di Antonio Mazzi
Famiglia Cristiana, 24 aprile 2015
La civiltà si esprime attraverso la dialettica e il confronto. Fa rabbia sentire un uomo-poliziotto di 42 anni che, riferendosi al massacro condannato pochi giorni fa anche dalla Corte europea di Strasburgo, avvenuto durante lo svolgimento del G8 di Genova nel 2001, con la barbara irruzione nella scuola Diaz, dichiarare su Facebook: "Lo rifarei mille e mille volte".
Credo che le forze dell'ordine debbano fare il loro dovere, soprattutto prevenendo alcuni rischi. Nelle strutture di Exodus arrivano giorno e notte ragazzi e adulti mandati dalle varie carceri, accompagnati da pattuglie molto collaboranti e rispettose.
È faticoso il loro lavoro perché i "loro clienti" non sono chierichetti o ragazzi dell'oratorio. Quasi sempre si trovano al centro di situazioni che esigono padronanza totale dei nervi, capacità di subire provocazioni, non solo verbali, di gruppi e di singoli. Però dovrebbero sapere che la violenza, da una parte e dall'altra, genera ulteriore violenza e malessere. Tutti dobbiamo essere operatori di pace, di serenità sociale e di quieta convivenza. Intervenire per fatti gravi non deve permettere a nessuno di scaricare le frustrazioni, di abusare della divisa o dell'autorità.
Il poliziotto ha dichiarato che le sue parole sono state travisate. Lo spero tanto, anche perché subito si sono accodati in parecchi. I politici faranno chiarezza sui fatti. Sono arrivati i provvedimenti. Ma i segnali che provengono dalla società non ci fanno dormire tranquilli. La violenza è sempre più presente. Spesso siamo noi adulti a dare adito e a provocarla. Non essere d'accordo ed essere contrari ad alcune scelte politiche, economiche, sportive, sociali non legittima discese barbare in piazza o gesti da tortura e vicini al massacro.
La civiltà si manifesta quando la scelta politica, la visione sociale è diversa, ma la si esprime dialetticamente, con le "armi" del confronto e, in extremis, con l'uso attento e moderato delle norme disciplinari e punitive. Gianpaolo Trevisi, direttore della scuola per poliziotti di Peschiera del Garda, quella sera era là, fuori dalla scuola Diaz. Ha voluto in questi giorni, con i suoi 160 allievi, vedere il maledetto filmato. Poi ha scritto una nota sul suo profilo Facebook. La parola più eloquente e argomentata con dolore è: "Scusate". Grazie Gianpaolo. C'era bisogno che qualcuno medicasse la ferita, assurda e inaudita, e tu l'hai fatto!









