di Donatella Stasio
Il Sole 24 Ore, 25 marzo 2015
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Mezzo pieno, se si considera che dopo dieci anni da quell'aberrazione della legge ex Cirielli, che aveva dimezzato i termini di prescrizione, e dopo un anno dall'insediamento del nuovo governo, una proposta di riforma della prescrizione ha finalmente superato il primo giro di boa. Mezzo vuoto se si pensa, invece, al contesto politico-parlamentare in cui si è arrivati al voto, ai tempi e ai contenuti del provvedimento approvato ieri, alle riserve mentali con cui è stato licenziato per il Senato e, dunque, all'alea che ancora grava sulla riforma definitiva.
In teoria, quello di ieri avrebbe dovuto essere un passaggio storico, un traguardo (sia pure parziale) rincorso per due lustri, il riscatto di una politica verbosa ma inerte. In realtà, l'aula semivuota (tranne al momento del voto), il tenore degli interventi, i distinguo, le prese di distanza l'hanno trasformato in un imbarazzante "atto dovuto", votato solo da Pd, Sel e Fratelli d'Italia, che ipoteca il successivo iter parlamentare del provvedimento.
Non a caso, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha dovuto "rassicurare" il principale alleato del governo Renzi - Ncd - che al Senato i giochi potrebbero riaprirsi proprio per i reati contro la pubblica amministrazione: il "raddoppio" della prescrizione sancito dalla Camera potrebbe essere modificato in funzione sia della scelta finale dell'aula di Palazzo Madama sull'aumento delle pene per i reati di corruzione propria (articolo 319), impropria (318) e in atti giudiziari (319 ter), sia dell'esito della riforma del processo penale. Una "promessa" che ha evitato il voto contrario del Nuovo centrodestra ma che non dà, appunto, alcuna garanzia sul prodotto finale della riforma.
Certo, il passo avanti di ieri non va sminuito, anche se sembra frutto di una navigazione a vista. È comunque "grazie" alla Camera se si è arrivati al primo traguardo, peraltro in tempi tutt'altro che ragionevoli rispetto alla conclamata urgenza della riforma, sollecitata da decenni da istituzioni e organismi internazionali per rendere più "efficace" la lotta alla corruzione.
La commissione Giustizia di Montecitorio, conia caparbia presidenza di Donatella Ferranti (Pd), non si è fermata agli annunci del governo e ha incardinato le proposte di legge sull'argomento avviandone la necessaria istruttoria.
Ha rallentato quando, dopo le slide di giugno 2014, il 29 agosto Consiglio dei ministri ha annunciato il varo di una serie di ddl tra cui quello sulla prescrizione ma ha ripreso quasi subito i lavori visto che il ddl era desaparecido. Tant'è che, quando finalmente si è materializzato (gennaio 2015), i relatori avevano già predisposto un testo base, frutto del precedente lavoro, durante il quale il governo era stato un "convitato di pietra". Oggi ne è più chiaro il motivo - se ce ne fosse stato bisogno, e cioè le divisioni con l'Ncd.
La proposta governativa si limitava a sospendere la prescrizione, per due armi, dopo la condanna di primo grado e, per un anno, dopo l'appello. Difatti il governo si è opposto all'aumento di un quarto dei termini di prescrizione previsto dal testo base della commissione per tutti i reati. Così come a un regime speciale per i reati di corruzione (almeno quanto alla decorrenza dei termini). Il dilagare delle inchieste ha imposto un compromesso e così si è arrivati alla proposta dei relatori di allungare della "metà" la prescrizione almeno per corruzione propria, corruzione impropria e in atti giudiziari. Ieri Orlando ha spiegato che questa scelta dipende dalla "natura" di quei reati, basati su un "patto corruttivo che emerge, spesso, molto dopo il momento in cui questo patto si è concluso".
Non si vede perché, allora, analoga operazione non sia stata fatta con il reato di "induzione indebita", al confine tra concussione e corruzione (visto che l'indotto è considerato complice). La conseguenza è che concussione e induzione si prescriverebbero prima, pur essendo reati più gravi (ieri un emendamento della Ferranti per allungare la prescrizione dell'induzione è stato fatto ritirare).
Ma tant'è. Grazie a quel compromesso, Matteo Renzi può parlare di "prescrizione raddoppiata", soprattutto se si tiene conto degli aumenti di pena previsti dal Senato, che l'aula dovrebbe confermare già oggi. In tal caso, però, il "raddoppio" potrebbe essere "riequilibrato".
E così pure in funzione delle modifiche al processo penale. Si continua infatti a insistere che, allungando la prescrizione, si allunghi, automaticamente, la durata del processi. Dimenticando che finora è accaduto il contrario, e cioè che la prescrizione è diventata una strategia difensiva per portare i processi allo stremo, allungandone i tempi.










