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di Giovanni Bianconi

Corriere della Sera, 24 marzo 2022

Quando il premier Mario Draghi, a proposito della riforma del Consiglio superiore della magistratura e dell’ordinamento giudiziario approvata dal governo, disse “niente tentativi di porre la fiducia”, per non strozzare il lavoro del Parlamento e perché “ci vuole un accordo e condivisione”, aggiunse anche: “C’è stato l’impegno corale di tutti i ministri a sostenere la riforma con i propri partiti”.

Ora che sul testo elaborato dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia sono piovuti centinaia di emendamenti dagli stessi partiti, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico Vinca ricorda: nel Consiglio dei ministri fu detto che in caso di impasse si sarebbe potuto ricorrere anche al voto di fiducia. Lo ha fatto ieri, nella riunione con la Guardasigilli e con i capigruppo delle forze politiche che sostengono il governo, e Cartabia ha confermato.

Ribadendo però che l’obiettivo è trovare un accordo senza scavalcare il ruolo di deputati e senatori. Tuttavia il tempo stringe: le modifiche alla legge elettorale del Csm vanno approvate entra la metà di maggio, in modo che le prossime consultazioni possano svolgersi con il nuovo sistema come più volte auspicato dal capo dello Stato (che è pure presidente del Csm, e ha ricordato questa esigenza nel discorso di reinsediamento suscitando l’applauso dei parlamentari).

Proprio per avvicinare il traguardo, la ministra ha accolto con favore l’idea di coinvolgere i senatori nei contatti e nelle reattive per le modifiche da approvare alla Camera, in modo che il successivo passaggio a Palazzo Madama non rubi altro tempo. L’esame in aula a Montecitorio è slittato di due settimane, la nuova data è l’11 aprile, e dunque resterà poco più di un mese (settimana di Pasqua compresa) per l’approvazione della riforma.

Già oggi si terrà un nuovo incontro per andare avanti sui punti dove l’intesa sembra più facile, e provare ad avvicinare le posizioni su quelli più divisivi.

Tra i quali resta il metodo per eleggere l’organo di autogoverno dei giudici. I partiti di centrodestra (spalleggiati da Italia viva) insistono per il sorteggio “temperato”, ma Cartabia ha già spiegato che secondo lei sarebbe una modifica incostituzionale. E ieri ha ribadito che in alcuni emendamenti proposti dai partiti ha notato “profili” di dubbia costituzionalità, che una ex presidente della Consulta non può sottoscrivere.

Oltre al sorteggio, il riferimento è all’intenzione dei grillini di impedire l’elezione dei parlamentari al Csm e l’introduzione della responsabilità civile diretta dei magistrati, sui cui insiste Azione con Enrico Costa. Ora la partita si gioca sulla disponibilità dei partiti a rinunciare a ciò che la ministra considera inammissibile (a cominciare proprio dal sistema elettorale) e a cercare intese fra loro che consentano di non rompere il fronte della maggioranza.

Perché se l’asse di destra più Iv insiste sul Csm, il Pd propone norme meno severe sul rientro in magistratura delle toghe chiamate a dare supporto tecnico nel governo o negli enti locali, che invece i Cinque stelle vogliono mantenere rigidissime o addirittura inasprire. Ieri sulla riforma è arrivato anche il parere del Csm che - con voti che hanno visto spesso contrapposti togati e laici - boccia nel complesso il progetto, considerandolo pericoloso per l’indipendenza della magistratura.