di Tiziana Maiolo
Il Garantista, 18 febbraio 2015
Il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, reduce di una vittoria a tavolino (e che tavolino!) sul suo (ex) vice Robledo, ha usato la fanfara delle grandi occasioni. Con un comunicato stampa ha annunciato di aver disposto perquisizioni nelle case di una serie di giovani amiche di Berlusconi e persino di un avvocato, Luca Giuliante, il primo difensore di Ruby. Ha anche interrogato il ragionier Spinelli, il "cassiere".
Voleva controllare le uscite, anche recenti. Il Grande Fratello aveva notato "recenti movimentazioni di danaro sui conti correnti". Berlusconi è sospettato di generosità. L'inchiesta, detta "Ruby ter", a riprova dell'accanimento che ricorda tanto le indagini sulla mafia, dormicchiava da un anno, da quando era stata aperta al termine del processo nel quale Berlusconi era stato condannato. Del fatto che nel frattempo un altro dibattimento e altri giudici avessero ribaltato quella sentenza e assolto, alla procura di Milano importa poco, quel che conta è stabilire una volta per tutte che Arcore fosse una sorta di quartiere a luci rosse e le ragazze che frequentavano le cene, puttanelle prezzolate.
Infatti il succo del "Ruby ter" - processo eterno come quello sulla morte di Borsellino, lì siamo al quater, dopo ventitré anni - è che le ragazze, che nel frattempo grazie allo scandalismo orchestrato dal solito circo mediatico-giudiziario, avevano perso il lavoro, siano state corrotte. La logica è sempre quella del complotto. La sub-cultura che lo ispira è analoga a quella del processo più ridicolo del secolo, quello che si chiama "Stato-mafia": quando si è incapaci di leggere la realtà storica, prima la si trasforma in storia criminale, poi si costruisce il complotto di oscure forze diaboliche. In questo caso i complottisti sarebbero Berlusconi e i suoi avvocati Longo e Ghedini i quali, insieme a un gruppo di ragazze, si sarebbero resi responsabili di "corruzione in atti giudiziari" e falsa testimonianza.
Cioè gli aiuti economici sarebbero stati finalizzati a indurre le testimoni a mentire sulle serate di Arcore. Ma mentire su che cosa, dal momento che Silvio Berlusconi è stato assolto nel processo d'appello dai due reati di cui era imputato? Perché va sempre ricordato che nei processi non si giudicano (non si dovrebbe) la moralità e i comportamenti sessuali degli imputati. Si deve solo verificare se l'imputato abbia o meno commesso un determinato reato.
Berlusconi doveva rispondere della famosa telefonata in questura in cui avrebbe concusso un signore che negava di esser stato concusso, ed è stato tardivamente assolto, in appello. Ma gli era cascata in testa anche l'accusa di "prostituzione minorile", un reato assurdo voluto da una maggioranza politica di centro-destra (nel nostro ordinamento esiste solo lo sfruttamento della prostituzione), di cui non si capisce bene neppure quale ruolo avrebbe svolto una persona come
Berlusconi: quello di pappone o di fruitore? In ogni caso la corte d'appello ha detto che lui poteva benissimo non conoscere l'età di Ruby, l'unica minorenne (17 anni e mezzo) presente alle serate. Quindi, assolto. Su che cosa avrebbero quindi mentito le ragazze prezzolate?
Il sospetto è, come sempre, che anche questo terzo processo (quarto, se si considera anche quello contro Emilio Fede e Lele Mora) voglia in realtà giudicare i comportamenti di Berlusconi più che la commissione di reati. Nessuno ha mai nascosto gli aiuti economici liberamente offerti da un signore molto ricco a una serie di sue amiche. Mantenute? Può darsi, come capita a tante e tanti. E allora? E se anche, come la Procura sospetta, queste elargizioni si fossero protratte nel tempo, se durassero tutta la vita? Quale reato sarebbe? Aspettiamo fiduciosi il "Ruby quater" per saperlo.









