di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2026
Il ministro ammette che la norma non potrà entrare in vigore ad agosto a causa delle carenze di organico. Mercoledì l’incontro con l’Anm: le toghe chiederanno l’abrogazione. Dopo la sconfitta al referendum, Carlo Nordio alza bandiera bianca anche sui tre giudici per gli arresti. In un’intervista al Corriere della sera, il ministro della Giustizia riconosce per la prima volta che la norma sul gip collegiale, contenuta nella sua riforma del 2024, non potrà entrare in vigore il prossimo 25 agosto come previsto, ma dovrà essere rinviata almeno fino alla fine dell’anno per non mandare in tilt i tribunali. La norma “è ormai legge e non si discute”, ma “dovremmo considerare le compatibilità con gli organici presenti e semmai rimandare l’entrata in vigore quando, presumibilmente entro la fine dell’anno, saranno superate le eventuali criticità grazie all’assunzione dei nuovi magistrati”, ammette il Guardasigilli.
Parliamo della previsione in base alla quale, quando il pm chiede la custodia cautelare in carcere per un indagato, a decidere non sarà più un singolo giudice per le indagini preliminari, ma un collegio di tre. Una trovata “garantista” fortemente contestata dai magistrati, che denunciano il rischio di paralisi organizzativa. In moltissimi piccoli tribunali, infatti, i gip in servizio sono soltanto uno o due, e per comporre il collegio sarebbe necessario distogliere giudici da altre funzioni, presumibilmente civili, in quanto chi decide sulla richiesta d’arresto diventa per legge incompatibile a occuparsi del successivo processo. Per questi motivi la legge Nordio del 2024 aveva rinviato di due anni l’entrata in vigore della norma, prevista, appunto, a fine agosto 2026: nel frattempo si sarebbero dovuto riempire l’organico dei magistrati, aumentato a questo scopo di 250 unità. L’obiettivo però è ancora lontano: a giugno 2025 in tutta Italia c’erano 680 gip in servizio effettivo a fronte di 803 in pianta organica, con le scoperture maggiori nelle grandi città (a Roma 34 su 43, a Milano 31 su 41, a Palermo 20 su 28).
Subito dopo la vittoria del No al referendum, quindi, l’Associazione nazionale magistrati aveva inaugurato la nuova battaglia per la sospensione della riforma, chiedendo al governo una “riflessione urgente” per non “paralizzare il lavoro dei tribunali italiani”. Nordio aveva risposto annunciando un “cronoprogramma di realizzazione” in dialogo con il Consiglio superiore della magistratura: la settimana scorsa si è riunito il tavolo paritetico tra Csm e ministero della Giustizia, in cui il nuovo capo gabinetto di via Arenula, Antonio Mura, ha annunciato decisioni a breve, lasciando intendere la probabilità di una sospensione. Ora la dichiarazione di Nordio di fatto ufficializza la resa: i dettagli potrebbero essere resi noti mercoledì, quando la giunta dell’Anm, a capo il neo-presidente Giuseppe Tango, incontrerà il ministro in via Arenula insieme a una delegazione del Consiglio nazionale forense, l’organo istituzionale di rappresentanza dell’avvocatura. Quello del gip collegiale sarà il primo punto che i magistrati porteranno al tavolo: la richiesta di giudici e pm è l’abrogazione della norma, mentre la sospensione è considerato il risultato minimo. Ma almeno quello, al momento, sembra molto vicino.











