di Piero Sansonetti
Il Garantista, 24 febbraio 2015
Nessuno sa bene come si scrive il suo nome, e tantomeno come si pronuncia. Tutti sanno però come vanno a finire, in genere, le sue inchieste: archiviazione. È rarissimo che si arrivi al processo vero e proprio, e se ci si arriva, di solito, c'è l'assoluzione.
Però le sue inchieste finiscono tutte sulla prima pagina dei giornali, grazie alla celebrità degli imputati. Il suo nome, comunque, si scrive con due H, una K, una W, una J, una ispsilon e un gran numero di O: Henry John Woodcock. E si pronuncia udcoc, con la u un po' aspirata. È tra i pochi Pm a non aver mai protestato contro la prescrizione.
Per Woodcock è un problema che non si pone: il suo lavoro si conclude, di norma, molto prima che scattino i tempi della prescrizione. A occhio, è un tipo che non ci tiene molto alla condanna: ci tiene all'incriminazione. Potremmo dire che tecnicamente non è forcaiolo, è solo manettaro. Ieri è tornato alla ribalta perché lo Stato dovrà pagare 40 mila euro di risarcimento, per ingiusta detenzione, al figlio dell'ex re d'Italia, cioè a Vittorio Emanuele di Savoia, che nel 2006 fu fatto arrestare proprio da Woodcock e accusato di cose orrende (associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione e robe simili) e invece era innocente e quella inchiesta per lui (e per un altro bel gruppetto di persone, delle quali parecchie piuttosto note) fu un grosso guaio. Ora il figlio del re avrà questo "scalpo" di 40 mila euro e glielo pagheremo noi cittadini, con le tasse. Se andate a leggere su Wikipedia la biografia di Woodcock vi divertirete abbastanza.
Ha iniziato un gran numero di inchieste tutte ad effetto (vallettopoli, vip, Jene 2, P4) ma tutte sono state sommerse dalle archiviazioni. Leader politici, attori ed attrici, giornalisti, gente di ogni specie passate ben bene al tritacarne, e poi un Gip, o una Corte, che prende le carte in mano e chiede scusa agli imputati.
Il bello è che tutto ciò non c'entra niente con la responsabilità civile dei magistrati. Prevista solo per le inchieste avviate da un Pm ingiustamente per "dolo o colpa grave". Qui il problema della legittimità dell'inchiesta non è stato neppure esaminato, siamo solo alla "ingiusta detenzione", e quindi, anche se passerà) la legge sulla responsabilità civile, toccherà sempre allo Stato pagare per la leggerezza dei Pm. Io allora ho una proposta.
Così, da profano (diciamo pure un po' populista, ma per una volta posso fare anch'io il populista?). Quando un Pm inizia la sua carriera, gli viene consegnato un blocchetto con tanti buoni (10, 20: decideremo poi il numero). Ogni volta che un suo arresto si rivela ingiustificato, il Pm deve consegnare un buono. Quando li ha finiti, non può arrestare più nessuno.
E così almeno si da una regolata. Perché il problema di Woodcock (che tra l'altro, personalmente, è una persona simpaticissima) non è che deve pagare per i suoi errori (figuriamoci: chissenefrega!), ma è che nei prossimi mesi ed anni continuerà a poter arrestare chi gli pare e piace. E lo farà: vedrete se lo farà! Dovremo pure inventarci un meccanismo per frenare questa frenesia, no? Il sistema del blocchetto mi pare un buon sistema.









