di Liana Milella
La Repubblica, 4 giugno 2020
Il Csm, almeno per metà, quella di destra della politica e della magistratura, è in aperto dissenso con il Guardasigilli Alfonso Bonafede per via del suo nuovo capo di gabinetto. Proprio nelle stesse ore in cui il ministro della Giustizia, in via Arenula, sta mettendo a punto la riforma del Csm, ecco che nello stesso Csm cresce una fronda sulla toga che il ministro della Giustizia ha scelto come primo magistrato da mettere al suo fianco nel palazzo: Raffaele Piccirillo, toga solo molto vagamente riconducibile alla sinistra di Area.
Il ministro opta per lui, già con un passato in via Arenula come capo degli Affari di giustizia quando era Guardasigilli Andrea Orlando, e una solida esperienza europea nel Greco, il gruppo degli stati contro la corruzione, in cui tuttora rappresenta l'Italia. Nomina urgente la sua dopo le dimissioni dell'ormai ex capo di gabinetto Fulvio Baldi di Unicost, per via delle sue conversazioni con l'ex pm Luca Palamara, in cui i due trattavano l'arrivo al ministero (poi non riuscito) di candidati segnalati proprio dallo stesso Palamara.
Ma che succede al Csm, che deve autorizzare la cosiddetta "messa fuori ruolo" di Piccirillo? Parte una solida fronda dal centrodestra, che si manifesta già durante i lavori della terza commissione, quella che si occupa della mobilità delle toghe da un ufficio all'altro. La presidente è Maria Paola Braggion, giudice di Magistratura indipendente, vice presidente il forzista Alessio Lanzi, consiglieri Michele Ciambellini di Unicost, Ilaria Pepe di Autonomnia e indipendenza, la corrente di Davigo, Giuseppe Cascini di Area, Stefano Cavanna della Lega.
L'ostilità monta subito, appena Bonafede ufficializza la sua scelta. Basta leggere i risultati del voto su Piccirillo usciti dalla commissione. Favorevoli a mandarlo in via Arenula solo Ciambellini e Cascini, quindi Unicost e Area. Nettamente contrario il leghista Cavanna che vota no. Mentre si astengono Braggion, Pepe e Lanzi. Insomma, la destra della politica (Lega e Forza Italia) è contraria. Centro e sinistra sono a favore. In commissione non c'è nessuno laico indicato da M5S.
Perché? Cosa c'è che non va? Perché Piccirillo non potrebbe fare il capo di gabinetto? Perché, secondo chi vota no o si astiene, se lasciasse la sua attuale collocazione presso la procura generale della Cassazione come sostituto lì si creerebbe un vuoto.
Il suo è un ufficio, come annota meticolosamente la stessa commissione nella proposta pur favorevole a Piccirillo inviata al plenum, che ha il 20,83% di scopertura, nel senso che mancano dei magistrati. Quindi perché levargliene un altro ancora? Ma, come fa osservare chi è favorevole, secondo la Costituzione, proprio il Guardasigilli riveste un ruolo per così dire costituzionalmente protetto, e questo può ben far superare il problema della scopertura, tenendo conto peraltro che il capo dell'ufficio, cioè il procuratore generale Giovanni Salvi, ha già dato il suo via libera a Piccirillo.
A questo punto l'esito del voto è incerto. Perché Piccirillo dovrebbe contare su dieci voti sicuri, i 5 di Area, i 3 di Unicost, i 3 di M5S. E siamo a 11. Dovrebbe votare a favore anche il Pg Salvi. Siamo a 12. Sul fronte del no sicuramente i due consiglieri della Lega. Tutto dipende da come votano Magistratura indipendente (3 consiglieri) e Autonomia e indipendenza (5), se confermano l'astensione già data in commissione o la trasformano in voto contrario. Non è detto inoltre che Autonomia e indipendenza voti compatta perché molte volte Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita si sono espressi in modo difforme da Piercamillo Davigo, Ilaria Pepe e Giuseppe Marra. In bilico anche il voto del primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone di Mi.
Resta la singolarità di una contrapposizione tra Csm e ministro della Giustizia, scatenata soprattutto dalla destra della politica e della magistratura, su una poltrona strategica come quella del capo di gabinetto, proprio mentre il ministro sta riformando lo stesso Csm, con una riforma che però non piace proprio alla destra. Tant'è che, a brutto muso, dopo un incontro in via Arenula, proprio il centrodestra ha definito "irricevibili" le proposte di Bonafede. Il ministro risponde e dice che la sua riforma "non ha pregiudizi ideologici". Ma tant'è, intanto parte un'azione di disturbo sul capo di gabinetto.










