di Maria Brucale
Il Garantista, 1 marzo 2015
Nasce la Commissione Carcere della Camera penale di Roma. Un gruppo di avvocati che si oppone alla tortura e che chiede il rispetto dei diritti dei detenuti, tra le iniziative le visite negli Istituti di pena e nei Cie.
Il mondo del carcere sta aprendo le sue porte. Il muro ideale che lo ha sempre separato dall'esterno sta cadendo. Forse è questa una visione ottimistica, forse un anelito fiducioso. Però di carcere finalmente si parla. Le sferzate punitive inferte o promesse dalla Corte Europea allo Stato italiano una volta constatata una qualità del vivere in prigione assai prossima alla tortura, hanno riacceso i riflettori su un pianeta troppo spesso dimenticato, volutamente accantonato, colpevolmente ignorato. L'attenzione non deve, però, smorzarsi.
Il decreto Renzi - inopinatamente denominato, assieme a quello che lo aveva preceduto, "svuota carceri" - finalizzato a risarcire con urgenza i detenuti delle sofferenze patite per una carcerazione inumana e degradante - ha rappresentato uno strumento normativo ambiguo, che nessuna chiarezza offriva su tempi e modalità applicative.
Il risultato è stata la paralisi dei Tribunali di Sorveglianza di tutta Italia - già afflitti da una mole di lavoro abnorme -e il prolungarsi all'infinito delle attese dei detenuti che formulavano speranzose istanze per un permesso premio, la riduzione della pena per buona condotta, l'accesso alle misure alternative al carcere, la restituzione alla vita. Il carcere merita la nostra attenzione, l'attenzione di tutti. È un luogo che ci appartiene e ci rappresenta, tutti.
Proprio in un'ottica di interesse ed attenzione crescenti si inserisce il nostro progetto. L'essenza statutaria delle Camere Penali è la promozione della conoscenza, della diffusione, e della tutela dei valori fondamentali del diritto penale e dell'equo processo penale in una società democratica.
Ormai da anni, anche attraverso il prezioso lavoro dell'Osservatorio Carcere, l'Unione delle Camere Penali si è mossa nella direzione della tutela dei diritti fondamentali. Le battaglie per il giusto processo e per la riforma dell'art. 111 della Costituzione hanno rappresentato un momento formativo importante ed hanno espresso con forza il ruolo dell'avvocato penalista nella società, una funzione di tutore del Diritto nella sua forma più alta, la garanzia dei diritti individuali, la restituzione all'uomo - con le sue legittime pretese di giustizia - della centralità nell'ambito dell'ordinamento.
Il progetto della Commissione Carcere si inalvea in un cammino già intrapreso, un cammino incessante e dinamico calato nella realtà sociale della quale il mondo delle persone detenute costituisce un segmento fondamentale. Attraverso la conoscenza di esso, l'avvocato penalista si propone come sentinella del Diritto, come creatore di spazi giurisdizionali nuovi, come portavoce autorevole di istanze troppo a lungo rimaste mute.
La commissione è composta da avvocati, iscritti alla Camera Penale di Roma, da sempre particolarmente impegnati nello studio della realtà carceraria e dei diritti delle persone detenute. Vogliamo essere una voce ferma e importante, quella delle persone private della libertà e del loro anelito di giustizia. Per questo saremo raggiungibili attraverso il fax: 06.3207040, l'email:
Nell'ambito della Commissione, saranno oggetto di studio e di approfondimento le tematiche inerenti al Tribunale di Sorveglianza; ai diritti umani delle persone private della libertà; al regime detentivo di rigore del 41 bis, ai reati ostativi - che precludono di fatto ogni accesso alla rieducazione ed alla progressione del reinserimento nel tessuto sociale - al drammatico tema dell'ergastolo ostativo, la pena di morte nascosta, lento, inesorabile stillicidio verso il crepuscolo della vita attraverso la mutilazione del bene supremo, la speranza.
