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di Andrea Colombo

Il Manifesto, 10 dicembre 2024

Vietato pubblicare le ordinanze, ma nessuna sanzione. Il bavaglio c’è ma per finta. Il consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto che vieta ai giornali la pubblicazione di estratti dagli atti di custodia cautelare sino al termine delle indagini preliminari o dell’udienza preliminare. Si intende che è vietato pubblicare i virgolettati precisi perché il senso dell’atto può essere riassunto e ricapitolato a piacimento e i capi di imputazione possono essere riportati alla lettera. Ma non è per questo che il bavaglio è tale solo per modo di dire. La premier, dopo giorni di consultazione con il guardasigilli Nordio, ha infatti scelto di eliminare ogni tipo di sanzione, oltre che di disattendere la richiesta di Fi che voleva l’estensione del divieto di pubblicazione anche per gli atti di sequestro. Insomma i virgolettati non si possono pubblicare ma se capita non succede niente non essendoci più sanzioni.

Non è che il Governo ci abbia ripensato per questioni di principio. In questo caso, come in quello del decreto che avrebbe dovuto impedire ai magistrati di esprimere opinioni e che è stato cassato senza che se ne facesse niente, la settimana scorsa, hanno prevalso considerazioni tattiche. Ieri alla Camera è iniziata la discussione generale sulla separazione delle carriere. Sarà approvata in gennaio. La seconda lettura, necessaria trattandosi di riforma costituzionale, dovrebbe essere conclusa prima della pausa estiva anche se potrebbe slittare a settembre. In entrambi i casi il referendum dovrebbe svolgersi nei primi mesi del 2026. È una prova che il governo non può permettersi di perdere e per farcela la premier ritiene che sia opportuno non dare la sensazione di una crociata in corso contro la magistratura. Meglio soprassedere su misure del resto poco apprezzate dallo stesso Nordio, più di facciata che altro.

Meloni conta di ottenere sulla riforma costituzionale della giustizia una maggioranza più ampia di quella sul premierato. I 5S sono naturalmente i più ostili. Ieri hanno presentato la pregiudiziale di costituzionalità, che sarà respinta e la deputata Ascari ha tuonato contro “il sogno di Berlusconi che si realizza”. Pd e Avs sono altrettanto categorici su una riforma che è “contro la magistratura”. Ma i centristi di Iv, Azione e +Europa, essendo sempre stati a favore della separazione, sono di altro avviso. Non significa che si possa evitare il referendum e neppure che il governo lo auspichi. Il guardasigilli ha ripetuto più volte di “non temerlo” e ieri il suo viceministro Sisto, forzista, è stato anche più chiaro: “Il referendum è la miglior soluzione. Tutto passerà attraverso il giudizio degli italiani e questo dovrebbe tranquillizzare tutti”.

Nelle previsioni del governo il referendum, che non necessiterà di quorum, dovrebbe confermare la separazione delle carriere perché - si ritiene - agli elettori di destra si aggiungeranno quelli centristi e probabilmente anche la parte più garantista dell’elettorato di sinistra e perché la popolarità dei magistrati, dopo gli scandali degli ultimi anni, non è più quella di un tempo.

La premier, con un cambio di corsia piuttosto repentino ha deciso di puntare sulla giustizia invece che sul premierato fondamentalmente per due considerazioni. La sfida sulla forma di governo appare più rischiosa, disponendo l’opposizione di una carta preziosa come il rischio di esautorare il capo dello Stato. Ma soprattutto, anche in caso di vittoria, l’introduzione del premierato renderebbe inevitabile una nuova legge elettorale e per il centrodestra una legge più vantaggiosa di quella in vigore semplicemente non esiste. Molto meglio votare prima e pensare al referendum poi.