sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Lodovico Festa

 

Tempi, 24 aprile 2015

 

Sottolineare il caos ben poco garantista emerso a Genova era opportuno. E ancora più necessario era stigmatizzare il vizio profondo - specie dopo il 1992 - di arrangiare il diritto riscontrato con evidenza nella condanna di contrada. per un reato mal definito.

Naturalmente non si può non considerare benedetta l'opera della Corte europea per i diritti umani che con una certa continuità (carceri, lunghezza dei processi e oggi caso Diaz e sentenza Contrada) cerca di immettere e proteggere criteri liberali in una realtà involuta come quella del sistema giudiziario italiano. Forse non c'era bisogno di richiedere un reato di "tortura" per comportamenti contro i diritti umani già sufficientemente definiti dalle norme italiane e internazionali, sottolineare però un certo caos ben poco garantista nel sistema repressi-vo-giudiziario italiano sul caso Diaz era comunque opportuno.

E ancora più necessario era stigmatizzare il vizio profondo - soprattutto dopo il 1992 - di arrangiare la giurisprudenza (si considerino le società private che diventano pubbliche, il reato di falso in bilancio che si assomma invece di unificarsi a quello di corruzione, il finanziamento illecito che diventa corruzione: cioè tutte le innovazioni auto-generate dal rito manipulitistico) riscontrato con evidenza nella condanna di Bruno Contrada per un reato malamente definito dalla giurisdizione italiana (anche quella autoprodotta dalle interpretazioni della magistratura) come quello di concorso esterno in associazione mafiosa.

È interessante notare come queste due ultime sentenze intervengano contro una logica in qualche misura emergenzialistica che ha segnato soprattutto gli uomini più legati all'azione dell'Fbi nella polizia e tra i magistrati italiani, in alcuni casi contrapposti a quelli più legati a una logica nazionale non di rado assai efficace anche in funzione anti-mafìosa (a partire dal più famoso ufficiale dei Ros Mario Mori).

C'è in questo senso un problema più generale: uno Stato si trova talvolta in situazioni di emergenza e dovrebbe poter disporre dei mezzi per affrontarle senza violare né i i diritti umani né quelli democratici. Ma questa sarebbe una questione di sovranità nazionale: una cosaccia populistica, come direbbe quel genio politico di Mario Monti.