di Giuliana Ubbiali
Corriere della Sera, 22 febbraio 2015
Il carpentiere: Yara mai salita sul mio furgone. Nuova istanza di scarcerazione depositata dall'avvocato. Massimo Bossetti in carcere gioca a carte, guarda la tv, incontra la moglie Marita tutte le settimane, una volta al giovedì e una al sabato, e ogni ultimo sabato del mese vede i tre figli. Mamma Ester e la sorella Laura Letizia vanno da lui in altri giorni.
I familiari hanno sei colloqui a settimana. Nella sezione protetta dove si trova dal giorno del suo compleanno, il 28 ottobre, dopo quattro mesi in isolamento, il carpentiere accusato di aver ucciso Yara parla poco o nulla del suo caso giudiziario. Meno ancora dopo che alcuni detenuti si sono accorti di quelle lucine strane. Cimici. Tutti zitti tranne che per un diffuso onomatopeico "shhhh". Tolte. Non scandalizza che ci fossero, perché le intercettazioni ambientali sono uno strumento di indagine molto utilizzato anche nel mondo parallelo dietro le sbarre. Come per l'omicidio di Mario Gaspani, ucciso il 26 marzo del 2011 nella sua casa di Boltiere. Prima vennero arrestati i fratelli Salvatore e Bruno Antonio Luci, ritenuti gli esecutori materiali. Furono loro, intercettati in carcere, a fare il nome di Stefania Colombo, la moglie della vittima ritenuta la mandante, e all'allora amante di lei Salvatore Massaro Cenere.
Mentre è imminente la chiusura delle indagini, l'avvocato Claudio Salvagni ritenta di portare Bossetti fuori dal carcere. Istanza numero cinque. Due le strade. La prima: gip (respinta), appello a Brescia (respinta) e Cassazione (udienza mercoledì prossimo). La seconda: gip (respinta) e ora un nuovo appello. L'istanza è stata depositata ieri mattina, al fotofinish cinque minuti prima delle 13, perché nel frattempo l'avvocato era rimasto bloccato in autostrada dove un tir si era ribaltato. Ce l'avrebbe fatta comunque, perché si era già preparato all'imprevisto consegnando una copia degli atti a una collega di Brescia.
In 50 pagine il difensore contesta il nuovo no del gip Ezia Maccora. Tre i punti fondamentali. Il Dna. Salvagni aveva chiesto al giudice di scarcerare Bossetti sulla base della relazione in cui il consulente del pm, Carlo Previderè, indica l'anomalia del Dna. Ma il gip ha scritto che "c'è una piena compatibilità di caratteristiche genetiche" tra il profilo dell'indagato e quello di "Ignoto 1", e che non importano le "apparenti anomalie" rilevate nelle analisi del Dna mitocondriale. Nuovo attacco dell'avvocato: "Ho sottolineato la carenza di motivazioni, perché il gip accredita l'ipotesi del pm senza spiegare perché".
Le ricerche al computer di casa Bossetti con il termine "tredicenni" e altre parole hard. "Non c'è stata nessuna navigazione su quei siti. Uno li cerca e poi non ci entra? Quelle sono ricerche auto-generate dal computer tramite altri siti che non c'entrano con la pedopornografia". La testimone che ha detto di aver visto Bossetti con una ragazzina, fuori dalla palestra, il settembre precedente l'omicidio. "È inattendibile - chiosa Salvagni, a quattro anni dal delitto e a cinque mesi dal fermo".
Capitolo a parte, le fibre trovate sui leggings e sul giubbotto di Yara identiche anche per colore a quelle dei sedili del furgone del carpentiere. L'avvocato ha rivisto Bossetti ieri, dopo giorni. "Mi ha detto: "Yara non è mai salita sul mio furgone, glielo giuro" - dice Salvagni. È ancora determinato a provare la sua innocenza. Non molla. Una persona colpevole sarebbe crollata". Intanto si aggiungerebbe un altro indizio, rivelato dalla trasmissione Quarto Grado: piccolissimi frammenti metallici sui vestiti di Yara che sarebbero compatibili con le polveri trovare sui sedili del furgone.
