di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 3 marzo 2015
In 28 Istituti, il 14 per cento del totale, è presente il minerale cancerogeno fuori legge dal 1992.
C'è un killer silenzioso nei penitenziari italiani che potrebbe aver mietuto vittime a lungo termine, Parliamo dell'amianto che è presente nel 14 per cento delle carceri. A rivelarlo è una mappatura aggiornata al gennaio del 2015 in possesso del Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
"Attualmente - comunica il Dap in una nota - sono in corso tutti i controlli e le opere necessarie per rimozione, smaltimento e messa in sicurezza. Il Dipartimento, in continuità con il passato, assicura massima attenzione e tempestività negli interventi futuri". Grondaie, tettoie, pannelli, cassoni, parti di impianti di depurazione, canne fumarie, manufatti all'interno dei vecchi penitenziari continuano a minacciare la salute di chi in galera sconta una pena e di chi ci lavora. Su un totale di 28 carceri è presente il minerale cancerogeno, l'eternit, usato comunemente nelle costruzioni fino al 1992, poi bandito dal nostro Paese attraverso la legge 257.
Il quadro presentato dalla mappatura risulta inquietante. Nelle carceri del Piemonte, il Dap segnala ad Alessandria coperture di un locale tecnico con lastre ondulate tipo eternit; presso il carcere di Fossano ci sono lastre di cemento-amianto ricoperte da tegole.
A Novara e presente il minerale cancerogeno utilizzato per la copertura della caserma degli agenti e della palestra dove i detenuti fanno attività. A Torino sono in corso verifiche circa il materiale utilizzato per piani interrati del carcere e della caserma, Nelle carceri della Toscana risulta quello di Grosseto con le canne fumarie rivestito di amianto; a Lucca è in corso lo smaltimento di manufatti in eternit; a Massa e a Pisa la direzione carceraria ha chiesto alla Asl la verifica della pericolosità di alcuni manufatti; a Montelupo Fiorentino dopo l'eliminazione di manufatti cancerogeni nel 2013 e stata avviata un'altra procedura di smaltimento ; a Prato sono presenti due coperture in eternit e la direzione carceraria sta valutando delle possibili soluzioni. In Umbria rimangono da risanare dei locali nella struttura carceraria di Spoleto. Nelle carceri sarde sono in corso lavori di rimozione di manufatti in amianto al carcere di Isili e Is Arenas con termine previsto entro il primo trimestre
2015; al carcere di Mamone si e in attesa del nulla osta dei Beni Culturali per la demolizione di un fabbricato e a quello di Alghero sono in fase di programmazione gli appalti per la rimozione, Nelle carceri siciliane ci sono presenze a Castelvetrano con due recipienti di eternit, a quello di Catania il minerale cancerogeno e presente in una tettoia, al carcere di Enna sono accantonati materiali da smaltire, nell'istituto dismesso di Favignana ci sono 150 pannelli in eternit; a Giarre risultano piccoli manufatti in eternit; a Noto sono presenti 10 contenitori in eternit e al carcere di Trapani c'è amianto nelle coperture del magazzino.
In Sicilia c'è l'Ucciardone di Palermo dove è ancora in corso la rimozione di materiale in eternit e al carcere di San Cataldo esiste una quantità non precisata di eternit su cui è stata avviata una verifica. In Emilia Romagna, nella scuola di formazione della polizia penitenziaria di Parma, c'è una tettoia nel parcheggio automezzi con presenza di amianto sotto soglia; nel carcere di Piacenza si è in attesa dei risultati delle analisi commissionate sulle fibre presenti nella pavimentazione di un locale, In Calabria, nel carcere di Lamezia Terme, si sta valutando la rimozione di un manufatto in amianto. Non si registra infine presenza di amianto nelle strutture di Lombardia, Basilicata, Lazio, Puglia, Campania, Veneto e Liguria.
Nonostante la messa a bando, di amianto si continua a morire. Dalla legge 257 del 1992 che ha sancito la messa al bando delle fibre "velenose", solo 500mila tonnellate di materiale killer sono state bonificate: ovvero solamente il 2% di quello presente sul territorio. L'Italia è fra l'altro uno dei Paesi più esposti: è stato fino alla fine degli anni 80 il secondo maggior produttore europeo di amianto dopo l'ex Unione Sovietica, nonché uno dei maggiori utilizzatori. La sua dannosità era stata riconosciuta addirittura nel 1932 quando alcuni operai americani avevano fatto causa alla loro ditta. In Italia - come abbiamo ricordato - solo nel 1992 ne hanno vietato l'impiego. Il risultato è che ogni anno, nel nostro "Bel Paese", muoiono migliaia di persone che sono state in contatto con l'amianto. L'epicentro è la Venezia Giulia perché lì ci sono i cantieri navali di Monfalcone visto che tutto era fatto in amianto.
In quella regione, più o meno tutte le famiglie hanno il proprio morto di amianto. Le fibre di amianto ti penetrano nella pleura, poi d'un tratto, anche a cinquant'anni di distanza, si risvegliano e ti annegano di liquido in un mese. Di amianto si continua a morire e la statistica è inquietante: 5.000 morti all'anno con ancora 34mila siti da bonificare.











