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di Alessandro Miani*

Corriere della Sera, 17 febbraio 2025

Ci sono aree del Paese in cui l’esposizione ad agenti inquinanti è nettamente maggiore. Bisogna garantire un futuro sostenibile e giusto, per proteggere la salute pubblica e rafforzare il tessuto sociale ed economico. La giustizia ambientale è un tema cruciale per l’Italia, Paese che, pur vantando una ricca biodiversità e un patrimonio naturale unico, deve però fare i conti con una crescente disuguaglianza sociale nell’accesso a un ambiente sano. La relazione tra condizioni socio-economiche e rischio ambientale è evidente: le comunità più vulnerabili subiscono l’impatto maggiore di inquinamento e degrado ambientale.

Questo fenomeno solleva questioni etiche e politiche, sottolineando la necessità di azioni mirate per assicurare una distribuzione equa dei benefici ambientali e la protezione dei gruppi più svantaggiati. La questione si manifesta con forza soprattutto nelle aree urbane e industrializzate, dove vive oltre il 70% della popolazione.

Secondo un rapporto dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), oltre il 28% degli italiani vive in aree ad elevato rischio di inquinamento, con concentrazioni di polveri sottili (PM10 e PM2,5) che superano regolarmente i limiti di sicurezza fissati da UE e Oms. Città come Torino, Milano e Roma hanno registrato livelli di inquinamento atmosferico tali da essere tra le prime in Europa per la quantità di giorni di superamento dei limiti di PM10, con gravi conseguenze per la salute pubblica. Questo tipo di inquinamento colpisce in maniera sproporzionata le fasce di popolazione più deboli: bambini, anziani e famiglie a basso reddito, che spesso vivono nelle periferie delle grandi città, vicino a siti industriali o arterie stradali trafficate. La mancanza di spazi verdi accessibili e la scarsa qualità dell’aria sono fattori che aumentano il rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari in questi gruppi, con un’incidenza del 20-30% maggiore rispetto a chi vive in quartieri con migliori condizioni ambientali.

Un altro esempio emblematico è quello delle “terre dei fuochi”, aree caratterizzate da contaminazione del suolo e dell’acqua a causa dell’abbandono di rifiuti pericolosi, perlopiù in Campania, Calabria e Puglia. Qui, secondo una ricerca dell’Istituto Nazionale dei Tumori, l’incidenza di tumori è superiore del 22% rispetto alla media nazionale, con una mortalità infantile del 15% più alta rispetto ad altre zone d’Italia.

Questi dati evidenziano come il degrado ambientale sia una componente chiave delle disuguaglianze sociali, andando a colpire proprio quelle comunità che hanno meno risorse. L’inclusione della giustizia ambientale nelle politiche nazionali è fondamentale per garantire un futuro sostenibile e giusto, per proteggere la salute pubblica e rafforzare il tessuto sociale ed economico. È solo attraverso una visione integrata e inclusiva, che coinvolga cittadini, Istituzioni e imprese, che sarà possibile assicurare a tutti il diritto di vivere in un ambiente sano, sicuro e sostenibile.

*Presidente SIMA e IWBI Italian Ambassador