sbarchi in aumento consistente saranno il fronte estivo del governo. Meloni può ottenere un po’ di quattrini da Bruxelles, ma l’immigrazione si è trasformata in un problema intrattabile. L’Occidente si è infilato in un cortocircuito”. Giovanni Orsina, storico e politologo, direttore della Luiss School of Government, non nutre grandi aspettative sul prossimo consiglio europeo. Né sulla capacità di gestione del fenomeno da parte dell’Ue. Avvisa: “La premier dovrà per forza tenere un approccio misto e pragmatico, rallentare e ridurre i flussi. Rompiamo l’ipocrisia: i migranti disperati, in fuga dalla povertà, non li vuole nessuno. Ed è un tema elettoralmente letale”.
Giovanni Orsina, la premier Giorgia Meloni nell’informativa al Senato in vista del consiglio europeo di giovedì ha parlato di “pressione migratoria senza precedenti”. L’instabilità in Tunisia, l’ingovernabilità della Libia, il terremoto in Siria. E il post covid, la guerra. Gli sbarchi saranno il fronte estivo del governo?
L’impressione è quella. Guardiamo ai numeri: nel febbraio 2016 sono sbarcati in 3.828, e quell’anno ha visto il picco di arrivi, 180mila. A febbraio scorso sono arrivati in 9.465: due volte e mezzo di più. Su base annuale significherebbe 450 mila migranti. Il Paese esploderebbe. L’Italia non sarebbe in grado di reggerli. È chiaro che è un’estrapolazione dei numeri del tutto teorica: è da vedere che gli scafisti siano in grado di traghettare mezzo milione di persone. Ma rimane l’impressione di arrivi molto consistenti, la nostra intelligence ha stimato che sono in 685mila pronti a partire dalla sola Libia.
Meloni ha chiamato in causa Bruxelles, avvisando che non c’è più tempo contro un’emergenza che sta diventando “strutturale”. Ma quanti vertici europei abbiamo visto senza risultati concreti? Tanto più ora che la priorità è la guerra in Ucraina...
Ciò che può ottenere Giorgia Meloni da Bruxelles è esattamente ciò che sta ottenendo: un po’ di quattrini sulla gestione dei flussi, ma di certo non abbastanza per affrontare la questione nei Paesi di partenza. Il punto è che l’immigrazione si è trasformata in un problema essenzialmente intrattabile.
In che senso intrattabile?
Ridotto al nocciolo: o accogli quanti hanno risorse sufficienti per mettersi in marcia oppure violi i loro diritti umani. Chi proviene da paesi in guerra ha automaticamente diritto di asilo, quindi non può essere respinto. Chi fugge “soltanto” dalla fame non può chiedere asilo, ma dal momento in cui si mette in movimento diventa titolare di una serie di diritti ulteriori: non lo si può trattenere in un campo libico, e quando si mette in mare lo si deve salvare e non lo si può riportare sulla sponda sud. Il tema migratorio finisce così, in buona sostanza, per essere “blindato” da una logica giuridica: non c’è possibilità di azione politica, non c’è discrezionalità, c’è da applicare il diritto e basta. Allo stesso tempo, però, è ben evidente che non è possibile far entrare tutti quelli che lo vorrebbero, le nostre democrazie esploderebbero. Il diritto non può che restare sulla carta, allora, avvolto in uno spesso strato d’ipocrisia. L’Occidente si è infilato in questo cortocircuito.
Per i singoli Paesi è un cortocircuito. Meloni ha cristallizzato come primo diritto quello di non essere costretti a partire. Ma possibile che l’Europa non trovi un terreno comune tra movimenti primari e secondari, Paesi di prima accoglienza e di redistribuzione?
L’Unione Europea ha molto insistito, negli ultimi decenni, sulla propria natura di “potenza normativa”: non armata fino ai denti come gli Stati Uniti, ma capace di comportarsi bene e proporsi su scala globale come esempio di condotte virtuose. A questo approccio i migranti possono adesso rispondere: nel nome del diritto scritto sulla vostra bandiera, noi arriviamo a tutti i costi.
L’Europa, però, a quel punto balbetta. Senza parlare di soluzioni, non ha nemmeno un approccio comune. Quali regole di gestione vede?
