Corriere della Sera, 8 aprile 2015
La Corte europea dei diritti umani: "Tenuto conto di gravità fatti la risposta delle autorità italiane è stata inadeguata". "Polizia non collaborò per identificare gli agenti". Quanto compiuto dalle forze dell'ordine italiane nell'irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001 "deve essere qualificato come tortura". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l'Italia non solo per quanto fatto ad uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. In particolare è stato violato l'articolo 3 su "divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti".
Il dispositivo è impietoso: "Tenuto conto della gravità dei fatti avvenuti alla Diaz la risposta delle autorità italiane è stata inadeguata". E ancora: "La polizia italiana ha potuto impunemente rifiutare alle autorità competenti la necessaria collaborazione per identificare gli agenti che potevano essere implicati negli atti di tortura".
Nella sentenza pubblicata dal tribunale di Strasburgo, si condanna l'Italia per i maltrattamenti subiti dal ricorrente, il manifestante veneto Arnaldo Cestaro. Vicentino, nato nel 1939, si trovava all'interno della scuola al momento dell'irruzione delle forze dell'ordine. All'epoca dei fatti l'uomo aveva 62 anni: fu picchiato più volte, e in seguito al pestaggio riportò fratture multiple. L'Italia, ha stabilito la Corte, "dovrà versare a Cestaro un risarcimento di 45 mila euro". La sentenza crea un precedente per altri ricorsi pendenti a Strasburgo in relazione ai pestaggi della polizia alla Diaz e nella caserma di Bolzaneto.
Cestaro la notte del raid si trovava nella scuola per dormire la notte. A un tratto sente un rumore infernale e pochi istanti dopo la porta di ingresso viene sfondata. Subito pensa ad un attacco dei black bloc ma si rende conto che invece è la polizia, responsabile di una spedizione punitiva violentissima. Cestaro cerca di difendersi dai manganelli, grida che è un anziano, una persona pacifica. È lui l'uomo con i capelli bianchi citato dal vice questore Michelangelo Fournier nella deposizione davanti ai giudici, durante il processo per i fatti della Diaz. Fournier definì quell'irruzione una "macelleria messicana" e raccontò ai magistrati di aver urlato "basta!" ai poliziotti che stavano picchiando un uomo anziano. Durante l'irruzione alla Diaz furono fermati 93 attivisti e furono portati in ospedale 61 feriti, dei quali 3 in prognosi riservata e uno in coma. Finirono sotto accusa 125 poliziotti, compresi dirigenti e capisquadra.
"La Corte - si legge nel documento pubblicato sul sito della Corte di Strasburgo - ha riscontrato una violazione dell'articolo 3 della Convenzione, a causa dei maltrattamenti subiti da Cestaro e di una legislazione penale inadeguata per quanto riguarda sanzioni contro gli atti di tortura e misure dissuasive che prevengano la loro reiterazione". "Dopo aver sottolineato il carattere strutturale del problema - si legge ancora nel dispositivo che suona pesantissimo - la Corte ricorda che, per quanto riguarda le misure per rimediare, gli obblighi positivi che spettano allo Stato italiano in merito all'articolo 3, possono comporre un quadro giuridico appropriato, anche attraverso disposizioni penali efficaci".
Nota Giunta e Osservatorio Carcere Ucpi
L'Unione Camere Penali Italiane con il proprio Osservatorio Carcere, dinanzi all'ennesima condanna dell'Italia da parte della Corte Europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo, per non avere ancora inserito nel proprio ordinamento il reato di tortura, invita il Parlamento ad intervenire con la massima urgenza. Non è tollerabile in un Paese civile che una riforma che coinvolge la libertà, la dignità e l'incolumità dell'individuo possa essere in discussione da due anni.
Approvata dal Senato poco più di un anno fa, il 5 marzo 2014, dopo una discussione durata 8 mesi, ora è in seconda lettura alla Camera dove il 23 marzo scorso è approdata in Aula per la discussione generale. L'esame dovrebbe riprendere in settimana, ma il testo, già modificato dalla Commissione Giustizia di Montecitorio, dovrà tornare al Senato.
