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di Liana Milella

Il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2026

La giudice di Milano Maccora: “Mancano i magistrati, così è impraticabile”. Sul calendario del ministro c’è una nuova data “nera” dopo quella del referendum: è il 25 agosto, giorno in cui dovrebbe entrare in vigore la legge che introduce i tre giudici per le indagini preliminari. Ma non ce ne sono abbastanza: “Quasi impossibile mantenere i tempi dei procedimenti garantiti fin qui”. Sul calendario di Carlo Nordio c’è un’altra data “nera” per lui dopo quella del 22 e 23 marzo, la sconfitta netta sulla separazione delle carriere. È l’ormai prossimo 25 agosto, quando dovrebbe entrare in vigore il gip collegiale, cioè tre giudici anziché uno solo a valutare, e dare il via libera, alle misure cautelari chieste dal pm.

A segnalarla per tempo è la presidente dei giudici per le indagini preliminari di Milano Ezia Maccora in un articolo sulla rivista Questione Giustizia, l’house organ di Magistratura democratica, che Il Fatto Quotidiano ha letto in anteprima. Una sua considerazione per tutte: “Sarebbe un segnale importante, un banco di prova della reale volontà di dialogo tra magistratura e politica, in questi giorni annunciata da più esponenti istituzionali, riconoscere l’impraticabilità di questa riforma. Che, se entrerà effettivamente in vigore il 25 agosto a risorse invariate, bloccherà del tutto il funzionamento della giustizia penale”. Tant’è che Maccora chiede al Guardasigilli, a cui ricorda che l’articolo 110 della Costituzione “demanda una competenza esclusiva” di fornire agli uffici giudiziari “le risorse necessarie a garantire un funzionamento efficace e tempestivo”. Quei 250 giudici in più previsti dalla legge, per giunta non necessariamente dei gip, ma rimasti finora sulla carta.

La nuova “catastrofe” che incombe su Nordio l’ha decisa e voluta lui stesso. Frutto della legge 114 del 2024, proprio quella che, ricorda Maccora, “ha abrogato l’abuso d’ufficio, nonostante da più parti venisse segnalata la necessità di mantenerlo, e che ha appena visto il Parlamento europeo approvare l’articolo 7 della Direttiva anticorruzione a cui ora gli Stati membri, e quindi anche l’Italia, dovranno adeguare le loro normative interne”. Cui si aggiunge ancora quell’interrogatorio “preventivo”, cioè prima dell’arresto, su cui si affastellano di continuo le sentenze interpretative della Cassazione.

Ma guardiamo subito casi e numeri con una carrellata sull’attuale situazione di alcuni uffici gip in Italia. A partire da Milano dove a fornirli è Maccora che li boccia perché “non sono né mutati, né migliorati, anzi sono ulteriormente peggiorati, rispetto a una pianta organica comunque inadeguata rispetto alla mole di lavoro da gestire”. Anche se il lavoro del suo ufficio è passato dal definire nel 2016-2017 il 32% dei procedimenti a fronte del 65% nel 2025-2026. I gip sono 34, “gli amministrativi ormai ridotti all’osso, con una scopertura in tutto il tribunale del 50,6%”. A fine 2025 se n’è andato pure il 36,8% degli addetti all’ufficio del processo. Ma ecco ecco le grandi città: a Roma 37 gip presenti su 43 previsti in pianta organica, a fine 2026 ne andranno via tra 6 e 7, e ne arrivano solo 2.

A Napoli, 46 gip previsti, 45 in servizio, 3 in via di trasferimento, affrontano le richieste di 95 pm sui 105 previsti. Una stima? La fa Nicola Gratteri, il capo della procura: “Servirebbero 50 gip in più”. A Palermo i gip sono 21 su 26 in pianta, ma i pm sono 51 in servizio su 60. Eccoci a Bari, 13 gip al lavoro, su 15 previsti, in procura 39 pm, capo compreso. Andiamo nelle medie città. A Genova 15 gip previsti, ne manca uno; 36 pm, ma 5 posti vuoti. A Venezia 8 gip su 10 in pianta, 23 pm su 26. A Pescara 4 gip, 23 pm su 26. A Prato 4 gip e 7 pm rispetto ai 9 previsti. E che succede nelle terre di Nordio dove il ministro ha regalato pure il nuovo tribunale di Bassano del Grappa? A partire da Treviso, la città dove negli weekend il ministro si dedica agli spritz: 4 gip sui 5 previsti, pm 15 su 17. A Padova, la città del sottosegretario leghista Andrea Ostellari, 6 gip, 16 pm su 18. Infine a Vicenza 4 gip presenti su 5; 15 pm su 17 . Che giustizia si può fare con questi numeri? Eppure proprio il referendum costituzionale, per Maccora, “ha fatto emergere come la durata ragionevole dei giudizi, cautelari e di merito, costituisca una priorità molto sentita dal Paese”. Un impegno importante che però “a risorse invariate difficilmente potrà essere garantito nel futuro”

Sulla carta mancano cinque mesi alla fatidica data del 25 agosto quando l’attuale gip si triplica. Dice Maccora: “Negli ultimi anni il legislatore ha ampliato notevolmente le competenze affidate ad uffici come il mio, e se neanche un tribunale metropolitano come quello milanese può reggere l’impatto di una riforma così dirompente, immaginiamo cosa accadrà negli uffici medio-piccoli che costituiscono la maggioranza degli uffici giudiziari nel nostro Paese. Sarà inevitabile da un lato il rallentamento dei tempi necessari per la valutazione cautelare da parte del gip collegiale, dall’altro sarà quasi impossibile riuscire a mantenere i livelli e i tempi di definizione dei procedimenti fino a oggi garantiti”. A finire sotto processo, con l’accusa di essere lenti, saranno i giudici. Che, per questo, non ci stanno e chiedono lo stop dell’ennesima riforma di Nordio.