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di Giovanni Maria Giacobazzi

 

Il Garantista, 5 aprile 2015

 

Fatta la legge trovato l'inganno... ma questa volta a "barare" è il consiglio superiore della. magistratura che attribuisce un potere incredibile al capi degli uffici.

Oltre a questo quotidiano, ria sempre alquanto perplesso, sono stati in pochi quelli che hanno dato risalto in maniera critica alla delibera sulle ferie del Consiglio superiore della magistratura dello scorso 26 marzo. L'argomento era molto tecnico e nessuno ha sentito l'esigenza di approfondirò il tema. Anche perché tutti si erano convinti che Matteo Renzi fosse riuscito nell'impresa. Cioè tagliare da 45 a 30 i giorni di ferie per i magistrati. Una grande vittoria per il premier che con un colpo di slide aveva spazzato via i privilegi della casta togata. Come si ricorderà, il taglio dei giorni di ferie era stato motivato da Renzi con l'esigenza di avere

una giustizia più veloce. Una boutade degna del miglior teatro d'avanspettacolo. Infatti, a stretto giro, era arrivata la riforma della prescrizione che renderà i processi eterni.

La delibera del 26 marzo, per la cronaca, ora stata preceduta da un parere dell'Ufficio Studi e Documentazione del Csm, interessato sia dalla Quarta Commissione, quella che si occupa delle valutazioni di professionalità, circa le possibili ricadute sull'organizzazione del lavoro, e sia dalla Settima, quella per l'organizzazione degli uffici giudiziari, per la definizione dei giorni lavorativi e per ì riflessi sui termini dì deposito dei provvedimenti, sia con riferimento al lavoro del giudice che del pubblico ministero.

Pur premettendo, scrivevano nella delibera i togati all'unanimità, che "l'unica interpretazione possibile è, supportata da argomenti tecnico-giuridici, l'attuale permanenza dei 45 gg di ferie", la componente laica "ha manifestato la radicale opposizione, col conseguente rischio dì una insanabile frattura istituzionale nell'operato funzionale dell'autogoverno e di una sospensione sine die della trattazione e discussione all'o.d.g. del tema

delle ferie dei magistrati con conseguenti gravi ricadute negativo disfunzionali sulla organizzazione tabellare e feriale dogli uffici giudiziari".

Oltre a ciò, continuavano i togati, "si deve prendere atto della vigenza del decreto del ministro della Giustizia che presuppone l'individuazione del monte ferie dei magistrati in 30 gg, Un provvedimento, sulla cui legittimità dovranno esprimersi eventualmente i giudici competenti a seguito dei ricorsi presentati, con il quale abbiamo dovuto responsabilmente fare i conti".

Ma dietro queste frasi che facevano propendere per l'effettività del taglio delle ferie, la realtà che emergeva dalla lettura della delibera ora ben diversa. Giungendo ad una conclusione alquanto sorprendente. E cioè che invece di tagliarle le ferie il governo le aveva allungate. Dando anche un potere incredibile ai capi dogli uffici nella concessione dei giorni dì ferie.

Premesso che il lavoro svolto dal magistrato non è in alcun modo assimilabile al pubblico impiego, non ha orari di lavoro, obblighi di presenza in ufficio (salvo per udienze e turni) avendo obblighi puramente prestazionali e che le ferie devono essere un perìodo di effettivo recupero dello energie psicofisiche da parte del magistrato, il Csm, esaminati i provvedimenti del governo, attestava che il perìodo feriale (la sospensione dei termini) e le ferie dei magistrati non saranno più necessariamente coincidenti. Il magistrato potrà dunque prendere giorni di ferie in qualsiasi periodo dell'anno e non solamente d'estate.

Il criterio a cui improntarsi sarà la flessibilità, che deve contemperare le esigenze del magistrato con quelle dell'ufficio, e la programmazione, dovendo coordinare le assenze con il servizio. Con una forte responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici che saranno tenuti ad assicurare la tutela del magistrato con la piena funzionalità dell'ufficio. Aspetto questo, l'eccessiva discrezionalità dei capi, criticato ex post dal gruppo di Magistratura indipendente.

E "l'allungamento"? In primis nella giornata del sabato. I sabati non saranno più considerati giorni lavorativi: "La giornata del sabato impone la presenza in ufficio esclusivamente per assicurare udienze e turni calendarizzati, o attività urgenti, sopravvenute ed indifferibili". Quindi non sarà necessario più chiedere il sabato come ferie. Poi si potranno chiedere ferie anche per giorni singoli, pur se coincidenti con udienze, senza doverli accorpare, purché il magistrato lavori in ufficio o a casa nei giorni precedenti e/o successivi.

Quindi si dovrà assicurare al magistrato di turno nei giorni festivi o in turni di notte "misure atte a garantire il recupero delle energie lavorative", con assenze programmato godibili nell'immediatezza o successivamente, Ed infine il periodo immediatamente precedente e quello successivo alle ferie prese dal magistrato dovranno essere periodi di "avvicinamento" e di "rientro" che consentano il deposito dei provvedimenti ed il riordino dell'ufficio e la preparazione delle udienze e della piena attività. Alla faccia del taglio.