sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Flavio Haver

 

Il Corriere della Sera, 9 marzo 2015

 

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, non ha alcuna intenzione di tornare sulle sue decisioni, fin troppo si è aspettato per portare in Aula la legge sulla corruzione. "È messo un paletto, la data del 17 marzo. Resta quella, oltre non si può andare", confermano a Palazzo Madama: non ci saranno nuove deroghe.

Si aprono dieci giorni decisivi sul fronte delle riforme per la giustizia, tema contraddistinto negli ultimi anni da un clima infuocato e da scontri durissimi tra centrodestra e centrosinistra, e non solo. In ballo, tra Palazzo Madama e Montecitorio, le modifiche alle norme anti-mazzette, ai tempi della prescrizione, al falso in bilancio.

Temi su cui anche all'interno della maggioranza di governo ci sono state divisioni e contrapposizioni, con Ncd apparentemente ferma su posizioni non "negoziabili" ma sulle quali - a sentire esponenti di primo piano del Pd - c'è ora la disponibilità a trovare un punto d'incontro per dare la spinta decisiva ad un varo il più possibile condiviso delle riforme.

"Il rischio è che, dopo due anni di lavoro, si vada in Aula tornando alla fase iniziale con tutti i disegni di legge presentati: sarebbe una complicazione. Spero che il Governo, come promesso, presenti il suo emendamento sul falso in bilancio in commissione Giustizia e che la commissione, come mi ha assicurato il presidente Nitto Palma, possa concludere i lavori in tempo per portare in aula il testo con il relatore", ha osservato ancora Grasso, circoscrivendo i confini temporali. Che non possono prescindere da un'altra scadenza: il Governo deve presentare l'emendamento entro domani, altrimenti non ci sarebbero i tempi tecnici per il 17 marzo. Con una conseguenza: si tornerebbe al disegno di legge Grasso di due anni fa.

Alla Camera la scadenza è invece fissata al 16 marzo. Un intreccio di date che rende la partita ancora più complessa. A Montecitorio è previsto l'approdo in Aula del disegno di legge sulla prescrizione: dovrebbe essere "congelata" dopo la sentenza di primo grado e ci saranno due anni di tempo per il processo d'appello e uno per quello in Cassazione. Resta il conflitto nella maggioranza sul limite massimo di 18 anni prima che cadano in prescrizione gli episodi di corruzione, ma le diplomazie di Ncd e Pd sono al lavoro per cercare un'intesa.