Lavoreremo perché anche nei regimi di massimo rigore, le restrizioni siano autentica espressione di esigenze di prevenzione o di sicurezza e non appaiano sostenute da una bieca logica punitiva o vindice. Spesso, infatti, sfugge ogni correlazione tra esigenze di tutela e restrizioni trattamentali. Quale l'utilità, a fini di prevenzione, del ridimensionare l'aria, il vitto, l'abbigliamento, la possibilità di cucinare, di essere curati, il tempo da trascorrere con i propri congiunti, la possibilità di acquistare libri e riviste, di leggere o di studiare?
Tema di interesse sarà anche la territorialità della pena, la possibilità per il detenuto di patire la carcerazione in luoghi vicini alla famiglia. La reclusione sospende, infatti, la presenza nella società del detenuto. Diviene perno e direzione della vita non solo del ristretto ma anche della sua famiglia e suddivide i giorni in pacchi di vestiario e di alimenti, viaggi per destinazioni lontane dalla propria casa, visite di colloquio, vaglia postali, ricezione di telefonate, spese legali. Una condizione che è in sé mutilazione di vita, frattura di rapporti, interruzione di ogni attività lavorativa, esclusione.
Saranno programmate visite nelle carceri e nei Cie cui seguiranno documenti di relazione di quanto verificato e di denuncia delle criticità emerse.
Il nostro obiettivo è quello di conoscere ed approfondire la vita del carcere e le implicazioni di essa nelle sue molteplici sfaccettature. Le segnalazioni, che speriamo pervengano numerose, relative al diritto alla salute (valutazioni di incompatibilità con il carcere; effettività dell'accesso alla cura e alle visite specialistiche), all'accesso alle opportunità ri educative (rapporto con il personale deputato alle verifiche semestrali del trattamento intra murario), alla fruizione di misure alternative, al sovraffollamento carcerario ed alla conformità delle strutture penitenziarie ai parametri europei e ad ogni ulteriore aspirazione o rivendicazione di diritto, verranno tradotte in documenti di denuncia delle situazioni patologiche verificate.
Vogliamo conoscere capillarmente le pieghe dolorose della detenzione, farne oggetto di riflessione e di studio, raccogliere e catalogare dati statistici dai quali muovere, in modo costruttivo, per un'interlocuzione consapevole e concreta con la magistratura e, in generale, con gli organi politici nella direzione fattiva della salvaguardia dei diritti fondamentali dell'uomo e dei canoni del giusto processo.
Bisogna far comprendere all'esterno, che la privazione del bene supremo della libertà è, in sé, una violenta, assoluta afflizione che non può, non deve essere aggravata da una condizione del vivere inumana e degradante, che non consente di impiegare il tempo in modo costruttivo, che non offre spazi di crescita e di formazione alla mente ed al corpo, che ripiega le giornate in un vortice ciclico che si ripete all'infinito e abbrutisce, annichilisce. Il carcere è oggi afflizione, mortificazione quotidiana, negazione dei più elementari diritti, frustrazione costante della personalità, menomazione della sfera affettiva, annichilimento della natura stessa di uomini. Il carcere piega, umilia, spoglia della volontà costringendo ad accantonarla, aliena, annienta gli istinti forzando il recluso a domarli, reprimerli, sconfessarli, trasformarli, custodirli, schiacciarli.
Vogliamo che il carcere non sia un "non luogo" che confonde volti, anime e storie e, privandoli di una individualità, li mescola, informi, in un calderone di sofferenza che resta avulso dal mondo esterno. Vogliamo che volti, anime e storie appartengano a uomini che hanno forse incontrato l'errore e lo caduta ma che possono, devono, tornare alla loro vita; restituire il carcere alla sua funzione costituzionale di "rieducazione", reinserimento nella società.
Garantire che sia offerta la possibilità ad ogni persona detenuta -qualunque pena stia espiando, qualunque reato abbia commesso - di aspirare alla libertà e ad un percorso - patita la carcerazione -scevro dal pregiudizio, ad una emenda socialmente riconosciuta dal proprio errore. Leviamo i nostri scudi contro ogni regime di tortura e di vessazione, contro ogni compressione della dignità umana, padroni del nostro ruolo di difensori e garanti, dentro al processo e fuori.
Commissione Carcere - Camera Penale di Roma











