di Sibilla Buttiglione
Il Garantista, 4 febbraio 2015
Sono stati rinviati a giudizio dal Gup di Firenze i carabinieri e i volontari della Croce Rossa indagati per la morte di Riccardo Magherini, deceduto a Borgo San Frediano nel marzo 2014 mentre veniva arrestato.
Un sospiro di sollievo per i familiari dell'ex calciatore della Fiorentina juniores, che hanno accolto la sentenza con un applauso. "Ora in galera" hanno gridato gli amici di Riccardo per i corridoi del Palazzo di Giustizia. E ancora "Via la divisa!" all'indirizzo dei quattro militari accusati di omicidio colposo.
Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 avrebbero provocato la morte per asfissia del 40enne, che soffriva di una dipendenza da cocaina e stava dando in escandescenze. "Il rinvio a giudizio è importante" ha detto l'avvocato dei Magherini, Fabio Anselmo. "La Procura considera gli imputati responsabili".
"Siamo sereni", ecco la risposta dell'avvocato Francesco Maresca, legale dei quattro carabinieri, che ieri erano presenti in aula. Marasca si è detto soddisfatto per aver ottenuto la modifica del capo di accusa da omicidio preterintenzionale a omicidio colposo. "Non ci sono stati pestaggi né altri comportamenti dolosi" ha puntualizzato, al contrario di quanto emerso nelle prime fasi dell'indagine.
Secondo la difesa non sussisterebbe nemmeno l'accusa di violazione del codice, che vieta l'arresto o il fermo di persone clinicamente incapaci di intendere e di volere. "In aula hanno detto che Magherini era malato ma, che io sappia, non aveva forme patologiche di malattia, aveva assunto cocaina". Indagati anche i tre soccorritori del 118: quella notte avrebbero sottovalutato le condizioni mediche di Magherini, causandone indirettamente la morte. Ma secondo la difesa dell'avvocato Massimiliano Manzo, l'errore non è stato dei paramedici bensì della centrale del 118, che sbagliò a inviare volontari e non personale medico specializzato.
Quello di Magherini era infatti un codice giallo che richiedeva l'intervento di un'ambulanza con a bordo almeno un medico. In casi simili di "agitazione psico-motoria", in cui il paziente deve essere sedato, l'iniezione può essere eseguita solo da "personale sanitario e non da soccorritori volontari". Insomma, al posto dei tre soccorritori dovrebbe esserci il responsabile che li mandò a Borgo San Frediano. Intanto bisognerà aspettare l'11 giugno per l'inizio del processo.
"Era quello che volevamo" assicura la famiglia di Riccardo, anche se si tratta pur sempre di un'amara consolazione. "Qui non c'è vittoria, abbiamo perso Riccardo" ha detto tra le lacrime il padre della vittima Guido Magherini. "Non sarà mai vittoria".
"Sono emozionata e commossa come se questa vicenda riguardasse me" ha commentato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che ha assistito all'udienza di ieri. "Ai Magherini dico di tenere duro e di andare avanti. In queste aule sentiranno dire tante cose non vere e ingiuste su Riccardo ma loro devono andare avanti. L'attenzione mediatica è importante per far capire come stanno davvero le cose".









