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di Don Gino Rigoldi

Corriere della Sera, 20 dicembre 2023

Ho incontrato molti ragazzi che hanno commesso reati gravi. Bene le proposte che vanno nella direzione della formazione. Meno utili mi sembrano gli appelli per aggravare le pene. Dopo 50 anni di carcere posso dire di aver incontrato molti ragazzi che, come Filippo, hanno commesso reati altrettanto gravi. Non tocca a me giudicare (ci pensano i giudici), a me, a tutti noi, spetta il compito di conoscere la storia che c’è dietro, perché c’è sempre un motivo dietro a un comportamento. Io non ho mai incontrato i così detti “raptus” scollegati dalla storia di una vita. Però ho incontrato molti adulti increduli per un gesto compiuto da un figlio o da una figlia, giudicato improvviso e inspiegabile. Ci si chiede “come è possibile?”, convinti di aver fatto ogni cosa perché tutto andasse sempre per il meglio.

Mi sembra che siano già all’opera gli esperti per esaminare questa vicenda: lo sfondo è quello della superiorità maschile, forse anche della paura di perdere una sorta di salvagente per la propria immagine e forse per la propria stessa vita. Si accenna a possibili patologie mentali. Tutte le autorità fanno proposte che vanno nella direzione della formazione dei giovani, in particolare per le caratteristiche dei rapporti di genere. Meno utili mi sembrano gli appelli per aggravare le pene. Dobbiamo ridare dignità a una parola “sacra” ma fraintesa: educazione. Un termine che nella sua essenza quasi si identifica con altri due termini, relazione e amore. “Educazione” non significa buone maniere, “relazione” non significa dare e ricevere favori, “amore” non vuol dire attrazione fatale.

La capacità di costruire relazioni sane, positive non è innata, si impara: occorre “andare a scuola di relazione”. La sofferenza che vedo nei giovani mi sembra nascere dall’assenza di un mondo adulto capace di insegnare l’ABC della relazione. In definitiva, nella nostra società circola poco, pochissimo amore. Ripartiamo dunque dall’amore: guardarsi in faccia, riconoscere il valore dell’altro, saper accettare il disaccordo ma cercare sempre una strada da percorrere insieme. Tocca a noi scegliere se l’altro che incontriamo può essere un alleato o un concorrente.