di Michele Giuntini
Ansa, 27 gennaio 2015
Il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino rischia 26 anni di carcere e l'arresto per pericolo di fuga per il naufragio al Giglio del 13 gennaio 2012, che causò 32 morti e decine e decine di feriti. Deciderà il tribunale di Grosseto.
"Dio abbia pietà di lui, noi non possiamo", ha concluso il pm Stefano Pizza dopo aver coniato per Schettino la definizione di "incauto idiota", crasi logica di una citazione dottrinale giuridica - "incauto ottimista" e "abile idiota" - relativa alla figura di chi sopravvaluta le proprie capacità, si sente bravo e poi causa gravi danni.
La requisitoria conclusa oggi - quasi 20 ore in tre udienze, con staffetta fra tre magistrati, Alessandro Leopizzi, Stefano Pizza, Maria Navarro - è stata dura e ha mirato direttamente sulle responsabilità dell'imputato culminando nella richiesta di una condanna esemplare: Schettino ha portato la nave sugli scogli, non ha dato subito l'emergenza generale perdendo tempo prezioso, ha mentito alla capitaneria sulle reali avarie a bordo, ha abbandonato la nave lasciando al loro destino centinaia di persone in difficoltà, tra cui bambini, anziani disabili, ha causato morti, feriti, danni.
Schettino, ha poi detto il pm Navarro prima di esprimere il pesante conteggio della pena, è "l'unico responsabile" di un evento da lui stesso causato, cioè il naufragio della Concordia, che solo per la Provvidenza non si è trasformato in ecatombe". I 26 anni di reclusione richiesti vanno riferiti alle accuse di omicidio e lesioni colposi (partendo dal fatto più grave, 4 anni per la morte della bambina Dayana Arlotti, si arriva con le altre 31 vittime più decine di feriti a 14 anni), a quella di naufragio (9 anni), abbandono di incapaci e della nave (delitti dolosi), 3 anni.
In più, "una ciliegina", altri tre mesi di arresto perché l'imputato omise, o fece dire cose false (come quella su un risolvibile black out a bordo anziché dell'irrecuperabile allagamento della nave) all'autorità marittima: per queste contravvenzioni la legge prevede o una semplice ammenda o un arresto. È scattata, dati i fatti gravi, la seconda opzione.
E ancora, no alle attenuanti generiche. "Schettino non le merita", ha detto il pm Navarro: "Anche se è incensurato e non ha precedenti penali né giudiziari, la gravità dell'evento e dei fatti trattati è tale e totalmente ascrivibile a sue responsabilità".
"Non ha mai chiesto scusa", ha inoltre accusato il pm Navarro, "non ha mai ammesso le sue responsabilità e si è rimangiato quel poco di colpa che aveva ammesso", anzi "al dibattimento ha tentato di scaricarle sugli altri". Tra il pubblico il procuratore di Grosseto, da qualche giorno in pensione, Francesco Verusio, che aveva sempre ipotizzato una richiesta di 20 anni: "Oggi - ha commentato lasciando l'aula - i pm hanno presentato il conto".
Presente a Grosseto il pg di Firenze, Tindari Baglione, che ha pronto per i pm del processo un elogio formale: "La richiesta è congrua, forse si poteva chiedere un po' di più, ma non meno. Sono qui per dare piena adesione alla linea della pubblica accusa". Sbalordita la difesa di Schettino, non tanto per i 26 anni di condanna chiesti - "c'erano avvisaglie di una richiesta forte", ha detto l'avvocato Donato Laino - quanto per la richiesta di arresto che era "già stata respinta dal riesame e poi dalla Cassazione tre anni fa e che ora viene riproposta dal pm con gli stessi argomenti di allora". Il processo continua con le parti civili tutta la settimana.