Il provvedimento della Corte Europea, che condanna anche l'Italia per quanto compiuto dalle Forze dell'Ordine italiane nell'irruzione alla Diaz il 21 luglio 2001, condotta qualificata come tortura, deve costituire per tutti gli schieramenti politici monito per procedere finalmente alla rapida e definitiva approvazione del disegno di Legge che dovrebbe prevedere la condotta delittuosa come reato proprio, commesso cioè da chi istituzionalmente ha l'obbligo di custodire l'incolumità e la dignità della persona che si trovi ad essere privata della libertà.
Manconi: ora si metterà in moto chi ostacola legge per reato tortura
"Quanti avvertivano lo scandalo della mancata introduzione di una fattispecie penale che definisca e sanzioni la tortura, a distanza di 24 anni dalla Convenzione delle Nazioni Unite, già si erano dati da fare. Ma permane una sorta di resistenza sorda che porta a sottovalutare gravemente questa esigenza o a deformarla pesantemente nel momento in cui deve tradursi in una forma di reato. Temo che ora si metteranno nuovamente in moto le forze che hanno ostacolato finora l'approvazione della legge".
Il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione parlamentare per la tutela dei Diritti Umani, commenta così all'Adnkronos la pronuncia della Corte europea dei Diritti dell'Uomo, che ha stabilito che i maltrattamenti subiti dalle persone presenti nella scuola Diaz di Genova da parte delle forze dell'ordine devono essere qualificati come tortura.
"La Convenzione delle Nazioni Unite e i codici penali di gran parte dei Paesi Europei prevedono questo come un reato proprio, ovvero in capo ai pubblici ufficiali e a quanti esercitano pubbliche funzioni. Questo - ricorda Manconi - era il disegno di legge da me presentato al Senato e lì approvato poi in maniera assai differente. Ora alla Camera si rischiano altre modifiche, che come minimo prolungano l'iter perché l'articolato dovrà tornare al Senato e queste modifiche rischiano di essere peggiorative. Si tenga conto - conclude Manconi - che in più di una circostanza, in modo preciso e puntuale, per una vicenda di maltrattamenti a danno di detenuti del carcere di Asti la corte aveva lamentato l'assenza nel nostro codice di questa fattispecie penale".
Bernardini: Basta macelleria del diritto. Proseguo sciopero della fame
Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani in merito alla sentenza della Corte dei Diritti umani di Strasburgo relativa ai fatti accaduti durante il G8 di Genova del 2001: "Ancora una volta, e questa volta all'unanimità, i giudici della Corte di Strasburgo hanno affermato che la Repubblica italiana ha violato l'articolo 3 della convenzione sui diritti dell'uomo che sancisce che: "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti". Lo stesso articolo per cui l'Italia era stata condannata nel gennaio del 2013 con la sentenza pilota Torreggiani".
"Non solo la Corte di Strasburgo ha stabilito che quanto accaduto nella caserma Diaz di Genova deve essere considerato "tortura", ma nella sentenza i giudici sono andati oltre sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti è a causa dell'inadeguatezza delle leggi italiane che, quindi, devono essere cambiate".
"Secondo la Corte, la mancata identificazione degli autori materiali dei maltrattamenti dipende in parte 'dalla difficoltà oggettiva della procura a procedere a identificazioni certe, ma al tempo stesso dalla mancanza di cooperazione da parte della polizià. Nella sentenza si legge inoltre che la mancanza di determinati reati non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell'ordine".
Come Radicali, nella scorsa legislatura, avevamo presentato delle proposte di legge per l'identificazione delle forze dell'ordine e, naturalmente, anche per l'introduzione del reato di tortura nel codice penale. Un'introduzione che osservi il dettato della Convenzione delle Nazioni unite sulla tortura del 1984 ratificata dall'Italia nell'88 e non il compromesso al ribasso adottato dal Senato che de-tipicizza il reato e arriva a imporre l'ergastolo se la tortura provoca la morte del torturato. Invito i componenti della commissione Giustizia della Camera, oltre che naturalmente il ministro Orlando, a leggere con attenzione le motivazioni della sentenza della Corte europea dei diritti umani sia per quanto riguarda la codifica del reato di tortura, tipico delle forze dell'ordine, sia, più in generale, per il modo con cui il nostro paese viola la propria legalità costituzionale e i propri obblighi internazionali. Per denunciare tutto ciò, e accompagnarlo con proposte concrete di riforma, continuo con il mio sciopero della fame al quale da oggi si unisce anche Marco Pannella con uno sciopero anche della sete.










