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di Paolo Frosina

 

Il Fatto Quotidiano, 3 gennaio 2020

 

Un anno fa hanno vinto il concorso, ma il decreto ministeriale necessario per la messa in ruolo è bloccato perché manca la copertura finanziaria. Quando hanno sostenuto le prove scritte era il gennaio del 2018. Al governo c'era Paolo Gentiloni, il ponte Morandi a Genova era ancora in piedi e Stephen Hawking ancora in vita. Sono passati due anni e i 251 neo-magistrati vincitori del concorso bandito a maggio 2017 aspettano ancora il decreto di immissione in ruolo.

La loro storia è da record: mai in Italia era trascorso tanto tempo tra la fine della selezione - gli ultimi orali risalgono allo scorso 6 maggio - e l'inizio del tirocinio negli uffici giudiziari. Di solito ci vogliono al massimo tre mesi, qui siamo già a otto. Un ritardo ancor meno spiegabile se si pensa che alla magistratura italiana mancano oltre 1.600 uomini e donne, tra scoperture (1.008 posti vacanti sui 9.991 attuali, il 10,1%) e aumenti di organico promessi ma non ancora realizzati (i 600 magistrati in più previsti nella legge di Bilancio 2019, che nei prossimi 3 anni dovrebbero portare il totale dell'organico a 10.591).

Chi si oppone al blocco della prescrizione dopo il primo grado, in vigore per i reati commessi dal 1° gennaio, dice che la riforma è pericolosa se non accompagnata da misure volte a ridurre i tempi dei processi. Ma perché allora tenere ai box tante energie fresche, in grado di far respirare procure e tribunali in affanno? Il problema, manco a dirlo, sono i soldi. Già in primavera, al ministero della Giustizia si capisce che non ci sono le coperture per assumere le giovani toghe nell'anno in corso. Ma la legge parla chiaro: dopo il concorso il Csm ufficializza la graduatoria, e da quel momento il Ministro ha venti giorni per firmare il decreto di nomina.

Non rispettare il termine, però, non rende l'atto invalido, ma implica una semplice responsabilità politica. Così per Alfonso Bonafede inizia la "missione 2020": le assunzioni devono slittare all'anno nuovo, costi quel che costi. Un assist arriva proprio dal Csm, che il 24 luglio approva una prima graduatoria "con riserva", perché il padre di una candidata vincitrice è stato intercettato dalla Procura di Napoli mentre cercava aiuti per far passare il concorso alla figlia. In teoria ciò non impedisce che almeno gli altri 250 possano iniziare il tirocinio, ma il Ministro coglie al volo l'occasione e rispedisce l'atto a palazzo dei Marescialli (un inedito assoluto) chiedendo di sciogliere la riserva sul caso prima di emettere il decreto.

Così si arriva al 16 ottobre, quando esce la seconda graduatoria, stavolta definitiva: la candidata è ammessa. Ma i 20 giorni passano e il decreto ancora non arriva. E i 251 vincitori iniziano a preoccuparsi per il loro destino, tanto più che nessuno si preoccupa di far sapere loro qualcosa. Le Pec (posta elettronica certificata) indirizzate al Ministro o al suo capo di Gabinetto rimangono senza risposta: i soli aggiornamenti, informali, vengono dai funzionari di via Arenula. È da loro che, il 16 novembre, i neo-magistrati apprendono che il decreto è stato sì firmato, ma rimandato subito indietro dalla Ragioneria generale dello Stato, perché la norma di copertura è inidonea. E Bonafede lo sapeva dall'inizio.

"Comprenderà il nostro sconcerto - scrivono al Guardasigilli qualche giorno dopo - nell'apprendere una notizia che ben poteva esser resa nota già all'esito delle prove d'esame; a ciò si aggiunga che da più parti, compresi gli uffici del suo ministero, ci veniva confermato che i motivi del ritardo erano da ricondurre esclusivamente alla nota riserva, non appena sciolta la quale si sarebbe proceduto con la nomina.

Siamo a richiederle dovute delucidazioni in merito, anche in virtù del principio di trasparenza della pubblica amministrazione di cui siamo diretti interessati". Risposte? Ancora nessuna. Anche se i fondi adesso ci sono: l'articolo 1, comma 416, della legge di Bilancio 2020 stanzia 13,9 milioni per l'anno a venire, che aumentano progressivamente fino a 25,6 milioni (nel 2029). E il Ministro, su Facebook, annuncia "più magistrati, con 250 nuove assunzioni".

Dal suo staff giurano che il decreto arriverà entro il 10 gennaio. Ma le neo-toghe ormai sono disilluse. "Alcuni di noi hanno superato l'orale più di un anno fa", si sfoga uno dei vincitori. "Nel frattempo siamo in attesa, molti di noi senza lavoro e stipendio. Preferiremmo che il ministro ci dicesse qualcosa, invece di farsi bello sui social".