di Luigi Ferraiuolo*
Corriere della Sera, 24 gennaio 2025
Via al Giubileo della Comunicazione: papa Francesco ha evidenziato come la nostra società sia sempre più povera di rispetto. Anche a causa di una cattiva informazione. Forse nessuno ci ha fatto ancora caso, ma nel brano della lettera di Pietro (1Pt3, 15-16) citato da Papa Francesco come tema della Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali del Giubileo viene usata la parola rispetto. Lo scorso dicembre l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ha scelto rispetto come parola dell’anno. Il Papa sicuramente non “ci azzecca” nella scelta ma, come fa spesso Bergoglio, ha letto i segni dei tempi di una società sempre più povera di rispetto a causa anche dell’informazione o forse soprattutto per l’informazione. Un tema legato inscindibilmente, secondo noi delle Buone Notizie, alla qualità dei media ma anche alla loro credibilità e soprattutto al ruolo: che non è litigare in tv, aizzare le persone le une contro le altre, strombazzare accuse, spesso anche in buona fede, non capendo che quanto più si spettacolarizzano omicidi e gesti di violenza in tv, sui giornali e nei social, più diventano familiari e ripetibili.
Un male senza possibili cure, direte. Non è così: basterebbe rispettare i fondamentali delle notizie, come nello sport. Buona informazione, storie positive, solo racconto della realtà, non mistificazione; giornalisti al loro posto e non multiuso, preparati e non tanti ciarlatani come se ne vedono in giro. Senza laurea, senza studio, senza impegno non c’è buona informazione. Basterebbe rispetto: per gli altri e se stessi, per i lettori e la notizia. Rispettare affonda le radici in respicere che, letteralmente, significa guardare di nuovo, guardare indietro. Richiama cioè il dovere di non cedere alla smania del giudizio immediato figlio dell’emotività, che non tiene conto delle storie delle persone, delle loro battaglie. Occorre, invece, allenarsi al prendersi cura, al fare attenzione, così che le persone e la comunità possano crescere in armonia. Il rispetto, dunque, come rivendicazione dell’importanza delle relazioni autentiche, oltre la superficialità, libere dalla schiavitù della banalità, dell’approccio mediato dai social, che possono essere un bene - ma è difficile - a patto che non si deleghino loro i rapporti umani.
*Segretario generale Premio Buone Notizie









