di Bruno Ferraro*
Libero, 13 ottobre 2024
Prima il caso di una pensionata novantenne di Napoli che in piena pandemia Covid si è allontanata per controlli sanitari dalla sua abitazione nel quartiere Pizzo Falcone e al ritorno l’ha trovata occupata da persone che hanno buttato in strada mobili e suppellettili e, non paghe della prodezza, hanno avviato addirittura lavori abusivi di ristrutturazione. Poi l’indagine di una emittente televisiva che ha documentato la gravissima entità del fenomeno (7.000 case occupate a Napoli, 161 palazzi a Roma in stato di degrado) e la collaudata strategia occupativa di clan e famiglie varie (porte sfondate, presenza di donne e bambini in modo che forze dell’ordine Comuni e Prefetture siano impossibilitati a intervenire con la necessaria efficacia e tempestività).
Nell’agosto 2023 il ministro degli Interni Piantedosi ha definito inaccettabile la situazione creatasi nelle grandi città, causa di degrado, insicurezza e alimento della piccola e grande criminalità. A Ostia e Treviso sono stati usati i droni per verificare la presenza o meno di persone all’interno di villette, rendendo inefficace l’oscuramento delle abitazioni prese di mira. Ne consegue all’evidenza la necessità di correre ai ripari per arginare una situazione del tutto inaccettabile, al cui propagarsi hanno sicuramente contribuito immigrati abusivamente arrivati nel nostro “accogliente Paese”. Bene ha fatto quindi il governo Meloni a correre ai ripari, usando il pugno duro nei confronti degli occupanti od aspiranti tali con una iniziativa normativa destinata ad alzare la soglia repressiva ed apporre un freno a livello di prevenzione.
Questi i punti della proposta: ampliamento dell’art. 634 codice penale con l’introduzione del reato di spoliazione o turbativa violenta del possesso o della detenzione di cose immobili; intervento diretto della polizia giudiziaria in caso di fragranza; denunzia, nel caso di trascorsa fragranza, all’Autorità giudiziaria che nelle 48 ore successive dispone lo sgombero e l’immediata restituzione dell’immobile al legittimo proprietario; eliminazione dello spazio di intervento dei Prefetti, sia per la constatata inefficacia dell’intervento medesimo, sia per vanificare l’anomalia di una ingerenza amministrativa in una vicenda gestita dall’Autorità giudiziaria; esclusione del rito abbreviato per scongiurare diminuzioni di pena ed altri benefici.
Basterà? C’è di augurarsi di sì, visto che il provvedimento si muove nel segno della legalità, dello Stato di diritto e della difesa del diritto di proprietà che ha un preciso fondamento costituzionale. Forse, ad avviso dello scrivente come spiegato in un precedente articolo, sarebbe stato possibile legittimare un diretto potere di sgombero della Polizia giudiziaria, sulla base su di una verifica dei contratti per la fornitura di energia elettrica, gas ed acqua. È evidente che nel caso di contratto intestato ad altro soggetto l’abusività dell’occupazione avrebbe una dimostrazione addirittura documentale: e ciò in perfetta coerenza con i principi di uno stato di diritto e, se mai, costringendo gli occupanti a dimostrare la detenzione dell’immobile oggetto di rivendicazione.
*Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione










