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di Liana Milella

La Repubblica, 30 giugno 2023

La presidente leghista della commissione Giustizia del Senato chiude l’inchiesta sulle intercettazioni. Nessuna stretta, ma approfondimenti sul Trojan e sulla cosiddetta “pesca a strascico”, nonché sui diritti degli avvocati. “Per me le intercettazioni sono irrinunciabili, quindi guai a cancellarle”.

È con questa garanzia che Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato, nonché responsabile Giustizia per la Lega, annuncia di aver chiuso la sua inchiesta sugli ascolti. Adesso, dopo 46 audizioni in sei mesi, parte il lavoro più complesso, quello della relazione finale. Lei non sarà da sola a scriverla, perché ha nominato altri due relatori, “vista la complessità del lavoro e degli approfondimenti necessari”. E cioè Pierantonio Zanettin di Forza Italia e il meloniano Gianni Berrino.

La premessa di Bongiorno lascia ben sperare su un lavoro che non si concluda con l’annuncio di una stretta sulle intercettazioni. Bongiorno dichiara che “la relazione terrà conto non solo di tutta l’attività svolta, ma anche dei contributi dell’opposizione”. E qui la presidente, nonché notissimo avvocato, assicura che le intercettazioni “sono irrinunciabili” e quindi “guai a cancellarle”, ma aggiunge che lei “non sta dalla parte di chi dice che non si deve fare niente, perché invece bisogna intervenire sulle nuove tecnologie, sul dark web, sui nuovi sistemi di telefonia criptata che non sono ancora regolamentati in Italia”. Proprio per questo bisognerà studiare le norme che invece già esistono in Francia e in Germania su questa materia.

Ma non basta, perché Bongiorno intende affrontare anche la questione più delicata, quella del Trojan, il captatore informatico che viene inoculato nei cellulari ed è in grado di registrare non solo le telefonate, ma di captare anche tutto quello che accade intorno, effettuando delle video registrazioni. Uno strumento inviso soprattutto alla destra della politica, tant’è che lo stesso Zanettin più volte è intervenuto sulle sue possibili degenerazioni. Bongiorno parla anche della cosiddetta “pesca a strascico”, quando da un cellulare sotto controllo si passa a un altro, nonché del “diritto di difesa delle conversazioni tra assistito e avvocato”.

L’attuale presidente della commissione del resto è molto esperta della materia perché fu proprio lei, da presidente della commissione Giustizia della Camera, negli anni del governo Berlusconi, a “salvare” gli ascolti dalle intenzioni dell’ex premier che ne voleva restringerne in maniera netta la portata. Bongiorno si oppose, e le intercettazioni furono salve. Adesso si ripropone una questione politicamente simile, visto che proprio il Guardasigilli Carlo Nordio è un “nemico” degli ascolti e soprattutto di quelli che vengono raccontati dai giornali. Nell’ultimo disegno di legge - che ancora deve arrivare in Parlamento per problemi di copertura - Nordio ha scritto due righe che di fatto vietano ai giornalisti la possibilità di riferire testualmente il contenuto delle intercettazioni, non se ne potrà scrivere a meno che non siano espressamente citate negli atti dei giudici oppure siano state discusse in dibattimento. Una linea estremista che rischia di azzoppare la cronaca giudiziaria.

Sicuramente anche di questo si dovrà discutere in commissione al Senato in vista del della relazione conclusiva dell’inchiesta sulle intercettazioni, in cui ci sono state anche due visite in presenza alle sale server e ascolto della procura di Milano e della procura di Roma. Molti i magistrati sentiti nonché molti esponenti delle forze dell’ordine.

La materia ovviamente è complessa, risuonano le calde raccomandazioni del procuratore antimafia e antiterrorismo Gianni Melillo, che ancora in due audizioni di fronte alla commissione parlamentare Antimafia di Chiara Colosimo, ha ribadito come il nostro sistema intercettativo sia incredibilmente indietro, dal punto di vista tecnologico, rispetto ai sistemi di comunicazione della criminalità. Dall’intervento di Bongiorno in commissione si può dedurre che la presidente ha ben chiaro la necessità di affrontare anche questo aspetto. Politicamente significativo l’esplicito accenno alle opposizioni e “al loro contributo”, che fa prevedere una relazione non schiacciata sulle tesi della maggioranza, ma omnicomprensiva delle opinioni di tutti.