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di Liana Milella

La Repubblica, 29 maggio 2024

La riforma della giustizia già oggi in Consiglio dei ministri: Forza Italia realizza il sogno di Berlusconi. E Sisto presenta ai suoi il testo. La separazione delle carriere, con un incontro inopportunamente anticipato e reso pubblico addirittura il giorno prima, ieri è approdata al Quirinale. Poco dopo le 19. E oggi arriverà anche in Consiglio dei ministri per il primo via libera. L’obiettivo del Guardasigilli Carlo Nordio, “scortato” dal sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano nella veste ormai di “ministro ombra”, era quello di bruciare i tempi e strappare proprio al Colle una sorta di consenso a presentare il testo. Che, in questo caso, sarebbe arrivato dal vertice dello stesso Csm, visto che Sergio Mattarella accomuna nella sua persona entrambe le “presidenze”, della Repubblica e del Csm.

L’obiettivo di Nordio e Mantovano, ottenuto quell’assenso, era di portare subito, già oggi, il testo a palazzo Chigi. La convocazione del consiglio dei ministri “numero 88” è arrivata lo stesso. Diffusa poco dopo le 21 e trenta. Anche se non risulta che ci sia stato alcun via libera preventivo del Quirinale. Il quale invece, mediaticamente, si è chiuso nel più totale riserbo. Nessuna indiscrezione né sul mini vertice - durato meno di 45 minuti, troppo poco per valutare una riforma costituzionale di tale portata - né tanto meno sul futuro della riforma stessa. D’altra parte non è prassi che il Quirinale autorizzi in anticipo, e sulla base di un colloquio informale, la presentazione di una riforma della Carta.

Dal Colle non è neppure giunta la comunicazione ufficiale dell’incontro con la classica formula dei soli nomi. Da Enrico Costa di Azione è giunta invece una bacchettata: “Una sgrammaticatura istituzionale. Evitino di tirare per la giacca il capo dello Stato nelle loro sbracate strumentalizzazioni elettorali”. Ma tant’è. Su input della premier Giorgia Meloni, il Guardasigilli Nordio aveva fretta, e nel corso della giornata ha confermato più volte, e a più fonti, che il suo testo sarebbe stato discusso già oggi, come chiedeva con insistenza Forza Italia con Antonio Tajani dopo la promessa della stessa premier di ottenere prima delle europee la riforma che avrebbe voluto Berlusconi. La separazione delle carriere è una “questione di partito”. Il bonus elettorale per Forza Italia. E proprio da via Arenula il vice ministro forzista, nonché avvocato barese Francesco Paolo Sisto, per tutta la giornata è partito alla volta di Camera e Senato per presentare ai “suoi” parlamentari il testo della riforma.

Una giornata di passione la sua per rendere edotti i suoi colleghi su cosa contiene. Eccolo con il vicepresidente della commissione Giustizia della Camera Pietro Pittalis. E poi al telefono col capogruppo Tommaso Calderone, trattenuto in Sicilia da ragioni elettorali. E ancora al Senato con Pierantonio Zanettin. In mano ha tre fogli. La riforma è tutta lì. Che lui via via squaderna. Non ha ancora certezze sul Consiglio dei ministri. Ma può dire che Nordio vuole assolutamente che si faccia subito, anche se si susseguono le voci di un probabile slittamento al 3 giugno.

La riforma arriverà stamattina con un fuori busta. Non è passata neppure per il solito pre-consiglio. Dalla ridda di bozze che in queste settimane si sono sovrapposte l’una all’altra, anche più d’una nella stessa giornata, ecco come cambierà la giustizia italiana. Nelle intenzioni del governo addirittura con l’idea di ottenere il primo via libera già prima di agosto, con poche e concentrate audizioni lampo. Una netta separazione delle carriere di giudice e di pm, con due concorsi separati. Che saranno previsti con una legge ordinaria. Un solo Csm, presieduto da Mattarella, con due braccia ben distinte. Una sezione per i pm e una per i giudici.

E qui un durissimo “schiaffo” alle toghe. Il sorteggio “secco” in chiave anti correnti. Non potranno più votare per i loro rappresentanti che saranno sorteggiati. I laici invece saranno “eletti” dal Parlamento. Il Csm “perde” anche la sezione disciplinare. Sarà un’Alta corte a mettere sotto processo i magistrati che sbagliano. La figura dell’avvocato entra nella Costituzione. L’azione penale resterà obbligatoria. La premier Meloni almeno ha detto no alla discrezionalità.