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di Giovanni Maria Jacobazzi

Il Dubbio, 13 maggio 2026

Il lodo di Nordio e Sisto, su idea di Costa, per venire incontro agli allarmi dell’Anm. Soluzione in vista per il gip collegiale in materia di misure cautelari: i collegi saranno “distrettuali”. La soluzione, ipotizzata a via Arenula, ha il definitivo placet di Palazzo Chigi, e del sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano in particolare. È dunque pronto un rinvio tecnico - al fine di consentire agli uffici giudiziari di completare l’organizzazione necessaria - per la riforma che doveva entrare in vigore il 25 agosto. L’obiettivo è arrivare, a questo punto, a una applicazione stabile e strutturata delle nuove norme entro l’autunno. La novità più rilevante riguarda proprio il modello organizzativo scelto dal governo: il gip collegiale verrà realizzato a livello distrettuale, in modo da andare incontro alle richieste dell’Anm e superare le difficoltà operative dei Tribunali più piccoli. La riforma rappresenta uno dei pilastri dell’attuale stagione di interventi sulla giustizia targati Carlo Nordio, ed è stata fortemente caldeggiata da Enrico Costa. L’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera da anni porta avanti una battaglia garantista contro gli automatismi cautelari e contro quello che considera un eccessivo squilibrio tra accusa e difesa nella fase delle indagini preliminari.

Per l’ex viceministro della Giustizia, la collegialità nelle decisioni sulle misure cautelari rappresenta un passaggio decisivo per rafforzare le garanzie dei cittadini e ridurre il rischio di errori giudiziari. Il principio alla base della riforma è molto semplice: decisioni che incidono sulla libertà personale di un indagato non devono più essere affidate a un singolo magistrato ma a un collegio di giudici. Una scelta che, nelle intenzioni del governo e del ministero della Giustizia, dovrebbe favorire valutazioni più approfondite e meno condizionate dalle richieste della Procura. Il cuore della legge 114 del 2024 è infatti proprio l’introduzione della collegialità per le decisioni sulle misure cautelari personali. Secondo l’impostazione garantista della riforma, la presenza di più magistrati nella fase decisionale evita il rischio di un “appiattimento” sulle richieste del pm e assicurare una maggiore ponderazione del quadro probatorio.

La misura, tuttavia, ha incontrato fin dall’inizio la forte opposizione dell’Anm, che ha evidenziato una lunga serie di criticità sia sul piano sistematico sia sul piano organizzativo. Proprio per questo, l’Esecutivo, tramite il viceministro Francesco Paolo Sisto, ha deciso di aprire, all’indomani del referendum, un confronto con le toghe, e di lavorare a una soluzione che possa contemperare l’impianto garantista della riforma con le esigenze concrete degli uffici giudiziari. La scelta di creare il gip collegiale a livello distrettuale, mutuata dall’originaria ipotesi di Costa, nasce esattamente da questa esigenza. Molti Tribunali italiani, soprattutto quelli medio-piccoli, non dispongono infatti di un numero sufficiente di magistrati per garantire la formazione continua di collegi senza che questo paralizzi l’attività ordinaria. Centralizzare il sistema a livello distrettuale, cioè nel capoluogo del distretto di Corte d’appello, dovrebbe invece consentire una gestione più efficiente delle risorse, evitando blocchi e sovraccarichi.

La preoccupazione maggiore sollevata dall’Anm riguardava infatti la tenuta organizzativa del sistema. In numerosi uffici giudiziari il numero dei magistrati è estremamente ridotto e la costituzione di collegi per ogni decisione cautelare rischierebbe di rallentare pesantemente l’intera macchina penale. Il problema è particolarmente evidente nei procedimenti urgenti, come quelli legati al cosiddetto “codice rosso”, per i quali i tempi di intervento sono decisivi. Non mancano, comunque, le perplessità sul piano procedurale da parte dell’Anm. La riforma prevede infatti diverse eccezioni: alcune decisioni continueranno a essere affidate al giudice monocratico, come le convalide di arresto e fermo, i procedimenti direttissimi e le richieste formulate durante l’udienza preliminare. Una frammentazione che, secondo le toghe, rischia di generare disomogeneità applicative e conflitti interpretativi. Particolarmente delicata viene ritenuta anche la gestione dei procedimenti con più indagati. In questi casi potrebbero verificarsi situazioni differenti tra le varie posizioni processuali, con richieste cautelari diverse a seconda degli imputati. Questo potrebbe costringere gli uffici a separare i fascicoli, trasferendo alcune posizioni al collegio e lasciandone altre al giudice monocratico, con il rischio di disperdere la visione unitaria del procedimento.

Nonostante ciò, il governo continua però a considerare il gip collegiale una riforma qualificante della propria agenda sulla giustizia. La scelta distrettuale appare il punto di equilibrio trovato tra le esigenze garantiste rivendicate dalla maggioranza e le richieste avanzate dalla magistratura associata. Un compromesso che punta a salvare l’impianto politico della riforma senza ignorare le difficoltà operative denunciate dagli uffici giudiziari.