di Guido Salvini
Il Dubbio, 26 agosto 2026
Avrebbe dovuto entrare in funzione in questi giorni il nuovo Gip collegiale, un progetto del ministro Nordio che invece di anno in anno viene differito. L’idea di introdurre un Gip collegiale in sé non è del tutto peregrina. Consideriamo due recenti esempi in indagini di rilievo, di segno opposto nella decisione del Gip a Milano ma con esiti uguali nella loro cancellazione da parte del Tribunale del Riesame. Nel 2023 la Dda di Milano aveva chiesto l’emissione di una novantina di misure cautelari in una indagine, la cd. indagine Hydra, che vedeva mafia, ‘ndrangheta e camorra alleate in Lombardia in una consorteria criminale dedita all’infiltrazione, con ingenti profitti, nell’economia legale. Il Gip aveva respinto quasi tutte le richieste.
Il Tribunale del Riesame ha però accolto quasi interamente la richiesta della Procura di annullamento del provvedimento del Gip. Alla fine l’indagine non è risultata certo campata in aria perché già oltre 60 imputati sono stati condannati con rito abbreviato, alcuni imputati hanno scelto di collaborare e nel dibattimento in corso nei confronti di altre decine imputati il compito delle difese non appare facile.
La scorsa estate il Gip di Milano aveva emesso ordinanza di custodia in carcere nei confronti di 6 imprenditori accusati di violazioni edilizie tratteggiate, pur all’interno del problema reale dell’edilizia milanese, come una nuova Tangentopoli. Poche settimane dopo il Tribunale del Riesame ha annullato tutti gli arresti. Due risultati certo non brillanti, per una sezione Gip, in indagini di rilievo. Basti pensare che l’inchiesta sull’edilizia ha scosso l’amministrazione comunale in un periodo in cui si stava già avvicinando la campagna politica per il nuovo Sindaco.
Certo questi esiti a Milano non solo la regola.
Ma sono esempi che fanno certamente pensare, anche all’utilità di un Gip collegiale. Tuttavia in termini empirici, che sono poi quelli che contano, la proposta del Gip collegiale, così come formulata è quasi del tutto inattuabile. Più di 50 Tribunali hanno infatti in organico solo 3 Gip e anche i Tribunali medi ne contano non più di 7 o 8. Nei Tribunali di piccole e medie dimensioni scatterebbe subito la mannaia dell’incompatibilità. Chi avrà fatto parte infatti del Gip collegiale, anche in un solo atto, non potrà infatti, come prevede l’art. 34 c.p.p., svolgere la funzione di Gup con il concreto rischio, se non la certezza, di una paralisi.
Sempre dal punto di vista concreto l’introduzione del Gip collegiale, almeno così come prospettata, ha una zona d’ombra che sfugge a chi non conosce il meccanismo concreto delle indagini. In un dibattimento in Tribunale, collegiale, tutti i componenti conoscono allo stesso modo gli elementi del processo. Ma nella fase delle indagini è diverso. Molto frequentemente le richieste di misure cautelari, soprattutto le più complesse, giungono al termine di lunghe indagini che sono seguite da un singolo Gip che nel corso del tempo di solito ha autorizzato intercettazioni accompagnate dalle relative annotazioni della Polizia giudiziaria.
Quindi, al momento della richiesta del Pm, già conosce bene il tema dell’indagine. Quando Milano ero Gip ed ero investito della richiesta di una grossa misura cautelare dell’indagine conoscevo già tutto, conoscevo come fosse nata e, per dirla in termini semplici, sapevo di cosa si stesse parlando. Potevo quindi orientarmi facilmente in tempi brevi. Non credo che con il Gip collegiale sarebbe così anche se qualche vantaggio in termini di riflessione comune può esserci. E anche se, lo confesso, ho in genere preferito decidere da solo.
