di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Garantista, 28 febbraio 2015
La scorsa settimana, alla vigilia del Comitato Direttivo Centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati convocato per decidere quali forme di protesta mettere in capo per contrastare l'approvazione della legge di riforma della responsabilità civile delle toghe, i direttivi di Area e di Magistratura Indipendente si erano vicendevolmente accusati, con due comunicati al vetriolo, di quello che il codice penale definirebbe "intelligenza con il nemico".
Area, la corrente di sinistra che comprende Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia, accusava Magistratura Indipendente, favorevole allo sciopero e alla linea dura, di avere sulla questione responsabilità civile un atteggiamento "paradossale".
Paradossale", avendo all'interno dell'esecutivo che "approva e continua a proporre provvedimenti drasticamente peggiorativi delle condizioni dei magistrati e della giurisdizione" il proprio "esponente più rappresentativo", cioè il sottosegretario Cosimo Maria Ferri. Per anni segretario generale di Magistratura Indipendente.
Piccata era stata la risposta del direttivo di Magistratura Indipendente arrivata a stretto giro. "Comprendiamo che ad Area può sembrare "paradossale" che il gruppo di Magistratura Indipendente possa richiedere non solo a parole, ma anche con i fatti forme di protesta estrema contro il Governo quando un suo ex Segretario Generale svolge un ruolo di primaria importanza nell'Esecutivo, ma la ragione è semplice - anche se per Area possa essere inaccettabile ed impraticabile - perché, a differenza di Loro (che hanno molteplici aderenti al loro gruppo in posti chiave di diretta collaborazione con il Governo), riusciamo senza alcun imbarazzo a sostenere le nostre idee ed a tutelare gli interessi prioritari dei Nostri Colleghi".
Per curiosità, dopo una piccola ricerca sulle caselline dell'organigramma del ministero della Giustizia, abbiamo scoperto che il direttivo di Magistratura Indipendente non aveva tutti i torti quando faceva riferimento ai "molteplici aderenti di Area in posti chiave di diretta collaborazione con il Governo".
Le sorprese non sono infatti mancate. Il ministero di via Arenula, senza possibilità di smentita alcuna, è saldamente presidiato da Magistratura Democratica, che può contare sul Capo di Gabinetto del Guardasigilli, Giovanni Melillo con i sui suoi due vice, Francesco Cascini e Barbara Fabbrini.
È di Magistratura Democratica il direttore generale degli Affari penali, Raffaele Piccirillo, come pure il direttore generale per i Sistemi informativi automatizzati, Giuseppe Liccardo. Lo stesso Ufficio legislativo è in mano ad un esponente di Area, Domenico Carcano. L'intera "filiera" dell'organizzazione giudiziaria è, dunque, coperta.
Ma il bello deve ancora venire. Magistratura Democratica presidia con il capo, Elisabetta Cesqui, ed il suo vice, Giulio Sarno, anche l'Ispettorato del ministero: il posto ricoperto per anni da Arcibaldo Miller, il castiga toghe ai tempi del governo Berlusconi (chiedete a Luigi De Magistris quando era pubblico ministero a Catanzaro). E non finisce qui. Oltre alle toghe che controllano le altre toghe, appartengono a Magistratura Democratica anche vice capo dipartimento Affari di Giustizia, Anna Maria Palma Guarnieri, e il rappresentante permanente dell'Italia all'Onu, Luigi Marini. Dulcis in fundo, proprio per non farsi mancare nulla, anche la presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, è una iscritta ad Md.
E gli altri? Unicost si difende molto bene: oltre al capo dipartimento Organizzazione Giudiziaria e dei Servizi, Mario Barbuto, ed al suo vice Claudio Petrelli, ha ben tre direttori generali: Marco Mancinetti, direttore generale Giustizia civile, Antonio Mungo, direttore generale Servizi, Emilia Fargnoli direttore generale del Personale e della Formazione. Per la cronaca, alla direzione della Giustizia civile, schiera anche Giovanna Ciradi.
In questa overdose di magistrati fuori ruolo che non scrivono sentenze, Mi è la cenerentola. Potendo schierare come pezzo forte solo il capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Santi Consolo e il suo direttore generale, Calogero Piscitello.
Ma a parte i detenuti, che comunque non interessano a nessuno e sono solo fonte di problemi, nei posti che contano ha unicamente Paolo Porreca, vice capo ufficio legislativo. Se è sfuggito qualcuno, chiediamo scusa.









