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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 14 marzo 2015

 

"Più del jihadismo da tastiera il pericolo di radicalizzazione arriva dalle carceri. È quello il "vero luogo" dove l'Italia rischia di veder nascere i futuri foreign fighters o, peggio, i lupi solitari pronti ad attivarsi appena fuori dalla prigione". Così lancia l'allarme il direttore dell'Antiterrorismo italiano, il prefetto Mario Papa.

Noi de Il Garantista siamo stati i primi ad affrontare l'argomento della radicalizzazione nelle carceri all'indomani dell'attentato in Francia. Abbiamo spiegato -numeri in mano - che il motivo della radicalizzazione è da additarsi alla condizione carceraria. Pochi giorni fa l'ha confermato lo stesso ministro della giustizia Andrea Orlando che, parlando di questo aspetto, ha sottolineato come si debba "fare in modo che non vi siano violazioni dei diritti che possano far aumentare il consenso della popolazione islamica che non è legata a questa visione e può diventarlo di fronte a forme di discriminazione".

Per completare il nostro ciclo di informazione sulla nascita del terrorismo islamico a causa della mancanza dei diritti elementari in prigione, parleremo della nascita dello Stato Islamico perché - ancora una volta - ciò ò legato al sistema penitenziario. L'Isis è nato nella prigione Usa di Cam Bucca, in Iraq. Quest'ultimo penitenziario era tale e quale a quello di Abu Graib, ma non ha avuto la stessa attenzione mass mediatica. Martin Chulov, giornalista del Guardian, era riuscito ad avere una serie di colloqui con un miliziano che occupa una posizione importante all'interno dell'Isis. Il miliziano - che si fa chiamare Abu Ahmed - ha raccontato a Chulov molte cose nuove sulla nascita dell'Is e sull'ascesa del suo capo, Abu Bakr al-Baghdadi.

E una storia interessante, perché si lega ai fallimenti della strategia americana in Iraq, alle guerre interne ad al Qaida e anche alla prigionia. Nel 2003, dopo l'invasione americana dell'Iraq che portò alla destituzione di Saddam Hussein, gli Stati Uniti aprirono in territorio iracheno delle prigioni per interrogare, tra gli altri, sospetti terroristi e jihadisti (la più nota era la prigione di Abu Ghraib, le cui foto e sevizie fecero il giro del mondo]. Camp Bucca era una di queste carceri: si trovava nel sud dell'Iraq e aveva una pessima reputazione tra gli iracheni. Nell'estate del 2004 Abu Ahmed, che allora era un ragazzino, entrò a Camp Bucca come sospetto jihadista.

Era terrorizzato dagli americani e dalle storie che si raccontavano sulla vita del carcere. Una volta dentro, capì che le condizioni della sua prigionia sarebbero state meno dure di quanto si aspettasse perché ebbe l'aiuto di decine di jihadisti: "Non avremmo potuto stare tutti insieme a Baghdad, o in qualsiasi altro posto. Sarebbe stato incredibilmente pericoloso. Lì non solo eravamo al sicuro, ma ci trovavamo anche a poche centinaia di metri dall'intera leadership di al Qaida". E dal futuro capo dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Baghdadi.

Baghdadi, nato nel 1971 nella città irachena di Samarra, fu catturato nel febbraio 2004 dalle forze americane a Falluja, e poi trasferito a Camp Bucca. A quel tempo Baghdadi era a capo di un piccolo gruppo di insurgency irachena sunnita che combatteva contro le forze occupanti statunitensi. Abu Ahmed lo conobbe nel carcere: "Ebbi una sensazione particolare su di lui: come se stesse nascondendo qualcosa dentro, qualcosa di oscuro che non voleva mostrare alle altre persone. Era l'opposto degli altri leader con cui era molto più facile avere a che fare.

Era lontano, per così dire, lontano da tutti noi. [...] Era una persona calma. Aveva carisma. Si percepiva che era uno importante. Ma ce n'erano anche altri importanti. Onestamente non pensavo che potesse arrivare così lontano. [...] Lui era molto rispettato dall'esercito americano. Se voleva visitare i detenuti di altri campi poteva farlo, noi no.

E per tutto il tempo ebbe in mente quella nuova strategia, che portò avanti sotto gli occhi dei soldati stranieri: la costruzione dello Stato Islamico. Se non ci fossero state le prigioni americane in Iraq ora non ci sarebbe stato l'Isis. Bucca fu uno dei centri dove si costruì l'Isis. Arrivò da lì la nostra ideologia".

Gli americani non vedevano Baghdadi come una grossa minaccia - al tempo le attenzioni erano concentrate su Abu Musab al-Zarqawi, il leader nazionale iracheno dcll'insurgency contro le forze occupanti - e anzi cominciarono a considerarlo come un "fìxer", uno che era in grado di sistemare i problemi e le divisioni tra detenuti.

Uscito nel 2005 o nel 2009, come riferito da altre tonti, Baghdadi ha reclutato gran parte dell'establishment "locale" dal campo Usa arrivato a ospitare, fino alla chiusura di cinque anni fa, 24 mila reclusi. La morale di questa storia porta inevitabilmente a dire che senza la prigione americana di Cam Bucca, l'Isis non esisterebbe.