di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 18 agosto 2024
L’ex ministra e senatrice della Lega: “Celle e femminicidi le priorità. Basta con questa storia. Nessuno di noi vuole garantire impunità ai colletti bianchi, puntiamo a tutelare tutti i cittadini e ogni abuso va perseguito. Infatti, è già stato introdotto un reato per evitare lacune e in cantiere c’è una riforma complessiva di tutti i reati contro la Pubblica amministrazione”. Giulia Bongiorno, leghista, presidente della Commissione Giustizia del Senato (ma anche una delle più note penaliste italiane), non accetta “la narrazione secondo cui il centrodestra si muove sulla Giustizia per proteggere solo gli amministratori pubblici”.
Sulla Giustizia le sensibilità, anche dentro le coalizioni, sono diverse. È strano che l’opposizione di fronte alle nuove leggi, la Nordio e quella sulle carceri, faccia l’opposizione?
“Abbiamo approvato interventi di diritto processuale e sostanziale che riguardano tutti. Affermare che tuteliamo la casta non ha alcun fondamento. Anche le riforme approdate recentemente alla Camera sul Csm e sulla separazione delle carriere sono dirette a tutti, perché vogliono combattere le degenerazioni del correntismo e garantire parità tra accusa e difesa in tutti i processi”.
Forza Italia preme per una riforma della custodia cautelare, il ministro Nordio pensa di lavorare su chi ha già maturato gli arresti domiciliari ma non sa dove andare. Lei che opinione ha?
“Non replicheremo gli errori del passato: no a svuotacarceri”.
Le opposizioni hanno attaccato soprattutto sull’eliminazione del reato di abuso d’ufficio e la nascita di quello di peculato per distrazione...
“Una contraddizione: se si contesta il vuoto creato dall’abrogazione dell’abuso, non si può al contempo criticare un reato che mira a colmare quel vuoto. È noto che io stessa avevo messo in guardia dai rischi di un’abolizione, ma il nuovo peculato va nella direzione esatta e, a ogni modo, ci sarà una riforma complessiva della materia”.
E la legge Severino? Cancellerete anche quella?
“Uno dei quesiti del referendum promosso dalla Lega riguardava proprio la Severino, quindi è evidente che un intervento sul tema ci trova favorevoli. Attenzione, però, perché ci sono questioni più urgenti, come il sovraffollamento delle carceri e i numerosi femminicidi”.
La riunione di maggioranza mentre alla Camera si approvava il decreto carceri ha suscitato reazioni animate...
“Una maggioranza che mentre approva un provvedimento già guarda al secondo e al terzo andrebbe applaudita. La giornata di un detenuto dura duecentoquaranta ore, non ventiquattro. Ed è inaccettabile che si attribuisca a questo Governo un problema antichissimo”.
Le carceri e il loro sovraffollamento sono un dramma e una vergogna nazionale, c’è chi torna a parlare anche di amnistia. Che ne pensa?
“Lo Stato può e deve privare della libertà chi commette reati, ma deve anche garantire la dignità dei detenuti. Chi continua a invocare amnistie e svuotacarceri fa una richiesta anacronistica: se siamo al sovraffollamento, è anche perché quando si sarebbero dovute costruire nuove strutture si è invece fatto ricorso a provvedimenti che si sono trasformati in porte girevoli: chi all’improvviso viene messo in libertà torna sistematicamente a delinquere. Il ministro presto illustrerà il suo piano, credo che ci occuperemo anche di misure cautelari”.
Come pensa che cambieranno?
“A oggi non esiste alcun testo. Servirà uno sforzo per cercare dei parametri oggettivi, perché a volte c’è un utilizzo non adeguato di misure eccezionali. Leggo provvedimenti giudiziari in cui si cita il rischio di reiterazione di reati che sono stati commessi anni prima e mai ripetuti nel tempo, mentre a volte a un uomo violento e ossessivo si applica il semplice divieto di avvicinamento alla vittima, anche se l’esperienza insegna che a una violenza ne seguono molte altre”.
Quanto ha pesato la vicenda Toti sul nuovo impeto di governo e Parlamento sulla giustizia?
“Zero. Nessuno ha mai chiesto accelerazioni a favore di qualcuno, né per Toti né per altri”.
Ha accennato ai femminicidi. Il Codice Rosso per le donne vittime di violenza si deve a lei. State maturando altro?
“Quando applicato correttamente, il Codice Rosso riesce a prevenire i femminicidi. Non sempre, però, vengono rispettati i tempi previsti. Proprio in questi mesi abbiamo approvato un rafforzamento del Codice Rosso che dà poteri di controllo sui tempi ai procuratori capi. A questo punto, se dovessimo constatare colpevoli ritardi, penseremo a una stretta ulteriore”.
E le intercettazioni? Si sta pensando di limitarle al minimo?
“La commissione che presiedo ha fatto una lunga indagine ed è pacifico per tutti che le intercettazioni sono indispensabili. Gli interventi fatti, e che faremo, sono chirurgici, su singole norme che richiedono correzioni: nessuno cancellerà mai, o ridurrà drasticamente, le intercettazioni”.










