di Valerio Spigarelli (Unione Camere Penali)
Il Garantista, 28 gennaio 2015
"Mi si nota di più se...", diceva un personaggio di Nanni Moretti, in uno dei suoi film più belli, Ecce Bombo, nell'intento riuscitissimo di rappresentare in due parole il vuoto comportamentale di un'intera generazione. Quella generazione è evaporata ma sembra che qualcuno abbia eletto quelle parole a manifesto esistenziale. Si tratta dei capi delle procure, il giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Ora che Berlusconi non fa più paura neppure al Pretore di Roccasecca", hanno pensato i capi degli uffici giudiziari mentre preparavano i loro discorsi di inaugurazione dell'anno giudiziario, "mi si nota di più se lancio allarmi terrorizzanti sulla criminalità mafiosa, sul terrorismo, oppure è meglio che denuncio per la trecentesima volta il dilagare della corruzione e l'incubo della prescrizione?".
Nel dubbio, dopo aver dato uno sguardo alle pagine dei giornali del giorno prima, e avendo constatato con preoccupazione che la cerimonia svolta in Cassazione, rispetto al passato, aveva perso un bel po' di appeal mediatico, tanto da scalare dalle prime pagine a quelle immediatamente precedenti i fattacci di sangue, non hanno trovato di meglio che far un bel riassunto delle puntate degli anni precedenti salvo spingere, chi più chi meno, l'acceleratore anche sui temi più schiettamente sindacali.
"Terra ingrata - è stato allora il nuovo refrain - che ci accusi di essere sfaticati e ci vuoi far schiantare di fatica per non ascoltare i nostri saggi moniti, sappi che ti comanda uno che parla e non conclude, che non ha rispetto per gli anziani, che non sa che la magistratura d'Italia è la meglio d'Europa, anche se gestisce il peggior servizio dal Manzanarre al Reno.
Sappi che l'idea di decapitare un'intera generazione di capi, facendoli andare in pensione a settanta anni, è un attentato alla Costituzione, visto che lascerà scoperti dall'oggi al domani centinaia di posti di potere, mentre eliminare il filtro di ammissibilità sulla responsabilità civile dei magistrati rischia di far precipitare l'Italia delle Procure nel caos". Siccome, poi, è sempre difficile passare da un copione all'altro, trasferendo in campo giudiziario quel che in campo politico viene sostenuto già da tempo da alcuni raffinatissimi osservatori, chi più chi meno hanno tutti convenuto che "ammazza, ammazza i politici sono tutta una razza, e a Firenze si porta a termine ciò che ad Arcore s'era abbozzato".
"Ora che gli italiani ce l'hanno con le Caste - ha pensato nello stesso momento Matteo Renzi assieme ai suoi spin doctor - mi si nota di più se insisto su questi quattro spicci di demagogia anti-castale, ferie, baiocchi e bramini da pensionare in testa, o mi viene meglio buttare là un paio di battute sul fatto che comunque abbiamo appena presentato una raffica di aumenti di pena, estensione di misure di prevenzione, reati di antiriciclaggio, superprocure nuove di pacca?".
Insomma - ci si arrovellava a palazzo Chigi - nello sforzo di essere il nuovo usando i vecchi ingredienti per sfornare pietanze stantie avvolte in involucri di puro tweet, è meglio menare "l'ultra-casta" oppure dare lustro al vecchio adagio secondo il quale, nel Bel Paese, quando si ragiona intorno alla Giustizia, chi non ha idee fa leggi, anzi decreti legge? "Mena sulle ferie, Matteo, che è il punto debole dei colleghi", deve aver suggerito qualche consigliere del Principe, "così gli metti contro anche il Fatto Quotidiano, e quando replicano cacci fuori il poster di Gratteri e spieghi all'universo mondo che tra quelli che lavorano per te c'è anche Davigo che è uno che parla chiaro e, tanto per dire, ce l'ha su pure con le correnti, tanto che è stato costretto a farsene una nuova".
Italia patria del diritto non delle ferie, è stata la felice sintesi di questo pensiero forte in tema di Giustizia, via il vecchiume sconsiderato di quei quattro illusi che ad ogni inizio d'anno sperano che un premier, un ministro o chissà che, si metta a parlare di come dovrebbe essere il diritto, nella patria sua, oppure del conflitto tra Poteri, della separazione delle carriere o della (finta) obbligatorietà dell'azione penale.
"Ora che dei carcerati non gliene fotte più nulla a nessuno - hanno pensato all'unisono i direttori dei telegiornali italiani - mi si nota di più se taccio sul fatto che c'erano anche i radicali alle cerimonie, a denunciare lo scandalo degli 8 euro per giorno di galera disumana e a chiedere l'amnistia, oppure se racconto che un ministro semisconosciuto, a Bologna, ha preso cappello e se n'è andato via, o che Renzi ha storto il muso quando Maddalena ha citato il Napoleone di Orwell?". Inutile dire come hanno concluso, basta dare uno sguardo alle cronache.
Le cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario sono un rituale obsoleto, stantio e retorico che, di anno in anno, dimostra solo che il vaporoso candore degli ermellini è pari al nulla vanesio di molti di quelli che vi si esibiscono, dentro e fuori, pensando "mi si nota di più...".











