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di Fausto Cerulli

 

Il Garantista, 9 gennaio 2015

 

Mi rendo conto di andare controcorrente, rispetto al linciaggio mediatico cui è stata sottoposta Veronica, la madre di Loris. Parto dalla carcerazione preventiva, oltre tutto in una sezione riservata per non essere maltratta dalle altre carcerate, anche esse partecipi di una condanna senza processo. La carcerazione preventiva, come anticipo di una pena che potrebbe non essere inflitta da un processo è già un segno di barbarie della nostra ingiusta giustizia, misura ignota ai sistemi giudiziari più avanzati.

A questo si aggiunga che le supposte prove a carico di Veronica non sono frutto di accurate investigazioni, ma si fondano su imprecise riprese televisive, confuse e poco attendibili, e comunque contestabili in un corretto processo. Come accade per il famoso e fumoso Dna, che si rivela spesso un'arma a doppio taglio, ritorcendosi contro gli investigatori disabituati a investigare. Non posso e non voglio entrare nella condotta di un Gip, che convalida l'operato di un Pm, copiandone le motivazioni, perché tra giudici non ci si morde, ed aggiunge soltanto che Veronica è donna feroce e cattiva, anche in questo caso anticipando in maniera a dir poco abnorme l'arringa del Pm nel futuro processo.

Si legge che il marito di Veronica, che perlomeno dovrebbe esserle vicino se non altro per gli anni trascorsi insieme, emette un verdetto di colpevolezza nei confronti della moglie; notizia questa conclamata dalla stampa, che sembra urlare: se anche il marito la condanna preventivamente, Veronica deve essere per forza colpevole. Condannata da un Gip succube di un Pm che non dovrebbe essere della sua stessa casta giudiziaria, e qui mi riferisco alla separazione delle carriere, che soltanto in Italia non riesce ad essere codificata. Leggo anche che lo stesso avvocato difensore di Veronica, prende in qualche modo le distanze da lei: se veramente ha ucciso il figlio, dice l'avvocato, allora e una donna perfida.

E non abbandona la difesa, solo per deontologia professionale, che non gli evita di accodarsi alla legione colpevolista. Veronica sarà magari colpevole, ma la sua vicenda giudiziaria è poco giudiziaria, e molto, troppo, mediatica. Un sistema giudiziario che si rispetti avrebbe dovuto portare Veronica senza manette davanti ad un giudice veramente terzo, impegnato a ricercare il vero, o il verosimile, nella dialettica tra accusa e difesa.

Anche se dubito della terzietà di un giudice che riesca a svincolarsi dalla suggestione dell'assunto di un Pm che gli è compagno di carriera. In fora o in debolezza di questo sistema Veronica è già sta condannata, da giudici che non dovrebbero emettere sentenza, ma soltanto ordinanze provvisorie, revocabili e comunque per loro natura distanti da una qualche sentenza dovrebbero emettere sentenza, ma soltanto ordinanze provvisorie, revocabili e comunque per loro natura distanti da una qualche sentenza emessa a seguito di un regolare processo. Veronica continua a protestare la propria innocenza, ma l'opinione pubblica, sapientemente orchestrata, ba già emesso una sentenza di colpevolezza.

E se anche il marito la giudica colpevole, potremmo fare a meno di un processo. Veronica sarà pure colpevole, ma ha comunque diritto, anche in base alla bistrattata nostra Costituzione, ad essere considerata innocente fino a condanna definitiva. Quello che mi angoscia, da avvocato garantista, è la sconfinata solitudine in cui si trova Veronica.

E mi raggela la violazione della presunzione di innocenza. Presunzione che dovrebbe valere per tutti, ma vale invece soltanto per i colletti bianchi. Un sistema giudiziario degno di un Cesare Beccaria, dovrebbe ignorare una colpevolezza non sancita da un regolare processo, Dovremmo abituarci alla garanzia del garantismo.