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di Piero Sansonetti

 

Il Garantista, 31 gennaio 2015

 

C'è un giornalista modenese, che si chiama Franco Gibertini, che io non conosco e del quale non ho mai sentito parlare fino a ieri. Da ieri però so di lui una cosa: è in prigione. Lo hanno arrestato durante la recente retata contro la presunta 'ndrangheta emiliana. È accusato come al solito di un reato fantasma: concorso esterno in associazione mafiosa.

Tutte le volte che cito questo reato, in modo quasi ossessivo e a costo di stancarvi, ripeto: è un reato che non esiste nel nostro codice penale, mentre nel nostro codice penale, all'articolo 1 (dunque il più importante) c'è scritto: "Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite". Cosa ha fatto questo signore?

Di icono che abbia difeso nella sua trasmissione in una Tv privata emiliana ("Poke balle") il comportamento di alcune persone che i magistrati ritengono affiliati alla 'ndrangheta. Ha dato loro la parola, li ha intervistati, gli ha permesso di difendersi e cose simili. Cioè ha violato il sacro principio secondo il quale in Italia esiste una "Associazione Antimafia" che è al di sopra di tutto e stabilisce chi sono i buoni e i cattivi e riconosce libertà di parola i primi e la nega agli altri e non ha neppure bisogno di condanne di un tribunale (è sufficiente un avviso di garanzia) per eseguire una sentenza. Il tentativo - per qualunque ragione - persino di mettere in dubbio la validità delle accuse della "Associazione Antimafia", o anche semplicemente delle teorie di un pubblico ministero, equivale ad un riconoscimento della propria partecipazione all'associazione mafiosa. A me sembra che l'arresto di questo giornalista sia una cosa gravissima non solo in se, ma soprattutto per le reazioni che ha provocato.

Cioè nessuna. Io ho scoperto la notizia leggendo un giornale locale. Sui giornali nazionali non si è saputo niente. Come in genere si sa molto poco, dai giornali, sull'arresto dei giornalisti nei paesi a regime dittatoriale o comunque ad alto livello di repressione, come per esempio in Russia. Non ho letto nessuna presa di posizione da parte del sindacato dei giornalisti, che pure in questi giorni è riunito nel suo congresso nazionale.

Possibile che la notizia dell'arresto di un collega accusato di avere fatto informazione in modo non consono alle aspettative del regime, non susciti una protesta massiccia e indignata? Abbiamo fatto sciopero per molto meno. Mi ricordo, qualche anno fa, una oceanica adunata a piazza del Popolo dovuta all'indignazione per il fatto che la Rai non si decideva a firmare il contratto con Marco Travaglio, collaboratore di Santoro ad Anno Zero.

Davvero il mancato contratto di Travaglio è cosa più grave dell'imprigionamento di un collega al quale viene imputata la "perniciosità" delle sue opinioni e l'eccesso delle sue libertà? Mi pare che anche il mondo politico non si stupisce né protesta. Si indignò per i decreti bulgari di Berlusconi, che favorirono l'allontanamento dalla Rai di personaggi importanti come Biagi, Santoro e Luttazzi. fece bene a indignarsi. È inaudito però che resti in silenzio di fronte a un editto della magistratura, con ordine d'arresto, che più che bulgaro sembra da Cile di Pinochet.