Askanews, 24 aprile 2015
I detenuti presenti al 28 febbraio 2015 nelle carceri italiane sono 53.982. Il 31 dicembre 2014 erano 53.623. Il 31 dicembre 2013, ovvero a sette mesi dalla sentenza pilota della Corte europea dei diritti umani nel caso Torreggiani, i detenuti erano invece 62.536.
Dunque a oggi sono 8.554 in meno rispetto a fine 2013. Scende il numero dei detenuti nelle carceri italiane ma non sembrano migliorare significativamente le condizioni di detenzione all'interno delle carceri.
È quanto emerge leggendo "Oltre i tre metri quadrati", XI Rapporto annuale sulle condizioni di detenzione in Italia e in Europa, redatto dall'Associazione Antigone ed edito dal Gruppo Abele. I detenuti erano 66.897 alla fine del 2011 - si legge nella fotografia di Antigone - anno nel quale sono stati assunti i primi interventi di carattere deflattivo. Pertanto in tre anni i detenuti sono diminuiti di 12.915 unità.
Dieci anni fa ovvero il 31 dicembre 2004 i detenuti erano 56.068, ossia 2.445 in più rispetto a oggi. Il 21% dei detenuti in Europa è straniero. Il paese con la percentuale più alta è la Svizzera (dei suoi 4.896 detenuti il 74,2% è straniero, e la gran parte di questi è irregolare), seguita dall'Austria con il 46,75%, e dal Belgio con il 42,3%. Inoltre, dei circa 370 mila detenuti stranieri in Europa, il 32,4% è di origine comunitaria.
Questo significa che in tutta l'UE i detenuti extracomunitari sono circa 250 mila, ossia il 14% del totale. La percentuale di stranieri nelle carceri italiane è del 32% ovvero 11 punti in più rispetto al dato europeo. Il numero complessivo di detenuti sottoposti al regime duro del 41 bis è pari a 725, di cui 8 sono donne. Solo uno è straniero. Di questi, 648 sono stati condannati per associazione di tipo mafioso. Ben 414 sono in attesa di giudizio per cui presuntivamente innocenti; 305 i condannati, di cui 144 all'ergastolo. Vi è sottoposto un detenuto su dieci fra quelli finiti in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso. Sono 210 i membri di cosa nostra, 294 quelli della camorra, 135 quelli della 'ndrangheta, 22 della sacra corona unita, 3 detenuti ritenuti esponenti di associazioni di tipo terroristico.
Sono 9113, invece, i detenuti reclusi nei regimi alta sicurezza (sezioni dove minori sono le opportunità di vita in comune), 523 i collaboratori di giustizia protetti nelle carceri nonché 129 congiunti di collaboratori. Sono inseriti nel circuito di alta sicurezza i soggetti imputati per reati legati alla criminalità organizzata; i promotori di associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti e sequestro di persona; quelli imputati per reati di terrorismo nazionale o internazionale e i soggetti fuoriusciti dal circuito del regime speciale ex 41 bis per annullamento o mancato rinnovo del decreto ministeriale.
I posti letto regolamentari secondo il Dap sono 49.943. Il tasso di affollamento sarebbe dunque del 108%, ovvero 108 detenuti ogni 100 posti letto. Per stessa ammissione dell'amministrazione - sottolinea il rapporto - il dato sulla capienza non tiene conto di eventuali situazioni transitorie (reparti chiusi per lavori di manutenzione) che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato. Gli scostamenti temporanei accertati nell'indagine di Antigone sono quantificabili intorno alle 4 mila 200 unità. Se così fosse il tasso di affollamento salirebbe al 118%. Dunque - si sottolinea - bisogna insistere sul terreno delle riforme per arrivare a una situazione 'normalè ovvero di un detenuto per un posto letto.
Il Rapporto di Antigone segnala inoltre un calo nei nuovi ingressi in carcere: gli ingressi sono stati 50.217 nel 2014. Furono ben 92.800, nel 2008. Ovvero in sei anni sono diminuiti di 42.683 unità. Un calo dovuto al cambio della legislazione sugli stranieri (in particolare alla decisione della Corte di Giustizia della Ue che ha imposto la disapplicazione della norma che prevedeva il delitto di inottemperanza all'obbligo di espulsione del questore) e alle nuove norme in materia di arresto (norme tendenti a evitare il peso delle detenzioni brevi in fase pre-cautelare cioè delle cosiddette porte girevoli) e custodia cautelare (limiti all'uso nei casi di reati di minore allarme sociale).
Diminuiscono detenuti e anche reati: il calo della popolazione detenuta non ha inciso sulla criminalità esterna smentendo il dato che vuole un nesso tra "più criminali in carcere e meno delitti fuori". I delitti nella fase storica del decongestionamento carcerario sono infatti diminuiti. I detenuti scarcerati dunque non hanno commesso crimini che hanno messo a rischio la sicurezza esterna. Nel 2014, l'indice di delittuosità (reati per numero di abitanti) è infatti complessivamente diminuito del 14% nonostante la popolazione reclusa sia anch'essa diminuita, segno - dice il Rapporto - che in carcere c'erano tante persone (principalmente immigrati e consumatori di droghe) che nulla hanno a che fare con il crimine e che una volta uscite non hanno commesso nuovi reati.
Sono diminuiti gli omicidi dell'11,7%, le rapine del 13% e i furti dell'1,5%. In calo anche gli omicidi: l'Italia è tra i Paesi più sicuri al mondo. È al 157esimo posto con un tasso di 0.9 omicidi, ovvero addirittura al di sotto della media Ue (nel 2013 sono stati 502, mentre nel 1991 furono addirittura 1.770). Un indice addirittura più basso di Norvegia (2.2), Finlandia (1.6), Francia (1),Gran Bretagna (1). I Paesi più sicuri al mondo sono invece Islanda e Singapore.
I reati contro il patrimonio ascritti alla popolazione detenuta sono stati nel 2014, 30.287, ovvero il 24,1% del totale. A seguire i reati contro la persona pari a 22.167 ovvero il 17,7% del totale e quelli in violazione della legge sulle droghe pari a 18.946 ossia il 15,1% del totale. Questi ultimi erano 26.160 nel 2012 e ben 28.199 nel 2010. In quattro anni c'è stato un calo di ben 9.253 imputazioni per motivi di droga che hanno portato in carcere.
Ciò è esito della abrogazione della legge Fini-Giovanardi da parte della Corte Costituzionale. 6.903 nel 2014 sono i detenuti accusati di criminalità organizzata contro i 5.227 del 2008. Nel Rapporto viene inoltre dedicata una analisi anche agli effetti derivanti da una depenalizzazione nell'uso delle droghe. La legalizzazione delle droghe in Italia porterebbe - secondo Antigone - a risparmi immediati dello Stato fino a 100 milioni di euro (dato che comprende gli introiti della tassazione, la riduzione dei costi del sistema repressivo e penitenziario). Secondo alcune rivelazioni il 3% della popolazione italiana ha consumato cannabis nell'ultimo mese. Si tratta dunque di due milioni di persone circa. Nell'anno diventano circa 4 milioni. Considerando una media (prudenziale) di consumo pari a 100 euro a consumatore all'anno. Cosi con una tassa del 20% porterebbe un guadagno fiscale di 80 milioni di euro e almeno 10 mila detenuti in meno.