Non mi pare che ce ne siano. Ci sono soluzioni pragmatiche che vengono adottate quando le urgenze si fanno ingestibili e c’è qualcuno che ha sufficiente forza politica da imporle: l’accordo sui profughi siriani fatto da Angela Merkel, ad esempio, che ha finanziato Erdogan per tenerli in Turchia, trattati non si sa come. Anche su questo è piombato il velo dell’ipocrisia. Ci sarebbero tante cose da fare, a partire dalla stabilizzazione di Libia e Tunisia. Ma servirebbero veri soldi, non spiccioli, e soprattutto vera volontà politica. Se vogliamo: la capacità di pensarsi come qualcosa di più di una potenza normativa.
Perché l’Ue non riesce nemmeno a convincere il Fondo monetario internazionale a sbloccare il prestito per Tunisi? Uno che conosce la materia come Marco Minniti si sgola da mesi...
Lui conosce questi temi certamente meglio di me. Ma se l’Italia chiede agli Usa di fare pressione sull’Fmi viene il dubbio che forse l’Europa non abbia abbastanza forza per agire. Mi pare che questo la dica lunga sugli equilibri geopolitici.
La premier sull’immigrazione ha due facce: una dura per il suo elettorato contrario agli sbarchi e una trattativista con gli imprenditori che invocano lavoratori. Cosa ne pensa?
Meloni deve per forza avere un approccio misto e pragmatico. I flussi vanno rallentati e ridotti perché se i numeri crescono troppo non saranno più gestibili. Minniti, in definitiva, c’era riuscito. E poi c’è da accogliere chi arriva, cercare di evitare altre Cutro, negoziare con l’Europa e fare accordi con i Paesi di partenza per flussi regolari.
Robetta facilissima...
Beh, l’ho detto che il problema è intrattabile… È un pot pourri di iniziative, una macedonia. Ma anche qui bisogna essere onesti: l’obiettivo è scavallare la primavera e l’estate 2023 senza troppi danni. Non vedo all’orizzonte soluzioni profonde e strutturali.
Italia, Europa e Occidente dopo decenni ancora all’anno zero. È accettabile?
Rompiamo le ultime croste di ipocrisia: i migranti disperati, in fuga dalla povertà, non li vuole nessuno. Tranne fasce minoritarie dell’opinione pubblica, nutrite di illuminate opinioni umanitarie e sensi di colpa. Ed è un tema elettoralmente mortale. Ricordiamoci di come ha reagito Macron sulla questione della Ocean Viking. Il blocco di Visegrad è solo la punta dell’iceberg.
E i naufragi non sono dannosi dal punto di vista del consenso? Con Cutro non si è aperta una crepa nella luna di miele tra governo e opinione pubblica?
Distinguiamo tra media ed elettori. L’opinione pubblica, tra covid e guerra, è sommersa di cadaveri da tre anni, e questo non può che averne anestetizzato la sensibilità. Non so quale sia stato davvero l’impatto di Cutro sull’opinione pubblica, insomma. Per i media è diverso. Per altro, se ostili al governo hanno usato - legittimamente - questi fatti per esercitare una critica politica.
Anche gli osservatori non ostili hanno rilevato una catena di errori operativi, strategici e comunicativi da parte dell’esecutivo...
Il governo ha commesso vari errori di comunicazione, certo. Ma - ripeto - mi chiedo quanto questa vicenda abbia davvero inciso nella percezione di un’opinione pubblica già satura di drammi. Il calo di Fratelli d’Italia nei sondaggi è minimo. Comunque sì, la strada è molto stretta: se non fermi i migranti scontenti i tuoi elettori, ma i morti sulla spiaggia distruggono la tua immagine. Dopodiché, dipenderà anche dalle dimensioni del fenomeno. Se dovessimo trovarci in una situazione analoga a quella del 2015-2016, con i migranti accampati alla stazione di Milano o nelle piazze dei piccoli centri, con un impatto visibile sotto casa delle persone, credo che gli umori cambierebbero.
Significa che la maggioranza dell’opinione pubblica accetterebbe una strage di donne e bambini a 500 metri dalla costa italiana pur di fermare gli sbarchi?
È tutto da vedere, s’intende. Ma già non sappiamo come stia reagendo adesso, l’opinione pubblica. Molto difficile immaginare come si modificherebbe, se crescessero notevolmente i flussi e, in proporzione ai flussi, anche gli incidenti.










