di Mirella Castello (Presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura)
Il Garantista, 19 marzo 2015
Ad orologeria! Sull'onda emozionale dell'ennesimo scandalo, dell'arresto di un alto dirigente dello stato, Ercole Incalza, arriva anche nel ddl corruzione l'emendamento governativo sul falso in bilancio, che aumenta in modo smisurato le pene, tutto ciò a una settimana dall'allungamento dei tempi della prescrizione.
Ecco la "lista della spesa" di questa ultime settimane: corruzione, falso in bilancio e prescrizione, continua, inesorabile, la logica degli interventi "sensazionalisti". Un altro tassello di un disegno basato sulla filosofia emergenziale, che porterà a una giustizia formalmente più rigorosa, ma sostanzialmente inadeguata a combattere i fenomeni di malaffare del nostro Paese.
Come ha evidenziato la coordinatrice della Commissione Penale dell'Oua Paola Ponte, in merito, appunto, al testo unificato delle proposte di legge di modifiche al codice penale in materia di prescrizione dei reati, "la maggior parte dei procedimenti si prescrive in fase di indagini e pertanto ogni intervento posto successivamente alla fase del rinvio a giudizio non è che da ritenersi un palliativo, che solo apparentemente cura le necessità di una giustizia malata a causa di carenze strutturali e processuali.
Allungare e dilatare a dismisura i tempi di un processo non può essere la risposta giusta per arginare la commissione e la punizione dei reati. Gli imputati e le persone offese rischieranno di dover attendere anni per poter definire la propria posizione processuale con conseguenti danni morali ed economici irreparabili. Una condanna riportata ad anni di distanza dal fatto-reato potrebbe vanificare del tutto la funzione rieducativa del nostro sistema: il reo potrebbe trovarsi a scontare una condanna in situazioni oggettivamente e soggettivamente totalmente differenti rispetto a quelle di commissione del reato (vita diversa, una famiglia, un lavoro, ecc.). E cosa dire a chi potrebbe dover aspettare vent'anni per vedersi riconoscere innocente con una vita nel frattempo rovinata?".
Quindi, questo provvedimento non solo è inadeguato, ma è da ritenersi in totale contrasto con tutti i principi ed i valori posti a fondamento del diritto ad un giusto processo, tra le cui caratteristiche spicca la necessaria celerità più volte invocata (per non dire "sanzionata" a nostro danno) dalla Comunità europea. Ma non basta, ora l'intenzione è anche quella di rendere più contorti e, quindi, meno efficaci, i procedimenti riguardo le imprese.
Tutto ciò a tacere della compressione del diritto di difesa. Un assurdo in un'Italia già poco competitiva e che così rischia di andare incontro alla paralisi. Molto più positivo e concreto l'approccio del Governo, grazie all'impegno del ministro Orlando, sulla non punibilità per tenuità del fatto. In quel caso non si è ceduto a pericolose semplificazioni che avrebbero lasciato spazio ad aree di impunità su reati odiosi, allo stesso tempo sono stati corretti alcuni aspetti controversi, consentendo, per esempio, la possibilità tanto per la parte offesa quanto per l'indagato di fare opposizione all'archiviazione per tenuità del fatto o comunque di rinunciarvi a favore di una pronuncia nel merito. Tutta l'avvocatura è in profondo disagio e i penalisti hanno già dichiarato lo stato di agitazione. Scelta che sarà oggetto anche di una valutazione dell'Oua, l'organismo di rappresentanza unitaria dell'avvocatura, nell'assemblea dei delegati che si terrà a Firenze il prossimo 27 marzo.
Al premier Renzi, ribadiamo: su prescrizione e corruzione, la direzione è sbagliata. Serve invece una grande alleanza contro la corruzione e per la semplificazione che coinvolga il mondo del lavoro, della pubblica amministrazione, delle professioni e dell'impresa: nell'eccessiva burocrazia, nella scarsa cultura della competitività, nella endemica presenza di fenomeni criminali, sono da ricercare le chiavi del dilagare del malaffare.
I ddl all'esame del Parlamento hanno bisogno di serie modifiche in aula, altrimenti l'avvocatura unitariamente manifesterà il proprio dissenso.