Difesa: Yara uccisa da mancino non con coltello comune
La difesa scava nelle presunte lacune dell'inchiesta che ha portato in carcere oltre otto mesi fa Massimo Bossetti perché pensa siano state "indagini a senso unico", e nelle quali sono state "spacciate come verità assolute" risultati di accertamenti, invece, "tutti da interpretare". L'avvocato Claudio Salvagni schiera tutta l'artiglieria pesante di consulenti e, in una conferenza stampa nel suo studio di Como, fa spiegare loro le conclusioni, o meglio le ipotesi alternative a cui sono giunti.
L'arma del delitto non è un cutter o un semplice coltello, quindi non un attrezzo da lavoro da muratore o un coltello comune. Per il medico legale Dalila Ranalletta, stando alle lesioni trovate sul corpo, in particolare un taglio alla gola, si tratterebbe, invece, di un'arma importante (con lama spessa oltre due millimetri) che potrebbe essere simile a quella usata nel Kali filippino, una particolare tecnica di combattimento. Un'arma, inoltre, che potrebbe essere stata usata da un mancino, a giudicare dalla direzione in cui sono stati inferti i colpi, mentre Bossetti è destrimane. Tutti da interpretare anche i tagli che la ragazza aveva sui polsi.
Yara uccisa altrove? - Per la dottoressa Ranalletta, la posizione del corpo, non rannicchiata come doveva essere se la ragazza morì effettivamente per il freddo nel campo di Chignolo d'Isola, il fatto che i vestiti che indossava non fossero tagliati nonostante ferite sul corpo e la circostanza che la sua maglietta fosse intonsa nonostante la ferita alla gola, fanno pensare che Yara sia stata uccisa altrove e che l'assassino l'abbia spogliata e poi rivestita.
Le ricerche su tredicenni nel computer. La difesa contesta siano rilevanti le ricerche nel computer di Bossetti riguardo tredicenni (Bossetti ha ammesso che con la moglie guardava film porno) e il consulente informatico, Giuseppe Dezzani, spiega che una sola volta compare la parola tredicenne e che potrebbe essersi generata "automaticamente, non manualmente". Molte di queste ricerche non sono state datate e, ragiona Dazzani, mentre l'accusa sostiene che in un caso, il 29 maggio, una di queste ricerche è stata effettuata mentre Bossetti era in casa, in un altro, il 7 maggio, un'altra identica è stata effettuata mentre il muratore, ed è provato per tabulas, era al posto di lavoro in un cantiere.
Il rebus del Dna. L'avvocato Salvagni insiste sulla mancata corrispondenza tra il dna nucleare, attribuito a Bossetti, trovato sul corpo della ragazza e quello mitocondriale trovato sui reperti piliferi analizzati che non appartiene a Bossetti. "Circostanza insolita, a detta dei consulenti della Procura ma che si vuol far passare come solita". Anche questo è oggetto di un ricorso depositato ieri ai giudici del Riesame di Brescia.
I filamenti di tessuto dell'autocarro. Gli investigatori ritengono che sui leggins di Yara siano stati trovati dei filamenti compatibili con il tessuto dei sedili dell'Iveco Daily di Bossetti. Di 200mila veicoli che hanno sedili con quelle caratteristiche individuati dai carabinieri del Ros solo quello di Bossetti è transitato quel giorno a Brembate il 26 novembre del 2010, quando Yara scomparve. Per il criminologo Ezio Denti quel tessuto è invece usato "anche per treni e autobus". "Hanno verificato gli investigatori quale tessuto avevano i sedili del bus che usava Yara per andare a scuola?", chiede Denti. L'avvocato Salvagni, insomma, farà "tutto il possibile per dimostrare l'innocenza di Massimo Bossetti. "Un'innocenza - spiega - nella quale credo fermamente". Il legale ha anche ricordato la testimonianza di una donna che aveva parlato di un uomo dell'Est da lei conosciuto, e che le aveva raccontato di avere una relazione con una ragazzina 13enne che forse si chiamava Yara. "Perché non ritenerla attendibile - sottolinea - mentre sono sempre attendibili testi della Procura?".











