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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 18 aprile 2015

 

Il deputato Baroni: "il gruppo di Trieste è mosso da motivi ideologici. Il problema è che le Rems sono state imposte attraverso un provvedimento di legge, senza nessun tipo di discussione".

Il Movimento 5 Stelle è contro l'alternativa agli ospedali psichiatrici perché pericolosi per la società e si scaglia contro il comitato Stop Opg perché, a detta sua, sono mossi da motivi ideologici. "C'è un problema fortemente ideologico dietro, - ha spiegato Massimo Baroni, deputato del Movimento 5 Stelle e portavoce alla Camera. per seguire un'ideologia molto forte, molto importante del gruppo di Trieste, Stop Opg, stiamo vedendo che, sì, è giusto prevedere delle piccole strutture a misura di uomo, ma c'è ed esiste il problema del fatto che non è mai stato affrontata la questione: le Rems sono state imposte attraverso un provvedimento di legge che non ha visto nessun tipo di discussione".

Poi il deputato continua : "Questo è un altro modo per creare una mangiatoia di denaro pubblico. E tutti gli indicatori vanno nella direzione di mettere in luce una filiera di appalti su queste residenze molto torbida", continua il deputato. "Le intenzione sono buone, ma la questione è stata gestita malissimo, perché non si è stati attenti al progetto con cui si voleva deistituzionalizzare questi pazienti, che sono, però, socialmente pericolosi, non solo a loro stessi, ma anche ad altri". Ma la polemica non finisce qui, perché secondo il deputato del Movimento 5 Stelle un problema altrettanto importante è quello degli appalti e intravvede la corruzione.

"Sembra che una delle Rems nel Lazio sia attenzionata dalla procura in merito all'appalto che è stato assegnato in regime d'urgenza, senza i controlli di routine volti a garantire che le ditte coinvolte siano senza macchia". Continua a spiegare il deputato Baroni: "Stanno facendo delle gare di appalto multiple: in un primo momento c'è un appalto per la costruzione di una prima struttura temporanea, in piedi per un anno, e all'interno della stessa gara di appalto rientra un secondo progetto per la costruzione della struttura permanente". Poi il deputato pentastellato aggiunge: "La prima struttura temporanea d'urgenza richiede una somma di denaro pubblico notevole per qualcosa di cui si usufruirà solo per un anno e nel frattempo si lavora alla costruzione della struttura permanente".

Per Baroni questo modo di procedere è indicativo di un utilizzo sbagliato del denaro pubblico. Il Movimento 5 Stelle sta cercando di capire il sistema utilizzato per la costruzione e la gestione delle Rems: "Almeno nel Lazio - dice sempre Baroni - l'urgenza viene data dal fatto che se non risulterà partire un numero minimo di Rems, queste verranno commissariate", quindi secondo Baroni ci sarà l'intervento di un commissario esterno per l'attuazione della messa in opera delle Rems, con la conseguenza diretta che le Regioni non avranno più la libertà di gestione dei fondi messi a disposizione per la creazione delle strutture, somma che, come sostiene il deputato, si aggirerebbe attorno al milione di euro. "Ci sono appalti molto sospetti, perché è stato fatto tutto in fretta, con pochissime persone a conoscenza delle modalità con cui sono stati affidati gli appalti e con subappalti che potrebbero essere fuorilegge", spiega ancora l'onorevole Baroni.

La Rems di Palombara Sabina (Roma), invece, è emblematica di un'altra problematica connessa alle strutture, quella legata alla sicurezza della comunità in cui le residenze vengono assegnate. La Rems di Palombara Sabina, ad esempio, è posizionata in un'ala dell'ospedale, "a 50 metri da una scuola, inserita nel contesto del paese e la comunità si è opposta a questa decisione", chiosa Baroni spiegando che a causa delle problematiche inerenti, la sicurezza verrebbe compromessa da una struttura del genere. Mentre il movimento cinque stelle polemizza contro i Rems perché - utilizzando le stesse polemiche di chi un tempo si opponeva alla chiusura dei Manicomi e quindi contro la legge Basaglia - li considera pericolosi contro la società libera, c'è chi chiede di vigliare affinché tutto si realizzi senza incertezze e ritardi.

Il comitato nazionale Stop Opg, impegnato dal 2011 per l'abolizione di questo istituto "inaccettabile per la sua natura", aveva già annunciato la mobilitazione ad oltranza per una dismissione che sia "senza proroghe e senza trucchi" e che non produca, come si teme, una miriade di "piccoli Opg". Ad un anno dal di di proroga firmato "con estremo rammarico" dall'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le regioni sembrano affrontare ancora una volta con difficoltà il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Arrancano Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Puglia e Calabria secondo i dati di Stop Opg.

Le due strutture di Grugliasco e Biella apriranno solo dopo il primo settembre. E, invece, prevista per il 4 maggio l'apertura delle due Rems in provincia di Trieste e Pordenone. La regione Puglia metterà a disposizione a fine maggio 20 posti, mentre si protrarrà fino al primo luglio l'attesa per la residenza di Santa Sofia d'Epiro, in provincia di Cosenza.

Tra scadenze e ritardi si barcamenano più o meno tutte le regioni, fatta eccezione per il Veneto, che in polemica con soluzioni "raffazzonate", affronta il momento di transizione nella più completa impreparazione. L'assessore regionale alla Sanità Luca Coletto ha definito la sua regione "seria", anziché "inadempiente". "Il Veneto - aveva promesso Coletto -ha già individuato la sede e il progetto per la realizzazione di una nuova struttura definitiva con tutte le caratteristiche necessarie di sicurezza e di umanità". Il rischio, a cui va incontro la regione, è quello del commissariamento. Il sindaco di Roma Ignazio Marino, già Presidente della "Commissione parlamentare d'inchiesta per l'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale", si è dichiarato favorevole all'intervento di un "commissario che tolga alle regioni inadempienti il potere di indirizzo e di utilizzo delle risorse per la cura delle persone".

Reduce da un giro di ispezioni negli Opg disseminati sul territorio, Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani, era intervenuta al convegno "Ergastolo Bianco", denunciando il ricorso da parte di molte regioni a soluzioni temporanee, il relativo rilascio di licenze a privati e l'assenza di misure di controllo previste per le Rems. Per Francesco Saverio Moschetta, ex direttore dell'Ospedale psichiatrico di Teramo, città che ha ospitato il convegno tenutosi il 26 marzo scorso, il rischio è che lo psichiatra "si trovi in quella situazione di ambiguità per cui deve curare e insieme custodire". La legge n. 9 del 2012 prevede, infatti, l'esclusiva gestione sanitaria delle strutture e il confinamento delle forze dell'ordine all'esterno delle Rems, impegnate in un controllo perimetrale di vigilanza esterna. Il paradosso per Moschetta consiste nell'affidare ai medici strutture concepite per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive. A preoccupare la magistratura è, invece, la disposizione della legge 81 del 2014, che prevede la revoca delle misure di sicurezza per quegli internati che, anche se ritenuti pericolosi, abbiano "superato il limite massimo della pena edittale".

Il problema che si pone, secondo il Presidente del Tribunale di Teramo Giovanni Spinosa, è quello dell'organizzazione di una società, che a fronte delle nuove misure dovrà provvedere a "un'assistenza forte e coordinata" di tutela e controllo sul territorio. Nel complesso è forte la diffidenza con cui si guarda alle Rems, ma intanto si assiste alla chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziari, luoghi di detenzione da troppo tempo dimenticati dalla sensibilità civile.