Di certo aggiungendo alla fine delle indagini due Gip digiuni dell’argomento vi è una elevata probabilità di una collegialità imperfetta o solo formale in cui un giudice decide e due ascoltano o poco più. Non si comprende nemmeno, nello sbrigativo progetto del Ministro, se il collegio dei Gip dovrebbe costituirsi solo nel momento centrale dell’emissione o rigetto di una misura cautelare o essere stabile cioè occuparsi ad esempio delle successive istanze di libertà, rimanere quindi un collegio immutabile per tutta l’indagine. Questo con ulteriori problemi organizzativi perché basta aver firmato un atto, anche il più piccolo, come componente del Gip collegiale per diventare automaticamente incompatibili dal ruolo di Gup.
Quale potrebbe essere una soluzione in concreto praticabile? Si potrebbe pensare a rendere automatico l’intervento del Tribunale del Riesame quando vi sia da parte del Gip l’applicazione di misure cautelari quali la custodia in carcere o gli arresti domiciliari. In tal modo non si porrebbero problemi di incompatibilità e sarebbe garantito un controllo immediato sull’applicazione delle misure più gravi evitando anche che ciò avvenga solo quando l’indagato ha un difensore disposto ad impegnarsi. Forse sarebbe questa la soluzione, non perfetta ma più sensata e praticabile. In alternativa potrebbe prospettarsi una riforma radicale della fase delle indagini preliminari e della loro chiusura.
La riforma Cartabia aveva già giustamente ampliato la platea dei reati che, alla fine delle indagini, proseguono più rapidamente con la citazione diretta a giudizio senza la stretta dell’udienza preliminare, ricomprendendovi quelli puniti sino a sei anni. Ha previsto però per essi un’udienza predibattimentale in camera di consiglio, una sorta di udienza di prima comparizione, in cui il giudice, fungendo da filtro, deve valutare se vi siano le condizioni per una sentenza di non luogo a procedere perché gli atti di indagine non consentono una ragionevole previsione di condanna e in cui comunque possono essere chiesti i riti alternativi come il patteggiamento o il giudizio abbreviato.
Si può quindi pensare, ampliando questo meccanismo, a una abolizione dell’udienza preliminare trasferendo tutti i reati sulla nuova udienza di comparizione in cui chiedere i riti alternativi con vantaggi anche in termini di velocità dei processi. Del resto l’udienza preliminare e il ruolo del Gup erano stati concepiti come un rapido momento di passaggio ma è accaduto il contrario. L’udienza preliminare secondo il Codice doveva essere fissata entro cinque giorni dalla richiesta di rinvio a giudizio ma non è stato così.
Nelle stanze dei Gup, sommerse dai fascicoli, le richieste di rinvio a giudizio giacciono inevitabilmente in attesa di fissazione per parecchi mesi e la fase che intercorre tra la richiesta e la decisione del Gup allunga il processo di un anno e anche più. In questo modo si forma un autentico imbuto e i processi si accumulano già nella fase iniziale, talvolta arrivando prossimi alla prescrizione e consegnando al Tribunale di primo grado reati già vecchi di 4,5, 6 anni.
Si tratterebbe in concreto di abolire la figura del Gup, non sembri una bestemmia perché comunque non andrebbe persa alcuna garanzia. Eliminando tale funzione si potrebbe rafforzare, anche numericamente e sul piano organizzativo, in tutti gli uffici la funzione del Gip. In tal modo, venuto meno ogni problema di incompatibilità, potrebbe forse essere concretamente costituito il Gip collegiale. Per il momento è solo una proposta su cui riflettere.
Di sicuro prima di lanciare il progetto del Gip collegiale avrebbe dovuto essere condotto uno studio di fattibilità. Ma il Ministro non lo ha fatto. Ha preferito pretenziosi titoli di giornali ad un approccio empirico. Del resto approccio “empirico” nel mondo della giustizia, ideologizzata da una parte e dall’altra, è una brutta parola. E con la fine della legislatura, dopo la sconfitta del referendum, anche questo progetto non porterà il suo nome.









